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venerdì 16 luglio 2010

Quasi Thabor e Col del Frejus

Valle Susa

L’intenzione era di salire al Thabor sperando di riuscire a pedalare più di quanto avremmo spinto la bici, tenendoci come variante in caso di scarsissima ciclabilità o di troppa neve residua, il passaggio dal Colle di Valle Stretta, con rientro in Italia dal Colle del Frejus.

Lasciata l’auto a Bardonecchia, risaliamo la Valle Stretta. A quota 1850 teniamo la sinistra e la carrareccia si arrampica verso la Maison des Chamois, che raggiungiamo tralasciando il sentiero per il Thabor che si stacca alla nostra sinistra. In corrispondenza della colonia c’è una fontana che conviene sfruttare perché è l’ultima.
Una delle feroci rampe verso Maison des Chamois

La carrareccia diventa un sentiero che, superata una rampa feroce ma breve, si biforca. A destra un ponticello in legno supera il torrente, noi prendiamo a sinistra la traccia più stretta (segnata con tacche di vernice rosa) che ci porta, con qualche breve tratto a piedi, al ponticello di Prat du Plan, quota 2220, dove comincia la salita vera. Ed è subito portage!
Thabor in vista

Salvo rari tratti di qualche decina di metri, sarà tutto così fino ai 2727 m del Col de Meandes. Senza indugio, rinunciamo agli altri 450 metri di camminata che mancano alla vetta e passiamo al piano B, puntando al colle di Valle Stretta per il sentiero che passa dal Lac du Peyron. Il primo tratto si snoda sulla cresta ed è ciclabile fino al cospetto della parete nord del Gran Serù, poi piega a nord e si butta in una pietraia. Un quarto d’ora con la bici al fianco e siamo al lago, mentre individuiamo di fronte a noi il mezzacosta che ci porterà al Colle di Valle Stretta.
Il sentiero di cresta verso il Gran Serù.

Discesa difficile sul Lac du Peyron

Attraversiamo il ruscello e con altri 100 m a spinta a siamo sul sentiero visto in precedenza. Praticamente tutto in sella raggiungiamo i 2434 m del colle. Prendiamo il bel sentiero in leggera discesa che porta alle Grange della Replanette (2282 m), da dove diventa strada ghiaiosa fino a Le Lavoir (1905 m).
Qui comincia la strada militare per il Colle del Frejus, costruita nel 1880. Il fondo è in buono stato e saliamo ammirando i ghiacciai della Vanoise a nord. Poco prima del Pas du Roc (2323 m ) con le sue bocche da fuoco incastonate nella parete verticale, una frana rende meno agevole la pedalata ma è un breve tratto e si supera senza problemi.
La strada adesso spiana leggermente ed entriamo nel vallone al fondo del quale individuiamo il Colle del Frejus, mentre alla nostra destra la traccia a zig zag per il Col du Petit Argentiere ci fa venire idee malsane, che mettiamo accuratamente da parte per gite future. Purtroppo in mezzo al vallone individuiamo anche una paio di seggiovie.
Superato il Pas du Roc, si nota la salita al Petit Argentiere

In una mezz’oretta raggiungiamo i 2540 m dello spartiacque, rifocillandoci ad una fontana posta lungo la strada poco prima dei baraccamenti. Adesso ci aspetta una bella discesa. Anzi no, o meglio, non subito: per i primi 200 metri di dislivello il sentiero è scavato dall’acqua e decisamente non ciclabile, su una pendenza elevatissima. Poi l’inclinazione diminuisce e il fondo migliora: possiamo finalmente salire in bici e goderci il meritato divertimento. Raggiungiamo in sella le rovine della Caserma dei Carabinieri. Da qui scendiamo qualche metro per attraversare il torrente a destra e prendere il Sentiero della Memoria (ben indicato da una palina). Inizialmente è un mezzacosta abbastanza esposto ma mai pericoloso, se si usa l’accortezza di superare a piedi alcuni ruscelli, poi entra nel bosco e diventa divertentissimo con un ottimo fondo.
Discesa del Frejus: prudenza!
Ritroviamo la strada asfaltata a quota 1700 metri (probabilmente ci siamo persi una deviazione per Les Granges) e in pochi minuti siamo a Bardonecchia.
Mentre carichiamo le bici in auto, ci si avvicina il mitico Guido Ragazzini, che ringraziamo una volta ancora per aver scritto la Bibbia.
“Dove siete stati?”
“Abbiamo seguito uno dei tuoi itinerari aggiungendo una variante che sconsiglieremo a tutti, sapendo che qualcuno la prenderà come una sfida e alla fine dirà, come noi, che non la rifarà ma che era da fare."

Per scaricare la traccia GPS (in formato GPX) clicca su

Traccia GPS

Dati del giro:

Anello: Bardonecchia – Col de Meandes – Colle di Valle stretta – Colle del Frejus - Bardonecchia

Presenze: Ziododo, Sergix

Quota di partenza: 1321 m (Bardonecchia)

Quota Max: 2727 m (Col de Meandes)

Disl.: 2210 m

Ciclabilità salita: 75%

Ciclabilità discesa: 90%

Difficoltà: BC+/OC

Sviluppo: 42 km
Sergix & Dodo

venerdì 28 agosto 2009

Monte Jafferau

Valle Susa

Un panoramicissimo classico della valle di Susa, che stavolta saliamo per un bell'itinerario, abbastanza inedito, tutto su sterrato. Discesa in Valfredda un po' rovinata, da sogno il traversone finale!

Da Bardonecchia, vista la perdurante inagibilità della pista di fondo, bisogna scendere per asfalto sulla statalona... appuntamento a Beaulard e proseguiamo fino a Savoulx, svoltando subito dopo il sottopassaggio dell'autostrada (1109 m). Comincia!
La strada, presto sterrata e dal fondo ottimo, dopo un primo strappetto sale regolare con tornanti il versante "plein sud" dello Jafferau, con panorama sempre più ampio, fino alle amene grange La Roche (1899 m) dove troviamo l'unico e ultimo rifornimento d'acqua del percorso.
Grange La Croix, chiesetta

La strada una volta finiva qui, ma in anni recenti è stata prolungata fino a incrociare la militare Foëns-Pramand a quota 2230. Tutto bene, ma le strade oggi non le sanno più fare... affrontiamo due brevi ma micidiali strappi dal fondo abbastanza sconnesso e il caldo si fa sentire, poi, raggiunta la militare, prendiamo a destra e ci rilassiamo per 3 km pianeggianti fino a recuperare la classica che sale dal Pramand e al caratteristico curvone (2340 m) con vista sulle grotte del Seguret.
Da qui il percorso è quello solito, il col Basset (2610 m), il bel traverso in quota fino ai ruderi della caserma e i tornanti finali che, senza troppa fatica e con una nuvola che ci nasconde un po' il sole, ci portano alla vetta (2815 m) occupata dai sempre più smozzicati ruderi del forte Jafferau. Panorama sempre immenso anche se un po' di foschia si sta alzando.
In vetta, ciò che resta del forte Jafferau

Giù per la via di salita, con qualche taglio per prati, puntiamo all'evidente ex-caserma sotto di noi e poco sotto di essa, sulla sinistra, troviamo il sentierino che scende nell'ampia e boscosa Valfredda.
Questa discesa una volta era una classica, oggi ha ancora un suo perché nella logica dell'anello perfetto ma dopo il divertente traverso iniziale il fondo è molto scavato e rovinato dal dilavamento.
Bel traverso in Valfredda
Ancora bello ma dura poco...

L'itinerario è comunque evidente, e in breve siamo nell'ampio fondovalle dove troviamo la sterrata delle grange Valfredda. Puntiamo verso valle con un paio di saliscendi e poco prima del termine, in corrispondenza di un ometto, imbocchiamo il vecchio tracciato, ridotto a sentiero, evitando una fastidiosa rampa in salita: siamo alle grange La Croix (1955 m) e poco oltre si incrocia lo sterratone della decauville, ma decidiamo di scendere ancora per un sentiero sassoso nel bosco fino a Madonna della Neve.
Alla nostra sinistra un cartello di legno indica il sentiero della Gran Bea da poco ristrutturato, un antico canale che corre pochi metri sotto la decauville e offre un percorso sicuramente più interessante: sono 4 km di puro divertimento, con qualche salitella, ponticelli in legno e lunghi tratti di falsopiano in un bosco fatato, dal fondo sempre eccellente.
Gran Bea, un sentiero che mette d'accordo tutti!

Trascurando varie deviazioni arriviamo in corrispondenza delle piste da sci: da qui le possibilità per raggiungere il fondovalle sono illimitate, noi prendiamao la veloce sterrata che scende alle grange Horres (1700 m), passiamo sotto la gigantesca condotta forzata e scendiamo ancora fino alle grange Garneir e Medail. Poco oltre queste ultime un ultimo divertente sentierino (indicazione a destra) scende alla chiesa di Millaures, da dove per asfalto rientriamo su Bardonecchia.

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Traccia GPS

Dati del giro:

Anello Bardonecchia - Savoulx - gr. La Roche - col Basset - Monte Jafferau - Valfredda - gr. La Croix - Sentiero Gran Bea - Horres - Millaures - Bardonecchia

Presenze: Roberto, Marco T.

Quota di partenza: 1260 m (Bardonecchia stazione)

Quota Max: 2815 m (forte Jafferau)

Disl.: 1850 m

Ciclabilità salita: 100%

Ciclabilità discesa: 90%

Difficoltà: MC+/OC

Sviluppo: 48 km
woof

lunedì 18 agosto 2008

Passo della Mulattiera - Tour Jaune de Barrabas

Valle Susa

La classica Mulattiera salita per la direttissima, una traversata in ambiente spettacolare e una discesa per veri amanti del tecnico!
Tour Jaune de Barrabas

Da Bardonecchia, Campo Smith, dove 100 anni fa è nato lo sci, a sinistra della partenza della seggiovia e del pistone delle gare, una sterrata si inerpica nel bosco. Con due rampe micidiali si passa vicino a una villetta e per fortuna dopo 80 m di salita (località Quattro Strade) la pendenza diventa più umana. Volendo da Les Arnauds c'è la Vi du Viò, ma volevo fare l'integrale del Colomion!
Dunque, delle quattro strade (1365 m) si sceglie quella che punta verso Pian del Sole e, dopo un paio di tornanti, si prosegue senza toccare le piste direzione Punta Colomion. La sterrata è in condizioni eccellenti e si pedala agevolmente su pendenza sostenuta ma mai esagerata, e senza accorgercene arriviamo a Punta colomion (2030 m, arrivo skilift) percorrendo solo l'ultimo tratto su terreno rovinato dai lavori per lo sci di pista.
Si perdono pochi metri di quota per trovare la carrareccia che sale da Beaulard e si prosegue in mezza costa, sempre su fondo molto buono, evitando la deviazione a destra (molto rovinata) che sale verso Cresta Seba. Il paesaggio si fa più aspro e davanti a noi si impone la caserma della Mulattiera: un breve tratto a spinta e valichiamo il passo (2409 m).
Il passo della Mulattiera

Si scende verso destra, poi con un tornante si attacca un bellissimo mezzacosta fino ad arrivare in vista di grandi baraccamenti in rovina sul versante francese. Senza scendere aggiriamo sulla destra un dosso di terra gialla, risaliamo pochi metri a un cippo di confine datato 1823 e scendiamo un tratto ripido nel bosco fino in prossimità del col des Acles (2209 m). I segnavia GR (bianco/rosso) e VTT (giallo) abbondano ma manca del tutto la segnaletica, e bisogna fare molta attenzione a imboccare in una radura il GR che devia a sinistra (indicazione "no vtt"), altrimenti si imbocca la solita discesa a Pian del Colle.
La meta comunque è evidente da un pezzo: bisogna risalire alla base dell'impressionante Tour Jaune de Barrabas, che col suo profilo assurdo e le sue pareti cariate è sicuramente l'elemento più caratteristico di questo angolo di Alpi.
Il single track compie un mezzacosta in mezzo a resti di installazioni militari, attraversa un paio di scoscesi valloni dove è quasi completamente cancellato (molto esposto, attenzione!) e infine sale a un colletto (2280 m circa) con una serie di tornantini non ciclabili.
Sempre con cautela ma in sella, tagliamo proprio sotto il torrione e andiamo ad attraversare un apertissimo vallone tra colate detritiche e guglie dall'aspetto fantastico.
Discesa dal colletto della Tour Jaune
Colletto del Gui e rocce della Sueur

Ancora una salitella e sbuchiamo al colletto del Gui (2250 m), poi proseguiamo per un panoramico crestone arrotondato in testa alle Rocce della Sueur, con a destra l'impressionante comba che precipita verso Melezet. Facendo attenzione ai tratti più esposti, superiamo varie fortificazioni e postazioni di tiro per entrare in una rada pineta.

Panoramica sulla parte alta del giro

Il sentiero prosegue senza deviazioni sul fianco della montagna, offrendo una interminabile serie di tornanti estremi su fondo sconnesso e a volte su roccia viva, forse interamente percorribile in sella ma in grado di mettere alla prova le risorse tecniche dei più malati di "sentierite".
Senza compromessi arriviamo così al pianoro del Colle della Scala (1779 m), da dove la strada, ormai completamente asfaltata, conduce fulmineamente a Melezet e a Bardonecchia.

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Traccia GPS

Dati del giro:

Anello Campo Smith - Colomion - passo della Mulattiera - col des Acles - colletto Tour Jaune - colleto Gui - colle della Scala - Melezet - Bardonecchia

Presenze: Roberto

Quota di partenza: 1280 m (Bardonecchia, campo Smith)

Quota Max: 2409 m (Passo della Mulattiera)

Disl.: 1400 m

Ciclabilità salita: 92%

Ciclabilità discesa: 99%

Difficoltà: BC/OC

Sviluppo: 28 km, asfalto 8 km
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venerdì 15 agosto 2008

Giro del monte Chaberton

Valle Susa

Un gelido Ferragosto per la madre di tutte le cicloalpinistiche, e un paio di varianti per rendere il giro quasi perfettamente "sans bitume". Lo Chabe è sempre un impegno di tutto rispetto, ma i recenti lavori sulla strada hanno nuovamente reso umana questa gita. Andateci finche è così!


pronti per la rampa finale

Partiamo con un incerto sole di questa folle estate dalla borgata Vernin (1263 m), a pochi metri dal bivio per raggiungere Fenils dalla strada del Monginevro.
L'itinerario lo sapete tutti, da Fenils si va su, sempre su, finché c'è strada, 1900 m su 14 km!

noi te l'avevamo detto...

Dopo un primo tratto abbastanza ripido superiamo la borgata di Pra Claud (1585 m) dove il traffico motorizzato si ferma e un monito scritto sulla pietra invita a misurare le forze...
Una bella serie di tornanti nel bosco porta a un selvaggio vallone (1969 m) dove la strada, già cancellata da imponenti frane, è stata completamente ricostruita. Il tratto che segue (attenzione a q. 2100 a non prendere l'invitante traversone a sinistra!) è ora in condizioni perfette e la ciclabilità fino alla Rocca Tagliata (2400 m circa) è totale, anche se la pendenza è rimasta sempre quella...


lavori eccellenti, ma picchia sempre!

Rocca Tagliata

Attraversiamo il Piano dei Morti (intanto il sole è scomparso e cominciano a cadere goccioline gelate) e saliamo i tornanti che seguono, non ancora restaurati, bici al fianco. Al colle dello Chaberton (2670 m) la vista si divide tra le bufere sul versante italiano e le timide schiarite su quello francese. Saliamo, belli imbacuccati, i tornanti finali che col bel tempo sarebbero tutti percorribili in sella (pendenza accettabile e fondo ottimo) e ci rifugiamo in una baracca a 2960 m: la temperatura è crollata e il vento porta palline di neve ghiacciata, ma al primo accenno di miglioramento riprendiamo la salita fino alla vetta.

gli ultimi tornanti, alle spalle tempesta!

Rapida sosta, foto di rito e prua a valle, nemmeno il tempo di girare in mezzo ai torrioni e scendiamo belli e canditi al colle. Peccato per il panorama, torneremo!
Il tempo resta incerto ma decidiamo di completare la traversata e, seguendo i bolli rossi della Iron Bike, scendiamo verso il vallone di Rio Secco tenendoci sulla destra con un inizio impedalabile, cui seguono alcuni tratti più praticabili ma decisamente ripidi e sconnessi. Attraversiamo due volte il vallone con passaggi su roccia, arriviamo al piccolo Ricovero Sette Fontane (2253 m, altra sosta per la pioggia) e scendiamo a guadare il rio principale trovando dall'altra parte uno skilift e un'ampia sterrata che costeggia sul lato destro. Si potrebbe scendere tranquilli fino al Monginevro, ma alla prima indicazione per Claviere giriamo e torniamo in riva sinistra nella pineta con bellissimo ambiente ma percorso non molto segnalato. A un ponte di legno semidistrutto troviamo un ottimo sentiero tagliato a mezza costa che però dopo poche centinaia di metri si perde in una zona devastata da lavori edili, ormai in prossimità di Claviere.

sentierino e ponticello prima di Claviere

Arrivati sulla statale (1760 m) scopriamo di avere ancora qualcosa da spendere e decidiamo di sopprimere anche i 6 km di asfalto da qui a Cesana svoltando a destra in prossimità della chiesa: giù verso le piste da sci, ancora salita con strappi duri, troppo duri per l'ora che è, fino a La Coche (impianti) e poi sulla sterrata a sinistra che in piena foresta compie un ampio giro in relax (o quasi) fino alle prime villette di Sagna Longa (2000 m). Non resta che prendere la lunga sterrata che scende a veloci tornantoni fino alla partenza della seggiovia (Rafyeul, 1538 m). Deviamo a destra prendendo la stradina ciottolosa che passa sotto la vecchia seggiovia da Cesana e arriviamo direttamente in paese innestandoci sul tratto abbandonato della strada del Monginevro.
Per chiudere il giro ci sarebbero ancora 3 km di statale... noooo, concludiamo in bellezza! Sempre seguendo le tracce della Iron Bike attraversiamo la statale in prossimità della rotonda, superiamo un ponte e prima della caserma dei carabinieri svoltiamo a destra, salendo poi brevemente a trovare il Sentiero Balcone. Con un paio di saliscendi e tratti tecnici alternati a piacevolissimi single tracks nel prato, arriviamo a costeggiare il fiume e in dieci minuti, con un'ultima ripida rampa, torniamo a Vernin dove nove ore fa abbiamo lasciato l'auto.

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Traccia GPS

Dati del giro:

Anello Vernin - Fenils - colle Chaberton - monte Chaberton - colle Chaberton - Sette Fontane - Claviere - Sagna Longa - Cesana T. - Vernin

Presenze: Roberto, Marco T.

Quota di partenza: 1263 m (Vernin)

Quota Max: 3130 m (monte Chaberton)

Disl.: 2200 m

Ciclabilità salita: 85%

Ciclabilità discesa: 90%

Difficoltà: BC+/OC

Sviluppo: 41 km, asfalto 1 km
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mercoledì 13 agosto 2008

Forte Foëns e colletto Jafferau

Valle Susa

Era una facile e frequentata gita della valle di Bardonecchia, ma siamo andati a scovare una variante inedita per i fanatici del sentierino...

Dalla piazza del mercato di Bardonecchia, dietro la stazione (1260 m), si seguono le indicazioni per Millaures salendo il ripidissimo tratto rifatto dopo i lavori autostradali. Al bel paesino di Millaures (1360 m) la pendenza si addolcisce e si riprende la vecchia strada, tutta asfaltata, che risale i fianchi del M. Jafferau toccando diverse borgate e prendendo quota con ampi tornanti. Superate Gleise, Rochas e Broue, al tornante poco prima dei Bacini (1900 m) si prosegue sulla destra seguendo le indicazioni per il forte Foëns su una sterrata che entra nel lariceto. Dopo una dozzina di tornanti dal fondo discreto la strada spiana e compie un lungo traverso in una pineta soleggiata, mentre il panorama si allarga sui monti della valle di Susa e sui ghiacciai del Delfinato. Incontriamo una grossa frana dove la strada scompare e si percorrono circa 300 m su sentiero ma poi si recupera il tracciato originale, ora in abbandono e inerbito.
La spianata del Foëns

Giungiamo così senza nessuna difficoltà ai ruderi del grandioso forte Foëns (2216 m), che merita sicuramente una veloce visita e uno sguardo all'immenso panorama.
Fin qui è già una bella gita, che si può concludere imboccando la discesa nel bosco pochi metri prima del forte. Ma sono partito un po' presto e c'è ancora da scoprire!
Proseguiamo dunque sulla strada militare e percorriamo 5 km scarsi con andamento pianeggiante in ampie praterie fino a innestarci su un tornante (2313 m) della classicissima strada Pramand-Jafferau, che imbocchiamo in salita.
Grotte dei Saraceni

Con scorci spettacolari sulle "grotte dei Saraceni" prendiamo velocemente quota fino al Col Basset (2610 m) e proseguiamo verso sinistra, puntando con modesti saliscendi alla vetta dello Jafferau. Superata la deviazione a destra per una caserma, aggiriamo un dosso e giungiamo a un colletto (2660 m) in vista dei tornanti finali.
A questo punto è possibile raggiungere la vetta dello Jafferau, ma a noi interessa l'esile traccia che stacca a sinistra, mantenendosi in piano e affacciandosi sul versante valsusino (piccolo cippo di pietra).
Il sentiero, probabile collegamento pedonale abbandonato tra i forti Foëns e Jafferau, è ridotto a pochi centimetri di larghezza e nel primo tratto, più o meno pianeggiante, costeggia un impressionante dirupo (esposizione e terreno molto franoso, attenzione anche con la bici al fianco!)
Indovina dov'è il sentiero...

...eccolo!!!

Superato un piccolo costone la pendenza aumenta e il sentiero diventa più tracciato, anche se richiede sempre la massima attenzione. Perdiamo così un centinaio di metri di quota fino al primo tornante (cumulo di pietre sulla destra) dove si comincia a rimanere stabilmente in sella su terreno un po' più tranquillo ma dal fondo più accidentato. Scendiamo così con alcuni tornanti e un ripido traverso verso destra fino a raggiungere i primi alberi, sempre in vista del forte Foëns sotto di noi, e in breve ci ritroviamo alla spianata del forte.
Relax!

Imbocchiamo ora sulla destra del forte la discesa, che percorre un magnifico bosco di conifere con facili tornanti e fondo perfetto. Trascurata la deviazione per il villaggio di Foëns, superiamo un ponticello di legno e giungiamo in prossimità di una fiumara al bivio per Millaures: proseguiamo in tornante, ma è comunque possibile deviare a destra, anche se le segnalazioni indicano "no mtb", per ritrovare con facile percorso pianeggiante la strada asfaltata dell'andata. Dopo una seconda passerella, la pendenza aumenta notevolmente per uscire alle grange Suppas (1666 m). Il sentiero prosegue, molto dissestato e ripido, fino alla frazione Villard (1367 m) che si può anche raggiungere da Suppas con uno sterrato carrozzabile.
Da Villard sottopassiamo l'autostrada per raggiungere Royeres e la strada statale che in breve riporta a Bardonecchia.

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Traccia GPS

Dati del giro (tra parentesi il giro ridotto):

Anello doppio Bardonecchia p. Statuto - Millaures- Bacini - forte Foëns - col Basset - colletto Jafferau - forte Foëns - Suppas - Villard - Royeres - Bardonecchia

Presenze: Roberto

Quota di partenza: 1260 m (Bardonecchia)

Quota Max: 2660 m (colleto Jafferau) (2216 - forte Foëns)

Disl.: 1520 m (1040)

Ciclabilità salita: 100%

Ciclabilità discesa: 98% (100%)

Difficoltà: MC/OC (MC/BC)

Sviluppo: 35 km (23), asfalto 10 km
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sabato 1 luglio 2006

Anello Colle della Rho - Colle di Valle Stretta

Valle Susa

Una gita "à la carte", che poi risulterà perfettamente riuscita, su un itinerario che dovrebbe essere classico ma sulla cui effettiva ciclabilità avevamo sentito qualche parere discorde. Ottimo il collaudo del GPS integrato con le cartine piemontesi e francesi, faticosamente georeferenziate nelle afose serate savonesi: nessuno dei punti rotta programmati a casa dava un errore superiore ai 10 metri!

Si parte belli tonici dal parcheggione di Campo Smith, attraversiamo Bardonecchia fino al borgo vecchio, poi su per la strada del Fréjus e a sinistra per le grange della Rho. Poco prima di queste ultime stacca sulla destra una rampa apparentemente per esclusivo uso bovino, che invece si raccorda immediatamente sulla vecchia strada militare per la casermetta Pian dei Morti. La strada, fino a pochi anni fa coperta dalle frane, è stata oggetto di notevoli lavori e adesso è quasi completamente restaurata, con recuperi delle opere originali fra cui una bella galleria.

Il tunnel poco prima della casermetta

La salita resta comunque gagliarda e, dopo il primo tornantino, è un tiro unico in mezza costa con tratti sostenuti al 16% e oltre. Grazie anche al sole martellante arriviamo alla casermetta già well done, ma è nulla rispetto all'impresa del gruppetto di amici torinesi che per fare un po' di muscolo decidono di risalire il sentiero pedonale con una bella oretta di portage!
Dalla casermetta la strada diventa una mulattiera che solo i più tosti riescono a pedalare quasi per intero: siamo al colle della Rho, m2541, panorama super sui ghiacciai della Vanoise e sulla conca di Bardonecchia. Fatica quasi evasa, adesso viene il bello.

Il colle della Rho e il panorama verso la Francia

Svalichiamo sul versante francese e perdiamo 400 m di quota su un sentiero mozzafiato, inizialmente con pendenze quasi al limite ma dal fondo ottimo, poi con un traversone a sinistra in mezzo a idilliache siepi di rododendri in piena fioritura, viole e genziane. Siamo alla base del col de la Replanette, ci aspetta una breve ma impossibile rampa in diagonale e qui anche i bobi spingono...

In mezzo ai rododendri


Ripido sotto il colle della Rho

Ripreso fiato, contorniamo un cocuzzolo per affacciarci sugli immensi prati sotto il Monte Thabor. Di fronte a noi si snoda un sentierino largo esattamente come una bici, a dolcissimi saliscendi, tracciato a penna, che senza neanche un sassolino ci fa volare fino al colle di Valle Stretta.

Dalla Replanette verso il colle di Valle Stretta

Un po' di fretta per esaurimento delle scorte d'acqua piombiamo giù, di nuovo sul versante italiano, con un altro lunghissimo single track inframmezzato da due rampe di scogli impedalabili anche in discesa. Alla fine siamo al Ponte della Fonderia e al rifugio Re Magi per l'imprescindibile birra. Giù per asfalto con qualche taglietto nei prati e chiudiamo l'anello a Bardonecchia.
La valle di Susa si conferma paradiso della mountain bike!

Per scaricare la traccia GPS (in formato GPX) clicca su:
(gentile concessione Max Gastaldi vedi commenti)

Traccia GPS

Dati del giro:

Anello Bardonecchia - Pian dei Morti - colle della Rho - col de la Replanette - colle di Valle Stretta - rifugio Re Magi - Bardonecchia

Presenze: Roberto (d.d.g.), Gigi (d.d.g.), Bobo, Luca gem., Ste gem., Daniele, Marco R., Panna, Giangi e il mitico Guido Ragazzini (quello del libro!!!) + cinque amici del CAI Uget.

Quota di partenza: 1270 m (Bardonecchia)

Quota Max: 2541 m (colle della Rho)

Disl.: 1550 m

Ciclabilità salita: 95%

Ciclabilità discesa: 95%

Difficoltà: BC+/OC (salita/discesa)

Sviluppo: 35 km
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venerdì 5 agosto 2005

Tre giorni tra Bardonecchia e Nevache

Valle di Susa - Val Clarée

Un giro a 8 impegnativo più per il terreno che per il chilometraggio, adatto a cicloescursionisti d'esplorazione che non temono il "portage" in salita (e a volte anche in discesa...). Con due soli giorni a disposizione si può fare solo l'anello principale eliminando la seconda tappa.
Day 1: 5 Agosto 2005

Traversata Beaulard - Plampinet

Raggiunta Beaulard m 1160 (uscita A32 Oulx, poi direzione Bardonecchia) si parte dal campeggio in fondo al paese. Una stradina asfaltata rimonta subito con decisione e in pochi tornanti porta all'antica borgata Chateau - Castello m 1400. Si prosegue su un riposante sterratone forestale che taglia verso E fino a Pierremenaud m 1442 e si prende a destra la sterrata che, passando accanto a Vazon m 1650 (ultima fontana!), sale dolcemente il classico itinerario della Madonna di Cotolivier.
All'ultimo bivio m 2048, pochi metri sotto la chiesetta, si prosegue dritto (direzione Pourachet) fino alla fine della strada che diventa mulattiera e presto sentiero. Seguendo sempre le indicazioni per il Lago di Desertes si giunge a un'amena radura tra i larici proprio sotto la Croce S. Giuseppe e si prosegue su un ripido sentierino che conclude la parte facile del giro.
Con due gagliardi tornantini il sentiero si affaccia (m 2250) sulla selvaggia conca di Desertes che occorre risalire bici al fianco su una ex-mulattiera coperta di impedalabili sassi franati in perfetto stile "Chaberton" fino alla casermetta abbandonata (buon ricovero d'emergenza) e infine al Passo du Desertes m 2549.



Inizia la discesa per l'amplissimo vallone che piega a sinistra verso la Val Clarée: fin verso q. 2150 è uno spettacolare single track su terreno aperto tra rocce e prati, tutto in sella salvo brevissimi tratti sassosi. Giunti sul fondovalle la traccia si fa incerta e va a coincidere con una fiumara spesso malamente scavata e ingombra di tronchi d'albero. I pochi ometti sparsi qua e là consentono di trovare tracce pedalabili che però durano pochi metri, e solo quando il bosco si infittisce si ritrova un sentiero decente che diventa mulattiera e sbuca al pianoro degli Chalets des Acles m 1870. La discesa continua su una sterrata con scorci spettacolari sul sottostante vallone e termina a Plampinet m 1482 dove è possibile pernottare (in alternativa proseguendo a destra per 3km si trovano alberghetti e campeggio a Nevache).

Dati del giro: 1° giorno

Disl.: 1600 m

Ciclabilità salita: 85%

Ciclabilità discesa :85%

Difficoltà: BC+/OC (salita/discesa)

Sviluppo: 36 km

Day 2: 6 Agosto 2005

Anello del Fort de Lenlon

Da Plampinet si scende per 6 km su asfalto fino al ponte sulla Clarée, località La Draye. Si imbocca a destra la stradina sterrata, direzione Granon, che sale con numerosi tornanti a fondo discreto fino al villaggio di Granon m 1911 e prosegue guadando un rio. Al primo tornante a sinistra (m 2020) invece di proseguire sulla strada principale si tira dritto su una bella mulattiera, meno ripida, che conduce a un poggio panoramico (m 2209) e si raccorda poco sopra a uno sterratone quasi pianeggiante. Si prosegue a sinistra con andamento pianeggiante e, in corrispondenza di una specie di traliccio, si imbocca a destra l'ottima carrareccia militare che passa accanto a una caserma diroccata.



Senza strappi si arriva all'evidente Fort de Lenlon m 2508, dalla caratteristica forma circolare, circondato da una imponente cancellata di ferro. Panorama immenso sui monti della Valle di Susa e sui ghiacciai del Delfinato.
Si scende ora per pochi metri sull'itinerario di salita, imboccando a sinistra una mulattiera che taglia i prati e punta alla piazzaforte diroccata del Fort de l'Olive m 2235, a picco su Plampinet. La discesa è tecnica ma mai estrema e i tornantini lambiscono l'orlo di una impressionante comba detritica punteggiata di guglie calcaree.
Dopo una visita al Fort de l'Olive si prende l'evidente carrareccia che torna con tranquilli saliscendi sull'itinerario di salita di cui si ripercorre un breve tratto. Al bivio per il Fort de Lenlon si prosegue dritto, e con un lunghissimo traverso pianeggiante su ampia sterrata si arriva al frequentato Col du Granon m 2413 (punto di ristoro e folle di turisti motorizzati). Senza toccare l'asfalto si svolta a destra su uno sterrato abbastanza sconnesso e al primo tornante si sale la breve rampa rocciosa sulla destra: Col de Cristol m 2483.
Da colle ci si affaccia sugli omonimi laghi in fondo a un ampio vallone e li si raggiunge su sentiero a tratti sconnesso ma pedalabile. Dopo i laghi un breve tratto pianeggiante conduce alla parte più dura dell'itinerario, una ripida discesa su sentiero pietroso che va percorso per circa 20 minuti con bici in spalla. Giunti a uno spiazzo acquitrinoso si seguono le indicazioni "Nevache" sulla destra e, con un faticoso saliscendi e altri tratti scoscesi, si perde finalmente quota fino a trovare verso q.1900 un bel sentiero ciclabile nel bosco che porta facilmente a Nevache. In breve si discende a Plampinet.

Dati del giro: 2° giorno

Disl.: 1650 m

Ciclabilità salita: 98%

Ciclabilità discesa :90%

Difficoltà: BC/OC (salita/discesa)

Sviluppo: 53 km

VARIANTE del Col de Buffére (Clicca per vedere la recensione)
La dura discesa del Col de Cristol si può evitare proseguendo su asfalto in discesa dal Col du Granon fino al primo tornante (m 2175). Qui si imbocca la bella sterrata in quota risale al Col de Buffére (2427 m). Dal colle si scende su Nevache

Day 3: 7 Agosto 2005

Traversata Plampinet - Beaulard

Si risale verso Nevache e poco prima del paese si prende la strada a destra, direzione Col de l'Echelle, fino al tornante presso la cappelletta di N.D. de Bonne Recontre m 1695 dove a sinistra parte un sentiero (indicazione: GR 5B - Chalets de Vallée Etroite). Il sentiero, pedalabile dai più forti ma comunque mai estremo, arriva a un risalto erboso m 1885 dove confluisce un'altra traccia che sale molto ripida dal Colle della Scala, poi rimonta con tornanti in una splendida pineta il ripido versante sopra la spianata del colle. Giunti a un poggio m 2185 si continuano a seguire le indicazioni per Valle Stretta perdendo quota con due tornanti e attraversando con molta cautela un tratto esposto a picco sui calanchi che precipitano verso Nevache. Si giunge così ai diroccati Chalets de Thures m 2070, dove confluisce anche un ripidissimo e impedalabile sentiero che risale direttamente i calanchi da Nevache, e facilmente per prati al Col des Thures e relativo laghetto m 2194.



La discesa verso i rifugi della Valle Stretta m 1790 avviene su uno spettacolare sentiero dal fondo perfetto in un incantevole lariceto che ripaga di tutte le fatiche passate e imminenti.
Dalle grange si prende il veloce sterrato fino al Ponte della Fonderia m 1911, dopo il quale ci aspetta la fatica maggiore: il Colle di Valle Stretta m 2425 che si raggiunge con dure rampe e rari tratti in sella su sentiero molto sconnesso e pietroso.
Dal colle si scende verso Modane ma dopo 1.2 km imbocchiamo a destra il sentiero che mantenendosi in quota giunge al Col de la Replanette m 2338. Si scende ora sulla destra con un ripido traverso, si contorna un costone e si raggiunge il fondo del vallone, innestandosi sul sentiero che a destra, con un ultimo strappo, porta al Colle della Rho m 2541.
Dal colle, per un sentiero quasi tutto praticabile, si raggiunge la Caserma Piano dei Morti, sotto la quale a sinistra parte la lunga mulattiera militare che taglia gli scoscesi pendii della Blave. Prestando attenzione alle frane sempre in agguato e a un piccolo tunnel, si perde quota velocemente fino a un tornante che scende sulle Grange la Rho m 1685. Da qui una stradina asfaltata porta rapidamente a Bardonecchia e per la vecchia statale si rientra a Beaulard.

Dati del giro: 3° giorno

Disl.: 1850 m

Ciclabilità salita: 80%

Ciclabilità discesa :97%

Difficoltà: BC+/OC (salita/discesa)

Sviluppo: 43 km

Che dire!!!!!!
Grande giro, ambienti immensi, tempo bello salvo l''ultimo giorno, tanta fatica.....
La discesa dal Desertes è fantastica all''inizio ma il tratto centrale è proprio per chi ne ha voglia... idem per il Cristol dove di sassi ne abbiamo macinati proprio tanti.
La salita al colle di valle Stretta è quasi tutta a spinta quindi l'anello del colle della Rho è sicuramente meglio farlo al contrario (vedi Anello colle della Rho- colle di valle Stretta)
Da antologia la traversatina Nevache - Valle Stretta, un luna park indimenticabile in uno dei più bei boschi della nostra carriera.

Dati del giro:

Anello Beaulard - Pierremenaud - Madonna di Cotolivier - Passo du Desertes - Plampinet - La Draye - Granon - Fort de Lenlon - Col du Granon - Col de Cristol - Nevache - Plampinet - Col de l'Echelle - Col des Thures - Rifugi della Valle Stretta - Colle di Valle Stretta - Col de la Replanette - Colle della Rho - Bardonecchia - Beaulard

Presenze: Bobo, Roberto, Gigi, Sergio (incontrato casualmente al Lenlon)

Quota di partenza: 1160 m (Beaulard)

Quota Max: 2549 m (Passo du Desertes)

Disl.: 5100 m

Ciclabilità salita: 87%

Ciclabilità discesa : 90%

Difficoltà: BC/OC

Sviluppo: 132 km
woof & Bo

sabato 16 luglio 2005

Col Clapier

Valle Susa

Bella giornata di sole per questo classico itinerario affrontato in buona compagnia durante la gita sociale del Gruppo MTB CAI di Savona.

La partenza giro è presso Le Grand Croix, cioè la vecchia dogana francese; si inizia salendo lungo la statale per alcuni km fino ad imboccare la sterrata a destra che sale al forte Roncia (non appena la statale comicia a scendere).
Lago del Moncenisio

La bellissima sterrata alterna tratti ripidi a tratti pianeggianti e in breve siamo al forte; proseguiamo superando un ponticello e ridiscendiamo con decisione sulla statale dove svoltiamo a destra. Oltrepassato di poco il colle del Moncenisio imbocchiamo la strada che a sinistra scende verso il lago e prosegue senza possibiltà di errore fino al colle del Piccolo Moncenisio. La salita, facile, risulta un poco noiosa vista la recente asfaltatura. Giunti al colle del Piccolo Moncenisio cominciamo a salire tenendo la sinistra con una serie di tornanti e fondo roccioso. La strada risulta molto varia e alterna tratti in salita a brevi discese, fino ad immettersi nel vallon de Savine, dove diventa un sentiero.
A facilissimi tratti in piano si alternano brevi rampe su grosse rocce, un po' tecniche ma molto divertenti.
In prossimità del Lac de Savine

Poco prima di giungere al lago de Savine attraversiamo una pietraia, poi superato il lago proseguiamo su una ripida salita tecnica fino al col Clapier; qui il sentiero continua aggirando un roccione (passaggio in discesa da fare a piedi perché un pò esposto) e con una breve salita raggiungiamo una cresta panoramica. Sosta pranzo prima della discesa che ripercorre a ritroso tutto il sentiero dell’andata sino al penultimo tornante (a sinistra) prima del colle del Piccolo Moncenisio; da qui parte un evidente e largo sentiero erboso che prevalentemente in discesa con alcuni facili e divertenti passaggi su rocce porta al rifugio del Piccolo Moncensio.
Dal Rifugio proseguiamo la sterrata che conduce sulla strada dell’andata che percorriamo a ritroso sino al bivio che precede di poco l’inizio del lago; svoltiamo a destra e pedaliamo lungo il lago in lieve salita fino ad arrivare al bivio con la strada che sale al forte Pattacreuse. Saliamo a destra fino ad un trivio, dove imbocchiamo la strada a sinistra, che in lievissima discesa, conduce ad un quadrivio. Teniamo sempre la sinistra, e con un veloce saliscendi raggiungiamo la sterrata abbandonata precedentemente. Dopo una veloce discesa raggiungiamo lo spiazzo ai piedi del forte Varisello dove imbocchiamo la sterrata che passa sopra la diga, al termine della quale svoltando destra si ritorna al punto di partenza.

Dati del giro:

Anello Le Grand Croix - Forte Roncia - colle del Moncenisio - colle del Piccolo Moncenisio - lago de Savine - col Clapier - Rifugio del Piccolo Moncenisio - forte Varisello - Le Grand Croix

Presenze: Bobo (d.d.g.), Roberto (d.d.g.), Gigi, Marco, Grazia, Elisa, Matteo, Munck, Rino, Ste, Luca, Alberto, Sergio (Chivasso), Barbara (Chieri), Toni (Chieri), Cristina (Chieri), Massimo (Chieri), Stefano (Chieri), Gianni (Chieri)

Quota di partenza: 1876 m (Le Grand Croix)

Quota Max: 2477 m (col Clapier)

Disl.: 1400 m

Ciclabilità salita: 98%

Ciclabilità discesa: 99,9%

Difficoltà: BC/BC

Sviluppo: 52 km
Bo

domenica 12 giugno 2005

Madonna di Cotolivier – Croce di S. Giuseppe

Valle Susa

Una salita Stra-classica con la bella variante della Croce di S. Giuseppe e il divertente sentiero che piomba su Desertes.

Da Oulx si supera il ponte sulla Dora e seguendo le indicazioni per la Mad.na di Cotolivier si inizia a salire lungo la strada asfaltata fino all'abitato di Pierremenaud (1442 m) tralasciando la variante che si incontra in un tornante a sinistra che porta a Chateau Beaulard. Da qui la strada diviene strerrata fino a raggiungere la bella borgata di Vazon (1650 m) ultimo punto per rifornirsi di acqua. Si prosegue lungo la strada principale con una serie di tornanti, si tralascia il bivio nel tornante a destra che porta alla borgata di Pourachet fino a raggiungere la cappelletta della Mad.na di Cotolivier (2105 m) dove si può godere di un bel panorama sulla valle Susa.Da Oulx si supera il ponte sulla Dora e seguendo le indicazioni per la Mad.na di Cotolivier si inizia a salire lungo la strada asfaltata fino all'abitato di Pierremenaud (1442 m) tralasciando la Da qui per tracce di sentiero (in direzione Chaberton) si segue una panoramica dorsale, non troppo tecnica, che confluisce dopo un breve saliscendi sulla carrozzabile che porta al Passo di Desertes. La carrozzabile diventa ben presto un bel sentiero di mezzacosta nel bosco con leggeri strappi in salita fino a raggiungere un prato dove si svolta a destra seguendo le indicazioni per la Croce di San Giuseppe. Con una serie di tornanti abbastanza tecnici ma pedalabili si prende quota fino a raggiungere in breve delle casermette trasformate in ricovero per i pastori; da qui si svolta a destra e con un mezzacosta si raggiunge l'ormai evidente Croce (gli ultimi 10 metri si spinge) e si viene ripagati della fatica da uno stupendo panorama. Per quanto riguarda la discesa si ripercorre l'itinerario di salita fino ad arrivare nuovamente alla conca prativa, la si supera (direzione Cotolivier) e si prende il primo sentiero a destra che scende verso il fondovalle. Il piacevolissimo sentiero conduce a delle fortificazioni e prosegue tra prati e boschi fino alla caratteristica borgata di Desertes; qui si prosegue su una bella e veloce carrozzabile sterrata e si arriva in breve alla statale ss.n.24 del Monginevro; si svolta a sinistra e si chiude l'anello dopo alcuni Km di asfalto.

Dati del giro:

Anello Oulx - Pierremenaud - Vazon - Mad.na di Cotolivier - Croce di San Giuseppe - Desertes - Oulx

Presenze: Bobo, Gigi

Quota di partenza: 1080 m (Oulx)

Quota Max: 2332 m (Croce di S. Giuseppe)

Disl.: 1400 m

Ciclabilità salita: 100%

Ciclabilità discesa :100%

Difficoltà: MC+/BC (salita/discesa)

Sviluppo: 35 km
Bo
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