giovedì 30 luglio 2009

Viol d'es Fiour - Neraissa - Varirosa

Valle Stura di Demonte

Praticamente due giri in uno, una tosta "duemillata" dove però l'impegno fisico non è mai sofferenza e il tecnico mai un rischio... insomma, torniamo a fare una bella, lunga, "abitumica" gita in bici in una delle nostre valli più amate!

Per soddisfare anche i palati più fini...il sentiero dei fiori è lì che vi aspetta...

Questa "compilation della Valle Stura" cuce insieme due gite in parte già fatte, il delizioso Viol d'es Fiour intorno al M. Omo e la classicissima traversata del Varirosa. L'inedito è rappresentato dalla lunga discesa del vallone di Neraissa.
Si comincia con la Solita, la salita Sambuco - Serre - Colle di Salsas Blancias - Autostrada della Gardetta dove ormai andiamo a occhi chiusi (vedi salita Bersaio) , fino alle casermette della Bandia (ottima e utile fonte) e al frequentato passo Valcavera (2394 m), superato (onta e disonore!) da un tornantino asfaltato.
Proprio sul colle si dirama a destra il pianeggiante sentiero natura che, con percorso piacevolissimo interrotto da brevi tratti pietrosi, costeggia sotto il M. Omo offrendo scorci sempre più panoramici sul sottostante Vallone dell'Arma.
... quando a Dio regalarono una mountain, lui creò il "Viol d'es Fiour"... (ZioDodo)

Dopo un breve tratto nei prati il traverso riprende, un pochino esposto ma sempre piacevole e con docili saliscendi, fino a un dossone erboso dove la traccia diventa meno evidente.
Ci infiliamo allora nel vallone verso il Colle Serour, perdendo quota con qualche tornantino e un po' di sconnesso, continuando ad attraversare spettacolari fioriture dove la stella alpina, complice il substrato calcareo, la fa da padrona.
Dopo un breve tratto rovinato dalle valanghe si riprende a salire, bici al fianco, mantenendosi sulla mulattiera ex-militare che con un lungo traverso, a tratti ciclabile, e una coppia di tornanti esce al Colle Serour (2432 m). Sotto di noi, sulla destra, un'invitante traccia, scende nel selvaggio Vallone degli Spagnoli (variante di discesa) andandosi a raccordare al Gias Murè... segnare per la prossima come variante del giro del Bersaio....
Panorama dal Colle Serour

Noi proseguiamo invece verso sinistra (segnavia bianco-rossi) raggiungendo in breve il Colle Moura delle Vinche (2434 m): sotto di noi è evidente il "serpentone" che si tuffa verso il vallone di Neraissa.
La discesa comincia con due traversi un po' sassosi ma poi continua su una bellissima serie di tornanti, larghi, facili e tutti ciclabili, poi attraversa ampie praterie con un fondo non sempre perfetto e oggi molto polveroso. Passati accanto a una piccola malga proseguiamo per la linea di massima pendenza costeggiando una zona di calanchi che, col loro movimento di continua frana, sono lì lì per portarsi via il sentiero. Attenzione perché durerà ancora poco!
Per ora il sentiero c'è ...

Qui si possono notare le tipiche formazioni rocciose costituite da materiale detritico sormontato da un blocco di roccia, spesso denominate "Ciciu" come quelli più famosi di Dronero.
La discesa, dopo il solito attraversamento di boschi devastati dalle valanghe, si conclude alla borgata Tetti: risalimo brevemente verso destra per attraversare un piccolo ponte e scendiamo al bivio per il colle Varirosa (2015 m) appena prima di arrivare a Neraissa superiore (m. 1533).
Il resto è storia nota: la comoda sterrata che sale con pendenza costante al colle, l'esposto traversone già di nuovo rimesso a posto con imponenti lavori, l'idilliaca discesa fino a S. Anna con la variante finale lungo il sentiero delle borgate per chiudere alla grande su Sambuco (vedi itinerario Colle Varirosa).
Viol d'es Fiour...ecco i Fiour...

Per scaricare la traccia GPS (in formato GPX) e vedere la mappa del percorso clicca su:
Dati del giro:

Anello Sambuco - Serre - Moriglione - Colle di Salsas Blancias - Passo Valcavera - Sentiero dei Fiori - Colle Serour - Colle Moura delle Vinche - Neraissa Superiore - Colle Varirosa - Sambuco

Presenze: Bobo, Roberto (fino a Neraissa)

Quota di partenza: 1184 m (Sambuco)

Quota Max: 2445 m (Colle di Salsas Blancias)

Disl: 2280 m

Ciclabilità salita: 92%

Ciclabilità discesa : 99%

Difficoltà: BC/OC (salita/discesa)

Sviluppo: Km 45

Bo & woof

domenica 26 luglio 2009

Giro del Marguarèis

Valle Pesio

Difficile esprimere le sensazioni che dà un giro come questo; la grandiosità degli ambienti attraversati si contrappone alla durezza di un percorso che in discesa risulta assai avaro di soddisfazioni. Non ci sentiamo quindi di raccomandarlo a nessuno, ma forse, almeno una volta nella vita vale la pena di tentarlo...
Il vallone del Marguarèis dal colle del Prel

E' l'alba e siamo alla Certosa di Pesio. Il progetto di oggi è girare intorno alla montagna più alta delle Alpi Liguri, il Marguarèis. Consci del fatto che realizzarlo in giornata sarà tutt'altro che una passeggiata partiamo da Pian delle Gorre (1032 m) direzione passo del Duca.
Questa bella salita che ben conosciamo ma che mai abbiamo descritto, forse perché troppo “commerciale”, è caratterizzata dal un primo tratto su larga carrozzabile fino alle cascate del Saut (assolutamente da vedere). Prendiamo a destra e attraversiamo il torrente proseguendo lungo un idilliaco sentiero nel bosco fino al Gias degli Arpi (acqua). Da qui saliamo lungo i panoramici tornanti dell'antica militare, un po' ripidi ma in ottimo stato di conservazione, che in breve tempo ci portano al colle del Prel (1945 m). Un brevissimo tratto a spinta e siamo al Passo del Duca (1989 m) dove la vista si apre sulla zona carsica delle Carsene. Una piacevole breve discesa ci fa perdere poco più di cento metri di quota fino al Gias dell'Ortica (1855 m) dove tralasciamo il bivio per il colle di Babàn e rimontiamo direzione Colla Piana – Capanna Morgantini.
La militare che attraversa le Carsene

Questo tratto già descritto in occasione del giro della cima della Fascia, dove veniva percorso nel verso opposto, si rivela sorprendentemente piacevolissimo. Solo in un tratto brevissimo togliamo i piedi dai pedali e in men che non si dica siamo alla Colla Piana (2219 m), una salita davvero fantastica, sembra di pedalare sulla luna...
Splendido esempio di strada militare

Dalla colla a sinistra proseguiamo lungo la ex-strada non sempre pedalabile che raggiunge un colletto senza nome nei pressi della Punta Straldi (2330 m). Senza perdere la traccia scendiamo ora tra immensi prati in direzione del Marguarèis, fino a riprendere lo sterratone in prossimità di una malga.
Il gratificante sentierino che permette di evitare il polveroso stradone

Dato che lo stradone (Monesi-Limone) non ci piace proprio, soprattutto di domenica per ovvie ragioni ... lo percorriamo per non più di 50m prendendo a sinistra una traccia un po' pietrosa che ci permette di evitare i 2 km che ci dividono dal colle dei Signori (2108 m) che raggiungiamo dall'alto. Siamo a metà del giro e una birra al nuovo rifugio Don Barbera non ce la leva nessuno.
Partiamo alla volta del colle del Pas seguendo le indicazioni per il ricovero Saracco Volante; prima una breve discesa e poi al bivio a sinistra, inizia un lungo e non troppo agevole “portage”. Questo è sicuramente il tratto più faticoso di tutto il giro, la ciclabilità rasenta il 20%, però la salita è vista mare...
Uno dei pochi tratti ciclabili della salita al colle del Pas

Giunti al colle del Pas (2340 m) cima Coppi del giro, il morale è alto, da programma ci aspetta ancora una breve salita e poi tutta discesa. Puntiamo il laghetto Ratauolaira (2171 m) fino a lambirne le sponde seguendo le tracce di un sentiero un po' malconcio con segnavia bianco-rosso.
Oggi la giornata è splendida e quindi non ci sono grossi problemi; altra questione se ci fosse nebbia...attenzione!!!
Discesa dal Pas sul lago Ratauolaira

Una breve risalita quasi interamente ciclabile e siamo a Porta Sestrera (2225 m) dove la vista sui paretoni del Marguarèis è splendida. Il rifugio Garelli (1965 m) ci aspetta, non prima di un'impegnativa e non sempre ciclabile discesa che ci fa sudare più della salita.
Sentiti i pareri catastrofici degli autorevoli guardiaparco su quello che ci aspetta per tornare alle macchine, optiamo per una birra bella grande, la seconda della giornata.
Si parte per la discesa e da subito si capisce che si starà in sella per scommessa; puntualmente persa, il tempo di fare un po' di danni alla mia povera Rocky e arriviamo a Pian delle Gorre con un po' di amaro in bocca. La ciclabilità di questa discesa alla fine sarà attorno al 50% grazie a un finale nel bosco che alza un po' la media.
Panorami da urlo ... discesa pessima ...

La soddisfazione per aver completato un girone del genere compensa l'infame discesa...ma non ditelo alla mia povera bici!!!

Per vedere altre foto della giornata clicca su:

Foto di Alex

Dati del giro:

Anello Pian delle Gorre - Colle del Prel - Passo del Duca - Gias dell'Ortica - Colla Piana - Colle dei Signori - Colle del Pas - Lago Ratauoloria – Porta Sestrera - Rif. Garelli - Pian delle Gorre

Presenze: Bobo, Alex, Rino

Quota di partenza: 1032 m (Pian delle Gorre)

Quota Max: 2340 m (Colle del Pas)

Disl: 1950 m

Ciclabilità salita: 85%

Ciclabilità discesa : 55%

Difficoltà: BC+/EC (salita/discesa)

Sviluppo: Km 35

Bo

lunedì 20 luglio 2009

Colle di Servagno

Valle Stura di Demonte

Per dirsi conoscitori di una valle bisogna provarle tutte…detto fatto...eccovi un bel giro estremo all'insegna della pura esplorazione...

Ritornare a Sambuco è sempre un piacere e il ricordo di tanti giri epici fatti da queste parti, ci aiuta ad affrontare la solita micidiale rampa per borgata Serre, che da subito mette a dura prova il nostro motore non perfettamente carburato. Per guadagnare quota senza togliere i piedi dai pedali la scelta risulta abbastanza obbligata; il salitone che porta al colle di Colle di Salsas Blancias risulta la via più veloce per raggiungere lo spartiacque Stura/Maira. Riassumo brevemente la salita già recensita e mappata (vedi Bersaio o Vallonetto): arrivati a Serre (1440 m) ci godiamo il piacevole traversone nel bosco che porta al ponticello sul Rio Bianco e ripaga della fatica fatta; da qui in pochi minuti siamo al caratteristico paesino di Moriglione S. Lorenzo (1410 m) ai piedi del Monte Bodoira. Prendiamo a destra la classica sterrata che passando per il Pilone (1915 m) conduce prima al gias Vallonetto (2090 m) e poi grazie al tratto recentemente aperto prosegue fino al Colle di Salsas Blancias (2460 m).

"Autostrada della Gardetta"

Sul colle la giornata splendida ci regala il solito colpo d'occhio su Meja e Monviso; scendiamo i cento metri che ci separano "dall'autostrada della Gardetta" e svoltiamo a sinistra in direzione dell'omonimo rifugio. Ci rilassiamo pedalando per poco più di 2 km lungo la panoramica militare fino ad incontrare una poco evidente traccia di sentiero che si stacca sulla sinistra (quota 2376 m). Anche questa mulattiera faceva parte delle antiche opere militari della zona ma oggi si presenta decisamente inerbita e in stato di abbandono; salendo notiamo sulla sinistra le casermette “le Trune” (2468 m) mentre la pendenza risulta essere sempre sostenuta e solo a tratti ci permette di stare in sella alla bicicletta.

Un pò di portage prima del colle

L'insellatura del colle di Servagno (2587 m), la nostra meta, appare da subito evidente e con un finale di sano "portage" arriviamo al colle, presidiato da una classica postazione militare. Svalicato il colle la vista si apre sui monti della valle Stura, sosta pranzo e foto di rito; da adesso si inizia a fare sul serio...

Eccolo!!! ...il colle di Servagno.

Tratto decisamente aereo

A prima vista la traccia del sentiero di discesa sembra buona, nonostante l'esposizione notevole, quindi azzardiamo non più di una cinquantina di metri in sella alle fedeli mtb. In breve capiamo che il traverso che ci si presenta davanti metterà alla prova più le nostre doti alpinistiche che quelle ciclistiche... Non senza difficoltà affrontiamo, bici in spalla, il traversino assai esposto e su sfasciumi che taglia le pendici del severo monte Servagno. In questo tratto avere un bel paio di scarponi da montagna non guasterebbe ma con prudenza riusciamo a raggiungere ugualmente la dorsale erbosa che ci permette di ritornare in sella ai fidi destrieri. Nonostante la pendenza sostenuta e il fondo discontinuo attraverso pratoni e pietraie notiamo le tracce dell'antica militare che a tornanti conduce nel vallone di Servagno che ben conosciamo.

Una vera e propria picchiata.


Testate per bene anche le nostre doti ciclistiche a circa 2100 m ci ricongiungiamo con il straconosciuto GTA che arriva dal colle di Rocca Brancia; i restanti 700 m di dislivello che ci separano dalla statale della Maddalena sono su sentiero, a tratti tecnico ed esposto, ma sempre scorrevole con finale sui tornanti a valle della diroccata borgata di Servagno (1736 m) che si conferma anche questa volta molto divertente; sbuchiamo sulla statale della Maddalena, poco a monte del tunnel delle Barricate e visto che per tornare a Sambuco la statale ci piace poco, a Pietraporzio decidiamo di risalire a Moriglione. Ripercorriamo un tratto del sentiero dell'andata direzione Serre fino ad arrivare alla confluenza con il sentiero diretto per Sambuco (segnalato) che ci regala un'ultima scarica di adrenalina prima della solita meritata birra...

Il classico giro dove a tratti il sentiero a volte bisogna immaginarselo...

Dati del giro:

Anello Sambuco - Serre - Moriglione - Il Pilone - Colle Guia - Colle di Salsas Blancias – Colle di Servagno – Servagno - ss21 – Pietraporzio – Moriglione - Sambuco

Presenze: Bobo, Panna, Alex

Quota di partenza: 1185 m (Sambuco)

Quota Max: 2587 m (Colle di Servagno )

Disl.: 1750 m

Ciclabilità salita: 95%

Ciclabilità discesa: 90%

Difficoltà: BC/OC+

Sviluppo: 36 km

Bo

domenica 12 luglio 2009

Plateau d'Emparis - Les Clots

Vallée de la Romanche

Seconda giornata francese in gita sociale: una facile ma polverosa salita, i laghi più belli del mondo, l'esempio di cosa i francesi intendono per "tecnico"! Non proprio una gita per tutti... ma che ambiente...
Bella salita, fosse chiusa al traffico sarebbe ancora più bella...

La partenza del giro è al bel villaggio di Mizoen (1186 m), praticamente di fronte alle Deux-Alpes, ma troviamo posto nel piacevole e ospitale "gite" di Besse (raccomandato!), 400 m più sopra. Riposati e rifocillati dopo le fatiche del Granon torniamo in auto a Mizoen per fare l'anello il più "pulito" possibile ed evadere quei 6 km di asfalto col fresco.
Saliamo così a Besse (1586 m) raggiungendo i più pigri che ci aspettano, e prendiamo la stradina in piano oltre il paese che, superato un rio, prende a salire con regolari tornanti già ben visibili dal basso, presto sterrati e purtroppo frequentati dal traffico della domenica, non sempre rispettoso dei nostri polmoni!
Al cospetto dei ghiacciai della Mejie

Il polverone termina al Col St. Georges (2245 m) e il panorama si spalanca verso i ghiacciai della Mejie, i monoliti rocciosi delle Aiguilles d'Arves e l'immensa conca di prati davanti a noi.
Pochi metri sotto la sterrata troviamo una pista coi segni bianco-rossi dell'onnipresente GR che punta verso i ghiacciai: la seguiamo attraversando il pianoro in totale relax, passiamo accanto a una malga (Rif Tort) e scendiamo a un rio con tabellone del parco (2175 m).
Dal tabellone prendiamo la pista in ripida salita, poi si ricominica a pedalare tranquilli e senza patemi arriviamo al Col du Souchet (2365 m), con una vista sempre più fantastica sulla Mejie.
Il tempo purtroppo non è dei migliori e decidiamo di fare il giro dei laghi al contrario (indicazioni: tour des lacs - retour) prendendo il sentierino subito a destra e badando ai numerosi "pedoni" presenti. Siamo così sul Plateau d'Emparis, un altopiano che domina la valle della Romanche con un appicco di 1200 metri sul fondovalle ed è a ragione una delle più frequentate mete turistiche della zona.
Sempre seguendo la traccia arriviamo a un colletto senza nome in prossimità di due pozze prosciugate; pieghiamo a sinistra e in breve siamo in riva al Lac Noir (2430 m ca.), dove ci meritiamo una bella sosta e le foto di rito.
Lac Noir

Proseguiamo contornando il lago e scendiamo con divertenti tracce nel prato al non meno panoramico Lac Leriè, poi torniamo per il sentiero principale al Col du Souchet e in piena velocità al tabellone. Una breve risalita su sterrata accanto alla malga termina sullo sterrato che proviene dal Col St. Georges, e stavolta puntiamo a sinistra, direzione Mizoen. In breve siamo al Refuge du Fay per una scorta d'acqua, poi proseguiamo sulla sterrata che offre una vista spaventosa (ringhiere) sulla valle sottostante.
Ancora 1 km e in un curvone troviamo un cartello a sinistra che indica per Les Clots puntando a un'esile traccia nel prato.

Se una volta in vita vostra avete patito di vertigini, continuate pure sulla sterrata che riporta tranquillamente a Mizoen: se invece volete provare il brivido della grande "vélo de montagne" tuffatevi sul sentiero!
"Cicloalpinismo" o "vélo de montagne"

Dunque, si comincia facile tra i fiori, poi il sentiero percorre una serie di tornantini e si affaccia con una vista strepitosa sul ceruleo Lac de Chambon. Presto il fondo peggiora e costeggiamo il baratro con un ripido traverso dove la ciclabilità scende a zero, poi torniamo sul pendio principale con strettissimi tornantini in vista di una zona acquitrinosa: siamo alla Fontaine Pétrifiante, meraviglia della natura dove l'acqua ha costruito una gigantesca concrezione a cielo aperto. Con cautela a piedi possiamo affacciarci sul salto da 150 metri, poi proseguiamo in bici verso destra sul sentiero che scende ad attraversare un vallone franoso sotto la cascata. Si pedala poco ma lo spettacolo è unico!
Le Fontaine Pétrifiante

Dopo il canalone il sentiero torna più normale e scende a tornanti sul villaggetto di Les Clots (1500 m) dove un improbabile mini-rifugio offre ristoro a base di crepes ai mirtilli e delizioso fromage blanc au miel.
Ci sarebbe una bella deviazione al soprastante belvedere ma le ore passano: proseguiamo sul facile sentiero a destra, giriamo intorno a un laghetto-palude (evitabile tirando dritto alla deviazione, oggi zanzare assassine!) e cominciamo la parte tecnicamente più facile ma anche più impressionante del giro: il sentiero attraversa infatti tre valloni, mantenendosi perfettamente ciclabile con piccoli saliscendi, ma è tagliato direttamente nel pendio che precipita dall'altopiano e corre sulla verticale della strada asfaltata, 300 metri giusti sotto le nostre ruote.
Quando si dice ... esposto ...

Alcuni tratti rinforzati con vecchie solette di cemento sono decisamente da paura!
Per fortuna la larghezza del sentiero, quasi un metro, e le pendenze tranquille consentono di procedere sempre in sella per questi fantastici due chilometri, poi senza dire nulla la traccia si allarga in uno sterrato e sfocia in un piazzale aperto al traffico. Fine del giro... quasi...

Tecnicamente facile ... ma guai soffrire di vertigini ...

Continuiamo sulla stradina ora asfaltata, riceviamo da destra la sterrata principale e arrivamo in vista di Mizoen prima di una serie di gallerie. Il guard-rail è interrotto dal segno bianco-rosso... ultimo sentierino... vai!
Ancora due tornantini e un traverso che potevano far paura ma ormai sembrano una passeggiata, e in un minuto siamo tra le case per rinfrescarci alla fontana del paese.
Gran finale su Mizoen

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Dati del giro:

Anello Mizoen - Besse - Col St. Georges - Col du Souchet - Plateau d'Emparis - Les Clots- Mizoen

Presenze: Guido (guest star), Roberto, Bobo, Saverio, Floro, Paolo S., Gianni S. (CAI SV); Sergix, Ziododo (ad honorem); Gianni A., Giorgio, Fabio (CAI Chiavari)

Quota di partenza: 1168 m (Mizoen)

Quota Max: 2450 m (Plateau d'Emparis)

Disl.: 1540 m

Ciclabilità salita: 100%

Ciclabilità discesa: 100% (85%)

Difficoltà: MC/BC (EC la discesa su Les Clots)

Sviluppo: 40 km
woof

sabato 11 luglio 2009

Col Granon - Croix de Toulouse

Val Clarée

Due giorni in Francia in gita sociale, oggi proviamo un itinerario classico e collaudato con l'aiuto del Maestro che ci accompagna in qualche angolino nascosto...


Si parte ai piedi del Monginevro, località Les Alberts (1364 m), proprio dove comincia la val Clarée, in compagnia di una folta rappresentanza dei mitici Cucuzzoli. La salita è delle più stranote, ma ancora tra le case del paesino abbandoniamo il "goudron" per seguire verso destra un piacevole sentierino nei pini che, costeggiando il fiume, sbuca al ponte di la Draye.
La rilassante salita del Granon

Qui prendiamo il classico sterratone che, senza sorprese (e qualche grado di troppo!), sale al villaggio di Granon (1924 m) e, dopo qualche tornante un po' più sconnesso, esce all'aperto per distendersi in un traversone fino al Col Granon (2404 m). Qualche amico se la prende comoda e noi inganniamo l'attesa per un mini-anello in quota col mitico Guido, salendo alle spalle del baretto su un comodo crinalone sentieroso, fino al Col des Cibiéres (2525 m) e in traverso al Col de l'Oule (2546 m). Difficile andare dritti perché la vista strepitosa sui ghiacciai degli Ecrins ci distrae a ogni metro!
Uno splendido balcone sugli Ecrins

Per facili pratoni scendiamo senza via obbligata all'ultimo tratto di sterrata e riguadagnamo il Granon in tempo per torte di mirtili e birre...
Ridotto il gruppo ai soli "savonesi" prendiamo ora la bellissima discesa del Bois de l'Ours: si sale alla collinetta della tavola panoramica e si prende verso Est, su una marcata traccia dal fondo perfetto che con andamento tranquillo traversa immensi prati fioriti. Tocchiamo una sterrata ma la lasciamo subito per piegare leggermente a destra (sentiero GR5 var.). Traversato un primo valloncello prendiamo a destra e scendiamo al limite del bosco con un paio di tornantini un po' più ripidi, poi, a un bivio ben segnalato (2228 m) svoltiamo a sinistra attraversando un altro valloncello franoso.
La parte alta della discesa

Ci aspetta una lunga, idilliaca discesa nel Bois de l'Ours, con facili tornanti e fondo ideale, che sbuca su una pista forestale: a sinistra in un minuto siamo al gruppetto di case di Serre Lan (1847 m) dove facciamo rifornimento d'acqua.
Ma non è "tutta discesa"... ci tocca la pista in ripida salita per la Croix de Toulouse (1998 m), dura poco ma vale la pena: mollate le bici sul punto culminante scendiamo a piedi a una cappelletta sull'orlo di impressionanti precipizi che domina la conca di Briançon e tutte le sue fortificazioni.
In mezzo a questi panorami notiamo, sulla verticale sotto di noi, la mole quadrata del Fort des Salettes, mezzo chilometro sotto i nostri piedi. Ma dobbiamo scendere lì?
Eh sì... Ripresi i mezzi prendiamo il sentierone con ringhiera (attenzione ai numerosi escursionisti) che, dopo un paio di facili curvoni, diventa sempre più stretto e appagante per gli amanti del "tecnico", comunque senza rischi nonostante l'impressionante pendio in cui è tagliato.
Il tratto tecnicamente più impegnativo della giornata

A ridosso delle mura del forte troviamo una traccia verso sinistra, poco marcata e poco segnalata, che effettua un lungo traversone a saliscendi (qualcuno duretto!) tagliando un altro pendio a picco sulla Durance e sulla strada statale. Con diversi tratti impegnativi usciamo su uno sterratone dove (sbarra) partirebbe la salita dei "51 lacets"... va be', per la prossima... A pochi metri verso sinistra troviamo invece una casetta con fontana e imbocchiamo la pista nel bosco che, senza nessuna difficoltà, scende a La Vachette: in breve lungo il fiume rientriamo alla base percorrendo gli unici metri di asfalto della giornata.
Ci attende ora un lungo trasferimento in auto via Lautaret, La Grave, Mizoen: domani tappa dura!

Vista aerea di Briançon

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Foto

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Dati del giro:

Anello Les Alberts - Granon - Col Granon- Col de l'Oule - Bois de l'Ours - Croix deToulouse - la Vachette - les Alberts

Presenze: Guido R.(Guest star), Roberto, Leprotto, Bobo, Saverio, Floro, Maurino, Panna, Paolo S., Gianni S. (CAI SV); Gianni, Giorgio, Fabio (CAI Chiavari); Sergix, Paolo, Tony, Monica, Luca M., Wanda e altri Cucuzzoli

Quota di partenza: 1364 m (les Alberts)

Quota Max: 2546 m (Col de l'Oule)

Disl.: 1500 m

Ciclabilità salita: 100%

Ciclabilità discesa: 100%

Difficoltà: MC/BC+

Sviluppo: 42 km, bitume 1km scarso
woof
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