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martedì 17 agosto 2010

Vallonetto e Barricate

Valle Stura di Demonte

Guardate da Murenz o dai Becchi Rossi le Barricate... provate a vedere il sentierino che scende nel vallone a destra delle pareti... non lo troverete neanche col cannocchiale! ... ma esiste ... ed è un vero spettacolo!
Il profondo canalone iniziale coi sui tornanti ... incredibilmente ciclabili!!!

Ancora Stura, ancora alla scoperta degli inesauribili tesori di questa valle!
Per un giro completamente "sans bitume" (abitumico) stavolta arriviamo in auto a Pietraporzio e saliamo la stretta stradina che finisce a Moriglione S. Lorenzo.
Rimontiamo in una splendida mattinata, finalmente libera dalle calure di questa tremenda estate, la "Solita": Pilone, gias Vallonetto, colle di Salsas Blancias... per adesso vie di arroccamento più furbe non ne abbiamo ancora trovate ...
Nei pressi del colle di Salsas Blancias

Va beh!, in due comode orette siamo all'attacco della sempre splendida strada ex-militare, ridotta a sentiero, che con un fantastico traverso finisce al colle del Vallonetto (2530 m). A sorpresa veniamo raggiunti da un'illustre personalità alpinistica genovese che si aggrega alla discesa e avrà modo di apprezzare la nostra versione del "Ripido"...
Quanto segue è in pratica una variante di discesa del classico giro del Vallonetto (clicca), che prevede il superamento del colle della Montagnetta e la divertente discesa nel vallone di Servagno. Ma la spettacolarità e l'impegno tecnico della discesa meritano sicuramente una descrizione a parte.
Verso il Colle Vallonetto ... sempre grandi emozioni!!!

La meta è ben visibile sporgendosi dal Vallonetto: un gias con recinto (2260 m ca.) nel grande prato sotto di noi, dove arriviamo in pochi minuti con un facile ampio traversone su una meravigliosa mulattiera inerbita. Traversato il prato verso sinistra, ci troviamo sull'orlo di quello che sembra un precipizio ma là in fondo, al di là del ruscello, è evidente il traversone che ci aspetta. Il ripidissimo versante è in realtà percorso da una serie di tornantini spettacolari, percorribili in sella e dal fondo non così terribile, ma estremamente esposti e da affrontare a piedi se non si è dotati della tecnica necessaria. Il finale di questo primo muro è praticamente senza sentiero e si svolge sulla massima pendenza (circa 70m di dislivello da fare bici al fianco).
... il traversone che ci aspetta!!!

Superato il rio ammiriamo alla nostra destra l'impressionante parete di calcare "millefoglie" che marca l'inizio delle mitiche Barricate e ci sovrasterà per buona parte della discesa.
Tutti in sella, via, si parte! Un primo spettacolare traverso si conclude in un rado boschetto di pini dove perdiamo un po' di quota su divertenti tornantini; poi usciamo sul versante principale della Stura con altri tornanti, sconnessi ed esposti, fino a un mezzacosta a volo sopra Pontebernardo. L'originaria destinazione militare del sentiero ci viene ricordata dalle opere di sostegno ancora ben conservate e dai graffiti dei soldatini "classe 1913" che di sicuro venivano quassù con uno spirito ben diverso dal nostro...
Sotto le imponenti pareti delle Barricate ... Sborder in azione!!!

Entrando nella pineta il paesaggio diventa un po' meno "minerale" e il sentiero si addolcisce in una larga mulattiera inerbita, sulla quale perdiamo velocemente quota con ampi curvoni in totale relax. Tra fasce a prato sbuchiamo su una sterrata, e intorno a quota 1400, poco sopra la frazione Castello, lasciamo un tornante per imboccare a sinistra il sentiero delle borgate (contrassegnato col simbolo della pecora sambucana).
Dopo un breve tratto su sterrata nel bosco il sentiero "pecora" rimonta verso sinistra; seguitelo, e non fate come noi che siamo rimasti sullo sterrato andandoci a perdere nei prati...
Dopo una risalita il sentiero taglia nel bosco in single track, alternando piacevoli traversi a dure rampe fino a un poggio che sovrasta il fondovalle. Da qui in poi il percorso è entusiasmante, su terreno aperto, ma i prati sono veramente ripidi e il minimo errore si pagherebbe finendo sulla statale là sotto!
Una panchina in posizione improbabile segna la fine del sentiero: in pochi metri caschiamo per facili roccette sulla sterrata del Pilone, e in un minuto rientriamo alla base chiudendo un anello perfetto.
Il sentiero "pecora"

In conclusione, a discapito dei numeri modesti, questo giro entra senza dubbio tra le migliori e più adrenaliniche discese della nostra carriera. Per l'esposizione e la tecnicità del percorso raccomandiamo di andare solo se in possesso di una buona preparazione tecnica e padronanza del mezzo, e in ogni caso di prestare molta attenzione!!!

Per scaricare la traccia GPS (in formato GPX) clicca su

Traccia GPS

Dati del giro:

Anello Moriglione- Pilone - colle di Salsas Blancias - colle del Vallonetto - I Gias - vallone Conforent - sentiero delle borgate - Moriglione

Presenze: Roberto, Bobo, Sergix, Enrico, Maurino, Massimo, (guest star) SborderZena

Quota di partenza: 1410 m (Moriglione S. Lorenzo)

Quota Max: 2550 m (pendici M. Bodoira)

Disl: 1260 m

Ciclabilità salita: 100 %

Ciclabilità discesa : 95%

Difficoltà: MC+/OC+ (salita/discesa)

Sviluppo: Km 23,5

woof & Bo

sabato 31 luglio 2010

Anello dell'Orgials

Valle Stura di Demonte

Ritorniamo a percorrere una delle nostre primissime gite fatte in Stura, nonché una delle più ripetute, che colpevolmente ci eravamo dimenticati di inserire nella nostra raccolta di itinerari.
La discesa sul rifugio Malinvern per il contesto ambientale e per le caratteristiche tecniche del percorso risulta una delle più appaganti e impegnative dell'intera vallata.

Passo dell'Orgials

In auto superiamo Vinadio e prendiamo a sinistra il bivio per il colle della Lombarda. Lasciata subito l'auto presso l'abitato di Pratolungo (900 m), risaliamo il bello ma troppo trafficato vallone di Sant'Anna che, senza possibilità di varianti, ci obbliga a un lungo asfaltone, fino al bivio Lombarda - santuario di Sant'Anna (1850 m); qui facciamo il pieno d'acqua al fontanone e prendiamo la rotabile ex-militare (a sx rispetto alla strada per Sant'Anna) che passando per la Malga d'Orgials risale dolcemente il vallone.
La variante di destra il con il lungo traverso che porta alla Lombarda

In vista del colle, la militare si sdoppia; noi prendiamo a destra perchè più panoramica, comunque anche proseguendo dritti le due strade convergono alla Lombarda (2351 m).
Al colle ridiscendiamo per poco più di 1 km l'asfalto in direzione "Cuneo" fino alla quota 2270 m dove una palina indica "Passo d'Orgials" - "Rif. Malinvern". Da qui inzia un bel sentiero militare in buono stato di conservazione che comunque non permette di pedalare a causa del fondo (pietraia) e della pendenza.
La perfetta tecnica di un maestro del "Portage"

Con meno di 40 minuti di agevole "portage" siamo al passo dell'Orgials (2600 m) che divide il vallone di Riofreddo dal vallone d'Orgials. Una breve puntatina a piedi alla vicinissima Cima d'Orgials (2647 m) è d'obbligo (al colle a destra su pietraia 5 minuti). Il panorama sul versante Riofreddo è uno spettacolo, con la piramidale Rocca la Paur che domina di fronte a noi, la Serra dell'Argentera che sbuca nell'intaglio del colle di Valscura, e la cima della Lombarda sopra le nostre teste...
Adesso inizia il bello, con un aereo traverso che conduce al primo di una bella serie di strettissimi tornanti. Questo primo tornante risulta un po' proibitivo e pericoloso da fare in sella, ma il restante percorso, se in possesso di buona tecnica, permette di stare sempre in sella alla bici. I primi strettissimi ed esposti tornanti si possono fare solo con la tecnica del "nose press" (la specialità della casa...)
... voglia di "nose press" ...

Al termine del primo salto si rifiata un attimo sul traverso che porta al secondo salto non senza dover attraversare alcune decine di metri di infida pietraia. La vista si apre sui due fantastici laghetti della Valletta, dall'incredibile colore ... che spettacolo!!!
Laghi della Valletta

Scendiamo il secondo muro sempre a tornanti, ma decisamente più abbordabili dei precedenti fino a raggiungere un pratone dove giace l'ultimo dei laghetti il più piccolo e meno spettacolare dei tre. Questo tratto decisamente rilassante ci permette di riposare le braccia prima della picchiata finale sul rif. Malinvern. Inizia un'ennesima sagra del tornante tra radi larici e la vista che si apre sulle severe pareti del monte Malinvern. A parte un breve tratto in cui un ruscelletto invade il sentiero, il finale risulta veloce e assai divertente e in breve sbuchiamo sullo stradone poco sotto il rifugio Malinvern. Da qui il tecnico finisce e per ritornare alla base non ci resta che attraversare il lungo vallone di Riofreddo sull'ampia carrozzabile che a tratti sterrati alterna ...ahimé!! lunghi tratti asfaltati. Passata la diga ci innestiamo nuovamente sulla strada della Lombarda dove riusciamo ancora a tagliare qualche tornante su sentiero prima di arrivare a Pratolungo.
Il monte Malinvern in tutta la sua imponenza

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Traccia GPS

Dati del giro:

Anello Pratolungo - vallone di Sant'Anna - colle della Lombarda - passo d'Orgials - laghi della Valletta - Rifugio Malinvern - vallone di Riofreddo - Pratolungo

Presenze: Bobo, Sergix, Zio Dodo, Panna, Enrico

Quota di partenza: 900m (Pratolungo)

Quota Max: 2647 m (Cima d'Orgials)

Disl: 1830 m (+50 m per la cima)

Ciclabilità salita: 82 %

Ciclabilità discesa : 99,9%

Difficoltà: MC/OC (salita/discesa)

Sviluppo: Km 40

Bo

domenica 25 luglio 2010

Collalunga & Barbacana con complicazioni

Valle Stura di Demonte

Inutile nascondere la nostra passione per i percorsi ad anello. Questa storia è simile a tante altre: due valloni, una salita, una discesa … questa volta però qualcosa è mancato e abbiamo dovuto inventare. Lo scriviamo ugualmente con la certezza di riuscire in un prossimo futuro a cucire meglio questo grandioso itinerario. A chiunque volesse ripetere il giro consigliamo di affrontare salita e discesa come giri indipendenti ... dimenticatevi dell'anello ...
La cresta della Collalunga

Ritorniamo in valle e precisamente nel vallone dei Bagni e lo risaliamo in auto fino a San Bernolfo (1663 m).
Scesi al tornante sotto la borgata, attraversiamo il ponte seguendo le indicazioni per il rifugio De Alexandris Foches al Laus di proprietà della nostra sezione CAI di Savona. La bella militare che ben conosciamo ci trasporta velocemente al rifugio dove ci intratteniamo a parlare con Emilio, l'amico rifugista, al quale esponiamo la nostra idea di svalicare in Francia dal passo di Collalunga e da lì risalire il passo di Barbacana; lui ci consiglia il sentiero del vallone dei Dossi che evita un bel po' di portage in salita … purtroppo non risulterà una scelta azzeccata cicloalpinisticamente parlando!!!
Risaliamo il vallone di Collalunga, costeggiando il bellissimo e scenografico laghetto del Laus (1910 m); la militare grazie ai recenti lavori di ripristino è in buone condizioni e attraversa il severo vallone fino alla casermetta della prua di nave.
I Lacs de Colle Longue

Superiamo il cippo di confine e ci affacciamo sull'anfiteatro naturale che racchiude i Lacs de Colle Longue (2429 m).
Tralasciando il bivio per il Pas de Colle Longue, fatto l'anno scorso in traversata, proseguiamo la militare in direzione del colle della Seccia che quest'anno abbiamo già visitato con gli sci ai piedi.
Un incontro molto ravvicinato con un branco di “locals corna muniti” ci allieta il già incantevole paesaggio.
I "locals" ci guardano perplessi ... forse sanno cosa ci aspetta!!!
Una bella coppia ...

Alla Seccia la militare prosegue scendendo in direzione dell'omonimo bel laghetto.
Noi su vaghe tracce iniziamo il nostro “portage” puntando il deturpante, ma ben visibile, traliccio che contraddistingue la Cima di Collalunga (2759 m).
Malgrado il “portage” sia sempre faticoso, raggiungere la Cima di Collalunga, bici in spalla, risulta comunque appagante e di soddisfazione soprattutto nell'ultima parte in cresta; un'oretta e siamo in cima per le foto di rito.
Cima di Collalunga: quasi in cima ...

Da adesso in poi consiglio di non seguire la descrizione e tornare indietro sui propri passi oppure se proprio si ha voglia di continuare a faticare ed esplorare, sforzatevi a trovare un'alternativa al nostro insano percorso di discesa...

Speriamo sia una foto convincente ...

Dopo non pochi dubbi sul da farsi decidiamo per l'avventura … il compianto maestro sarebbe orgoglioso di noi, la medaglia di ciclopirla del mese questa volta non ce la toglie nessuno!!! ... ci avventuriamo lungo il crinale di cresta che segue la linea di confine Italo-Francese in direzione del colle senza nome tra la Collalunga e la Testa di Cimon. Siamo al colle sulla testata del valloncello dei Dossi, notissima e bella discesa scialpinistica; alcune centinaia di metri più in basso vediamo la traccia di sentiero di Emilio che dovrebbe condurci nel vallone di Barbacana.
Tralascio la descrizione, il modo, i tempi e sopratutto i rischi corsi per scendere dal canale...nel frattempo inizia a grandinare tanto per rendere le cose ancora più facili!
Arrivati miracolosamente sulla traccia di pedalare non se ne parla, proseguiamo qualche centinaio di metri bici al fianco ma ormai la salvezza è vicina.
La nostra discesa vista dalla testata del valloncello dei Dossi: il bello deve ancora arrivare...

In breve appare come un miraggio la casermetta del passo di Barbacana sopra le nostre teste. La visita al passo salta causa meteo avverso, ma ci ripromettiamo di tornare, ovviamente per un'altra via e senza esitazione ci fiondiamo in discesa.
Dopo tanta fatica finalmente il vallone che ci mancava, l'obbiettivo di giornata; come speravamo è ciclabilissimo e pure bello, sopratutto la parte alta, con un traverso molto spettacolare e alcuni tornanti stretti stretti che tanto apprezziamo.
Parte alta del vallone di Barbacana

Poi man mano che scendiamo diventa sempre più stradone e la pendenza si fa più blanda; l'ultima parte è un po' noiosa ma praticamente siamo già arrivati a San Bernolfo.
Forse per la prima volta ci sfiora il dubbio che di posti nuovi da esplorare in Stura ce ne siano ancora pochi, per oggi abbiamo inventato un po' troppo, chi ha idee si faccia avanti!!!

Per scaricare la traccia GPS (in formato GPX) clicca su

Traccia GPS

Dati del giro:

San Bernolfo - rifugio Laus - vallone di Collalunga - colle della Seccia - Cima di Collalunga - valloncello dei Dossi - vallone di Barbacana - San Bernolfo

Presenze: Bobo, Sergix, Enrico

Quota di partenza: 1663 m (San Bernolfo)

Quota Max: 2759 m (Cima di Collalunga)

Disl.: 1300 m

Ciclabilità salita: 85%

Ciclabilità discesa: 85%

Difficoltà: BC/BC+

Sviluppo: 22 km
Bo

domenica 11 ottobre 2009

Passo di Scolettas e Colle di Stau

Valle Stura di Demonte

Grazie a un autunno particolarmente mite ci ritroviamo nella nostra valle preferita per toglierci una “mancanza”. Questa volta uniamo una super-classica a un itinerario poco conosciuto; il risultato è un grandioso anello in quota dalle grosse emozioni cicloalpinistiche.

Stessa zona di due settimane fa, ma questa volta si converge a Pietraporzio (1300 m) con l'ormai consueta e collaudata formazione ligure-piemontese che lamenta l'assenza del fido Braccus ... che visto il gitone di oggi piangerà lacrime amare...
Il primo tratto del percorso segue fedelmente l'itinerario n°37 descritto sulla "Bibbia" degli amanti della Vtt, ovvero il libro “Mountain bike sulle strade militari alpine”, redatto dall'amico Guido nel lontano 1991.
La bella militare

Dal centro del paese attraversiamo lo Stura per risalire il vallone del Piz seguendo le indicazioni per il rifugio Zanotti. Iniziamo subito a faticare malgrado il tratto iniziale sia asfaltato, a causa di una pendenza notevole e continua almeno fino al Piano della Regina dove termina il bitume sostituito da una bella carrozzabile militare in ottimo stato di conservazione. Attraversato il pianoro proseguiamo a risalire il vallone fino a una seconda depressione sulla quale spicca un enorme larice secolare dove sono inevitabili le foto di rito.
Passiamo a fianco del Gias del Piz e tralasciamo il bivio per il rifugio Zanotti; la strada, ormai in vista del passo, continua con una serie di tornanti magistralmente realizzati dal genio militare. L'ultimo tornante in galleria è la ciliegina sulla torta di un'opera colossale.
Ed eccoci sulla prima delle due mete della giornata, il passo Sottano di Scolettas (2223 m), un panoramico balcone sulle valli del Piz e di Pontebernardo. Dopo aver ammirato la nostra prossima salita che abbiamo stampata lì di fronte, iniziamo la discesa in direzione del Rifugio Talarico.
Discesa dallo Scolettas

Da subito la militare lascia spazio a un evidente sentierino che nella parte iniziale attraversa ampi pratoni dalla pendenza modesta e rilassante, mentre nel finale verticalizza con infiniti tornati stile "toboga", tutti perfettamente ciclabili! In breve arriviamo, col sorriso sulle labbra, proprio di fronte alle costruzioni che circondano il rifugio Talarico (1720 m).
Sappiamo benissimo cosa ci aspetta adesso, visto che il primo tratto è in comune col Colle Panieris quindi rifacendosi alla precedente relazione ... "Puntiamo su per il vallone e al primo bivio (1900 m) seguiamo a destra il segnavia GTA (nessuna indicazione) alzandoci con impegnativi tornanti sul fianco sinistro della valle. Superiamo il Gias di Stau (2069 m) e il pilone degli Alpini (2385 m)" ... qui, tralasciamo il sentiero per il colle Panieris e svoltiamo a destra per il colle di Stau.
Ultimi metri per il colle di Stau

Il colle di Stau (2500 m) è decisamente più basso del Panieris (2675 m), quindi in breve tempo e pedalando praticamente quasi tutto il percorso arriviamo sulla cima Coppi di oggi. La salita ci è piaciuta moltissimo, ma il panorama sul colle è a dir poco commovente con l'Oronaye lì davanti e dietro di noi l'Ubac, l'Ischiator e spuntano pure l'Argentera e, lontanissima, la Bisalta...
Un po' distratti ... e da buoni ciclopirla come insegna il compianto maestro ... ci complichiamo la vita sbagliando il sentiero di discesa nonostante le indicazioni!!! Va beh!!!
L'errore che commettiamo è quello di prendere l'evidente sentiero che taglia sulla sinistra ma che in breve scompare miseramente ... Questo ci costa un centinaio di metri di ravanamento nella pietraia, prima di ritrovare il GTA.
Qualcuno è passato...prima di noi...

Finalmente ritrovata la retta via si inizia nuovamente a godere: tutto puro single track, con tratti veloci, tornantini tecnici, traversi idilliaci, il tutto perfettamente ciclabile salvo qualche breve strappo ripido su cui non ci azzardiamo (...ma a conoscerlo forse si fa tutto in sella!!!).
In breve siamo al bivio (palina) sul rio Forneris dove convergono la discesa dei Becchi Rossi, la salita per il colle del Ferro (sx) o paesino di Ferrere (dx) e la nostra del colle di Stau. Noi attraversiamo il ponticello e ci avventuriamo lungo una quarta e poco evidente via, che scende costeggiando la sinistra idrografica del rio. Dopo un breve tratto un po' tormentato il sentiero diventa bellissimo e via, un'ennesima "sagra del tornante" che letteralmente esalta tutti i partecipanti.
In prossimità di un prato convergiamo sul sentiero che ben conosciamo proveniente da Ferrere e percorso durante il giro dei Beccchi Rossi; prestando attenzione alla traccia, che si perde un po' a causa dei pascoli, arriviamo a una carrozzabile larga e sterrata, che in breve ci conduce al Villaggio Primavera sotto Bersezio. Da qui con un paio di km su statale, evitando accuratamente le gallerie con la vecchia strada, arriviamo al punto di partenza.
Discesa dal colle di Stau

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Traccia GPS


Dati del giro:

Anello Pietraporzio - Piano della Regina - Passo Sottano di Scolettas - Rifugio Tallarico - Gias di Stau - Pilone degli Alpini - Colle Di Stau - Rio Forneris - Villaggio Primavera - Pietraporzio

Presenze: Bobo - Rino - Zio Dodo - Sergix - Paolo (il Maestro)

Quota di partenza: 1300 m (Pietraporzio)
Disl: 1800 m

Ciclabilità salita: 97%

Ciclabilità discesa :99%

Difficoltà: BC+/OC

Sviluppo: Km 31 circa
Bo

lunedì 28 settembre 2009

Colle Panieris e Chemin de l'Energie

Valle Stura di Demonte

L'intento ambizioso era quello di "risolvere il problema" della percorribilità del Chemin de l'Energie in giornata, partendo dall'Italia. Ce l'abbiamo quasi fatta... arrivando un po' lunghi... ma abbiamo anche scoperto una delle più belle salite della Valle Stura e uno dei più bei panorami del pianeta!

Nota: Il tratto in territorio francese fino all'inizio del Chemin rientra nel Parc National du Mercantour e i gendarmi francesi sono notoriamente inflessibili...
Il famoso arco di pietra...uno dei sentieri più belli dove mettere le ruote...

Dopo una piccola navetta con auto lasciata a Pianche di Vinadio, raggiungiamo in una gelida mattinata la conca dei Prati del Vallone (1710 m) proprio accanto al rif. Talarico. Vogliamo infatti vedere se è proprio vero, come recita l'ultimo libro sul Vallo Alpino che la strada ex-militare per il Colle Panieris è "...ciclabile al 95%".
Puntiamo su per il vallone, che tante volte abbiamo salito sci ai piedi, e al primo bivio (1900 m) seguiamo a destra il segnavia GTA (nessuna indicazione) alzandoci con impegnativi tornanti sul fianco sinistro della valle. I muscoli sono freddi e la pendenza subito sostenuta, ma quando esce il sole la pedalata si fa più agevole e fra i primi colori autunnali superiamo il Gias di Stau (2069 m) e il pilone degli Alpini (2385 m), lasciandoci a destra il bivio per il colle di Stau.
...confermato...ciclabile e veramente fantastico...

Sopra di noi il lungo edificio della casermetta del Panieris e, arroccata sulla cresta, la stazioncina di arrivo della vecchia teleferica (2705 m).
Fino alla casermetta in effetti la strada militare è ancora in splendide condizioni, fondo in pietre a coltello e robusti muri di sostegno, e a parte brevi tratti invasi da frane riusciamo a percorrerla praticamente tutta in sella, chiedendoci come mai nessuno l'abbia ancora descritta. Va be', ci pensiamo noi!
Giunti alla teleferica con un tratto breve ma decisamente scosceso ci godiamo uno spettacolare panorama, ma il bello deve ancora arrivare: proseguiamo verso destra, su una traccia in mezza costa (attenzione ai resti di filo spinato) che passa sotto due postazioni di tiro mimetizzate, e dal Colle Panieris (2675 m) proseguiamo sempre a destra, costeggiando su un divertente terreno di sassolini tra piccole guglie di carniola.
...oltre il colle Panieris...

In breve sorprendiamo un piccolo gruppo di stambecchi sul crinale principale (Pas des Blanches, 2655 m) dove la vista si spalanca sui laghi di Vens: sicuramente uno dei più bei posti dove abbiamo posato finora le ruote!
Con una breve, entusiasmante discesa tra i camosci siamo all'ampia spianata del Col Tortisse (2591 m) e, senza raggiungere il Colle del Ferro, scendiamo a sinistra verso i laghi, passando sotto lo spettacolare e scenografico Arc de Tortisse.
Fin qui è già una gita indimenticabile. Si potrebbe ritornare al Colle del Ferro, scendere a Ferrere e tornare alla base tramite il Colle di Stau... mai noi volevamo fare il Chemin... e ora viene il bello!
I laghi di Vens

Allora, dal primo dei Laghi di Vens (2324 m) seguiamo la traccia, pianeggiante ma per nulla ciclabile, che lo costeggia; poi stando sui radi segnavia percorriamo una zona abbastanza acquitrinosa per risalire un dosso montonato e scendere al secondo lago. Da qui per passerelle di legno passiamo sul fianco sinistro costeggiando il terzo lago, fino a trovare le tracce di passaggio che puntano verso il Lac des Babarottes (ometti ma nessuna indicazione). In alternativa forse era meglio arrivare allo stesso punto con la traccia che costeggiando nella pietraia evitava i laghi e una bella oretta di "ravanage".
Saliamo dunque un erto valloncello, arriviamo a fatica al Lac des Babarottes e salendo ancora raggiungiamo una selletta (2510 m) da cui finalmente si vede la meta di oggi, lo spettacolare Chemin de l'Energie tagliato nel fianco della montagna per più di 8 km. Ma per arrivarci dobbiamo ancora scendere un ripido sentiero, molto sassoso, e attraversare una pietraia.
Alla fine siamo sul Chemin e riprendiamo dopo un bel po' una pedalata fluida.
Il "Chemin" con le sue gallerie

Il sentiero (2334 m) è il tracciato di una decauville incompiuta che corre alto sulla val Tinée con qualche piccola galleria ed è quasi sempre tagliato in parete con un'esposizione veramente impressionante nonostante la sede sia sempre superiore al metro di larghezza.
Superiamo diversi valloni e una provvidenziale sorgente, poi prendiamo a salire dolcemente fino a una costruzione dell'EDF. Peccato per la fretta perché sicuramente il Chemin merita di essere ripercorso gustando con la dovuta calma i panorami veramente unici e spettacolari.
Ancora un breve tratto non ciclabile e siamo nell'immensa conca del Lac de Rabuons dove sorge l'omonimo rifugio.
Lac de Rabuons...il lago più grande delle marittime...

Si fa sempre più tardi, sappiamo che da qui ci si ricongiunge all'itinerario della Collalunga con un sentiero-balcone scavato l'anno scorso tra mille polemiche: l'idea era di percorrere il nuovo sentiero e tornare in patria tramite il Passo di Barbacana, ce la faremo...?
Il nuovo sentiero è stato tracciato a colpi di ruspa in un ambiente che sicuramente era poco adatto a operazioni di questo tipo. Il fondo, non stabilizzato, alterna tratti terrosi ad altri sassosi e vere e proprie pietraie, e pur dovendo risalire solo 200 m la fatica è notevole. Dopo una cresta sotto le Téte de Jassine (2725 m) sarebbe "tutta discesa", ma il fondo in condizioni deplorevoli ci obbliga lo stesso a lunghi tratti pedonali. Il sole scende, scende... Alle 19 in punto siamo al bivio (privo di segnalazioni come del resto tutto il sentiero) per il Barbacana e fatto un rapido conto decidiamo per la via più sicura: proseguire fino al Lagarot innestandoci sulla discesa dal Passo di Collalunga già ottimamente collaudata in traversata. Al calare delle tenebre siamo sull'asfalto di Douans e in poco tempo ci sediamo buoni buoni nell'unica pizzeria aperta di Isola (872 m) ad aspettare il taxi che ci riporterà in patria...
Sul Chemin de l'Energie

Disponendo di più ore di luce resta da tentare la traversata del Passo di Barbacana (2586 m), che prevede un'ora circa di portage in salita e un difficile canalino sul versante italiano; oppure dal Lagarot il lungo traverso in salita fino alla Collalunga da cui si scende senza difficoltà nel Vallone dei Bagni. Un'altra alternativa consiste nella traversata del Passo d'Ischiator dal Refuge de Rabuons, ma non ci sentiamo di raccomandarla per la ciclabilità assolutamente nulla fino al rif. Migliorero (700 metri di dislivello)... insomma il Chemin si è rivelato un osso duro!

Per vedere altre foto clicca su:

Foto Ale

Per scaricare la traccia GPS (in formato GPX) clicca su

Traccia GPS (Ale)

Dati del giro:

Traversata prati del Vallone - colle Panieris - Col Tortisse - Laghi di Vens - Lac des Babarottes - Chemin de l'Energie - Ref. de Rabuons - Cresta di Jassine - Lagarot - Douans - Isola

Presenze: Bobo, Roberto, Rino, Ziododo, Ale, Dino

Quota di partenza: 1710 m (parati del Vallone)

Quota Max: 2725 m (Cresta di Jassine)

Disl.: 1870 m

Ciclabilità salita: 65%

Ciclabilità discesa: 80%

Difficoltà: OC/EC

Sviluppo: 50 km
woof

giovedì 10 settembre 2009

Traversata Rifugio Laus - Rifugio Savona

Dopo quella scialpinistica e quella escursionistica, tocca a noi festeggiare i 125 anni della sezione CAI di Savona con la traversata che unisce i nostri due Rifugi. Dopo un lungo lavoro di preparazione logistica e le mille "limature" al percorso ce l'abbiamo fatta! Quattro giorni indimenticabili in buona compagnia, a cavallo delle nostre valli più amate, su e giù per strade, mulattiere e sentieri.
Day 1 - (9) 10 settembre

Valle Stura di Demonte

Dopo il prologo serale e la notte in rifugio, il Tappone: quello con più dislivello, più asfalto, più km, ma anche quello con più "tecnico" in discesa. Mezze Marittime in un giorno!

Ci ritroviamo in sette a Savona, tre li prendiamo per strada, noi in furgone e le bici belle stipate nel rimorchio, "Gruppo Vacanze Piemonte" si parte!!!
All'imbrunire in quel di Callieri (1450 m) scarichiamo il tutto, soppesiamo con viva preoccupazione gli zaini che ci massacreranno le vertebre per i prossimi quattro giorni ed è subito salita: la ripida sterrata che senza un momento di respiro in un'oretta ci porta al rifugio. Dalla calura savonese siamo piombati a 6°C e la stufa accesa ce la godiamo tutta. Cena abbondante, giro di grappe offerto da Emilio che compie gli anni, si dorme bene ma la sveglia sarà a un'ora inaudita per dei bikers...
Passo di Collalunga

Ore 7, cielo terso, un grado, Venere e la Luna brillano ancora nella quasi oscurità, si parte davvero!
In pochi minuti, mentre albeggia, costeggiamo il bellissimo e scenografico laghetto del Laus (1910 m) e ci teniamo sull'ampia strada militare della Collalunga, che grazie a recenti lavori di ripristino è in buone condizioni e tutta ciclabile, pur con qualche strappo, fino alla famosa casermetta della prua di nave. Superiamo il cippo di confine, prendiamo il primo sole ai Laghi di Collalunga e con due tornanti a spinta siamo sull'enorme spianata del passo (2550 m). Un gruppetto per mantenersi in forma tira dritto fin verso la cima di Collalunga, poi ci ricompattiamo e affrontiamo la spettacolare, impegnativa discesa verso la val Tinée, facendo molta attenzione al sentiero (poco segnalato all'inizio) e ai numerosi resti di filo spinato ancora in mezzo ai piedi.
Il sentiero balcone sulla val Tinée

Perdiamo un po' di quota su terreno sconnesso ed esposto, poco ciclabile, poi ci allunghiamo su un'immensa balconata di prati, segnata da gigantechi ometti, e arriviamo in vista del Lagarot (2170 m). Lasciamo a destra il nuovo sentiero balcone e proseguiamo sulla traccia principale, che scende ruvidamente "plein sud" con percorso molto impegnativo, sassoso e sconnesso, dove solo i migliori riescono a restare in sella.
Una della più belle discese della nostra carriera...

Quando abbiamo sceso 1000 m dal colle incontriamo le case di Douans e sbuchiamo su un'ampia sterrata (1450 m), rinunciando a proseguire sul sentiero che viene dato come pedonale. In breve siamo al fondovalle e, tra statale e varianti di pista ciclabile, siamo a Isola (872 m). Adesso viene il bello...
Dopo un frugale pasto, all'una in punto affrontiamo la calura dello stradone per Isola 2000, 17 km di asfalto senza sconti e senza scorciatoie che si concludono in uno dei posti dove la "valorizzazione" turistica ha dato il peggio di sè, almeno quando non cè la neve a nascondere le devastazioni delle piste.
Costeggiando il complesso principale dell'agglomerato, usciamo su una pista sterrata in prossimità di un laghetto artificiale uso "cannoni" e guadagnamo una sterrata nel bosco, evidente tracciato di una ex strada militare. Puntiamo a sinistra, sotto uno skilift, verso l'evidente insellatura del Col Merciére (2346 m) ed entriamo così nel Parc National du Mercantour. Tra soste e ricerca acqua si sono fatte le cinque.
In vista del Col Merciére

Superato il valico siamo finalmente di nuovo in montagna: ampie praterie, sotto di noi una splendida foresta di conifere e la sterrata che scende con ampi tornanti. Non resta che seguire il lungo, rilassante percorso che con un paio di saliscendi arriva al Pont d'Ingolf (1952 m) e risale per una stradina cementata al Col de Salése (2031 m). Fine delle fatiche!
In pochi veloci km la sterrata arriva a Le Boréon, e in vista del lago troviamo la deviazione per il posto tappa di stanotte, le sette, la cena è pronta, sbrigatevi con la doccia!

Dati della tappa:

Traversata Callieri - rifugio Laus - Passo di Collalunga - Douans - Isola - Isola 2000 - Col Merciére - Col de Salése - le Boréon

Presenze: Paolo, Roberto, Bobo, Floro, Luca, Maurino, Munch, Panna, Rino, Sergix

Quota di partenza: 1450 m (Callieri) - 1912 m (rif. Laus)

Quota Max: 2550 m (Passo di Collalunga)

Disl.: 450 + 2430 m

Ciclabilità salita: 94%

Ciclabilità discesa: 99%

Difficoltà: BC/OC

Sviluppo: 5 + 69 km


Day 2 - 11 settembre


Val Vésubie

Tappa lunga ma molto meno dura di ieri, con piacevole finalino tecnico nella Valle più amata...


Rifocillati e belli freschi, affrontiamo subito un'altra esagerazione di km su asfalto, stavolta però in discesa, non senza ammirare appena partiti la bella cascata del Boréon. Sosta a Saint Martin Vésubie e giù fino al bivio per La Bolléne (570 m), dove imbocchiamo lo stesso percoso provato a giugno: pont du Véséou, la Bolléne, piste de Malagratta nell'omonima rigogliosa foresta. Fa fresco anche se l'umdità si fa sentire e affontiamo con la dovuta calma il breve ma intenso tratto a spinta alla fine della pista forestale, poi ci rilassiamo al solito baretto del Camp d'Argent (1737 m) prima di decidere il da farsi.
Lungo la discesa dell' Authion

Il tempo infatti sembra promettere pioggia e, forse con un eccesso di prudenza, rinunciamo alla vetta dell'Authion per tagliare lungo la strada che scende ai ruderi delle casermette (Cabanes Vieilles) e alla Baisse de Caran (1707 m). Seguiamo in discesa lo sterratone della "via normale" in direzione della Val Roya, sul crinale tra i valloni di Cairos e della Maglia, e giunti alla cisterna della Colla Bassa (1350 m) ci dividiamo: un gruppetto opta per la lunga strada forestale nel Vallon de Cairos, mentre il giro prosegue a sinistra della cisterna e con un paio di tornanti scende a lambire la conca detta Lagouna (1072 m). Da qui per raggiungere il fondovalle ci sono due possibilità, noi costeggiamo verso sinistra (non imboccando la strada privata più ripida) e scendiamo ancora con due ampi tornanti fino a un'indicazione di sentiero pedonale. In realtà il sentiero è ottimamente ciclabile e con un traversone nel bosco raggiunge la b. 179. Più ripido, con tornantini ma sempre molto divertente, il sentiero scende ancora alla b. 184 e piomba con un'ultima intensa picchiata al fondovalle del Cairos, pochi metri sotto la strada asfaltata.
Un altro incredibile sentierino in Roya...

In breve raggiungiamo la statale della Val Roya nel punto più basso di tutta la traversata (405 m) e risaliamo a Fontan per raggiungere il resto del gruppo.
Tutto sommato la tappa è stata di soddisfazione e "sacrifichiamo" il Sentier Valléen per risalire sulla strada fino a La Brigue (770 m), attesi dal patron dell'Hotel Fleur des Alpes che ci ammannisce una lauta cena.

Dati della tappa:

Traversata le Boréon - la Bolléne Vésubie - Piste de Malagratta - Camp d'argent - Baisse de Caran - Colla Bassa - Fontan - La Brigue

Presenze: Paolo, Roberto, Bobo, Floro, Luca, Maurino, Munch, Panna, Rino, Sergix

Quota di partenza: 1500 m (le Boréon)

Quota Max: 1888 m (pendici Authion)

Disl.: 1780 m

Ciclabilità salita: 100%

Ciclabilità discesa: 100%

Difficoltà: MC/BC

Sviluppo: 78 km


Day 3 - 12 settembre

Val Roya

Tappa di trasferimento, condizionata dal meteo sfavorevole, sui monti ormai di casa.


La strada la sappiamo: da La Brigue si sale sulla solita pista per Notre-Dame des Fontaines, Col Linaire, Bassa di Sanson (1700 m) ma, appena rientrati sul patrio suolo, nubi minacciose si addensano intorno a noi.
Salita al Garezzo

Il tempo di raggiungere la Collardente e l'addensamento condensa sotto forma di pioggia frustrando le nostre bellicose intenzioni alpinistiche. Non resta che ripiegare tra una goccia e l'altra sulla strada del Passo della Guardia (1458 m) che costeggia gli innumerevoli valloncelli del versante S del Saccarello e risalire faticosamente al Colle Garezzo (1771 m). Lo sterratone, sempre molto sassoso, ci porta al Colle San Bernardo di Mendatica (1260 m) dove facciamo una lunga sosta ai box per problemi di gomme.
Il tempo è un po' migliorato e per scendere al Colle di Nava prendiamo prima una piccola variante (segni dell'Alta Via) e poi, sempre sull'Alta Via, il bellissimo single track del Forte Possanghi che mette veramente d'accordo tutti su come dovrebbe essere un sentiero ciclabile...
La discesa sul colle di Nava dal Forte Possanghi

Con un paio di rudi tornantini siamo al Colle di Nava (930 m), scendiamo su asfalto fino a Cantarana e imbocchiamo la divertente pista ciclabile, in buona parte sterrata, che senza problemi costeggiando il Tanaro ci porta a Ormea (730 m). Cena sontuosa e sistemazione di lusso all'albergo!

Dati della tappa:

Traversata La Brigue - Bassa di Sanson - Collardente - Passo della Guardia - Colle Garezzo - San Bernardo di Mendatica - Colle di Nava - Ormea

Presenze: Paolo, Roberto, Bobo, Luca, Munch, Panna, Rino, Sergix, Ziododo, Marco, Grazia

Quota di partenza: 770 m (La Brigue)

Quota Max: 1771 m (Colle Garezzo)

Disl.: 1450 m

Ciclabilità salita: 100%

Ciclabilità discesa: 100%

Difficoltà: MC/BC

Sviluppo: 60 km


Day 4 - 13 settembre

Val Tanaro

Breve ma molto intensa, la tappa conclusiva si svolge su un terreno sicuramente poco frequentato dai bikers!
Lo sterrato della Colla dei Termini

L'inizio è dei più classici, da Ormea prendiamo per Valdarmella e poi svoltiamo per lo sterrato della Colla dei Termini. Si sale con regolarità, senza sorprese, sotto un sole che già alle otto ricomincia a picchiare duro. Al tornante di quota 1600 però abbandoniamo la principale per un traversone che costeggiando sotto l'Antoroto raggiunge un'isolata malga (Pian Cavallo, 1680 m) e prosegue sempre più dissestata fino a perdersi nei prati.
Senza cambiare direzione, seguiamo il sentiero, piuttosto aereo ma dal fondo liscio, che attraversando ripide praterie giunge a un poggio senza nome: e adesso...?
Il bel traversone dopo la malga di Pian Cavallo

Adesso prendiamo una traccia appena visibile che si infila nella faggeta e, con una stretta, divertente discesa, raggiunge un poco visibile segnale dove si raccorda con il sentiero che proviene dalle borgate sottostanti. Da qui proseguiamo con percorso abbastanza avventuroso su quella che appare come un'antica mulattiera, alternando brevi tratti ciclabili, espostissimi canaloni e ripidi "portage". Il rifugio è là, in vista, ma un paio di passaggi obbligati richiedono il giusto tempo per traghettare le bici e dare una mano ai meno alpinisticamente avvezzi.
"portage" ... con brivido ...

Siamo così all'intaglio della Scaletta (1530 m), dove un'ultima discesa tagliata nella roccia mette fine alle difficoltà lasciandoci in una fitta faggeta. Senza problemi superiamo una zona di acquitrini e arriviamo infine, sempre in mezzacosta, alle Case Mulattieri (1430 m) dove ci attende l'ultima piccola fatica: un quarto d'ora di spinta (qualcuno ha ancora il coraggio di pedalare...) e ci aspetta la piccola folla festante al Rifugio Savona (1600 m), è fatta!

Dati della tappa:

Traversata Ormea - Pian Cavallo - La Scaletta - Rifugio Savona

Presenze: Paolo, Roberto, Bobo, Luca, Munch, Panna, Rino, Sergix, Marco, Grazia, Ilaria, Mirna

Quota di partenza: 730 m (Ormea)

Quota Max: 1680 m (Pian Cavallo)

Disl.: 1300 m

Ciclabilità salita: 80%

Ciclabilità discesa: 90%

Difficoltà: OC/OC

Sviluppo: 19 km

Per scaricare la traccia GPS (in formato GPX) clicca su

Traccia GPS


Chiudiamo così un grande giro, fatica totale 231 km per 7410 m di dislivello.
Un ringraziamento particolare va a tutti coloro che si sono impegnati per la riuscita dell'impresa e a tutti coloro che hanno partecipato dimostrando ancora una volta l'unione e la compatezza del nostro bel ... gruppone ...
woof & Bo
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