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giovedì 10 settembre 2009

Traversata Rifugio Laus - Rifugio Savona

Dopo quella scialpinistica e quella escursionistica, tocca a noi festeggiare i 125 anni della sezione CAI di Savona con la traversata che unisce i nostri due Rifugi. Dopo un lungo lavoro di preparazione logistica e le mille "limature" al percorso ce l'abbiamo fatta! Quattro giorni indimenticabili in buona compagnia, a cavallo delle nostre valli più amate, su e giù per strade, mulattiere e sentieri.
Day 1 - (9) 10 settembre

Valle Stura di Demonte

Dopo il prologo serale e la notte in rifugio, il Tappone: quello con più dislivello, più asfalto, più km, ma anche quello con più "tecnico" in discesa. Mezze Marittime in un giorno!

Ci ritroviamo in sette a Savona, tre li prendiamo per strada, noi in furgone e le bici belle stipate nel rimorchio, "Gruppo Vacanze Piemonte" si parte!!!
All'imbrunire in quel di Callieri (1450 m) scarichiamo il tutto, soppesiamo con viva preoccupazione gli zaini che ci massacreranno le vertebre per i prossimi quattro giorni ed è subito salita: la ripida sterrata che senza un momento di respiro in un'oretta ci porta al rifugio. Dalla calura savonese siamo piombati a 6°C e la stufa accesa ce la godiamo tutta. Cena abbondante, giro di grappe offerto da Emilio che compie gli anni, si dorme bene ma la sveglia sarà a un'ora inaudita per dei bikers...
Passo di Collalunga

Ore 7, cielo terso, un grado, Venere e la Luna brillano ancora nella quasi oscurità, si parte davvero!
In pochi minuti, mentre albeggia, costeggiamo il bellissimo e scenografico laghetto del Laus (1910 m) e ci teniamo sull'ampia strada militare della Collalunga, che grazie a recenti lavori di ripristino è in buone condizioni e tutta ciclabile, pur con qualche strappo, fino alla famosa casermetta della prua di nave. Superiamo il cippo di confine, prendiamo il primo sole ai Laghi di Collalunga e con due tornanti a spinta siamo sull'enorme spianata del passo (2550 m). Un gruppetto per mantenersi in forma tira dritto fin verso la cima di Collalunga, poi ci ricompattiamo e affrontiamo la spettacolare, impegnativa discesa verso la val Tinée, facendo molta attenzione al sentiero (poco segnalato all'inizio) e ai numerosi resti di filo spinato ancora in mezzo ai piedi.
Il sentiero balcone sulla val Tinée

Perdiamo un po' di quota su terreno sconnesso ed esposto, poco ciclabile, poi ci allunghiamo su un'immensa balconata di prati, segnata da gigantechi ometti, e arriviamo in vista del Lagarot (2170 m). Lasciamo a destra il nuovo sentiero balcone e proseguiamo sulla traccia principale, che scende ruvidamente "plein sud" con percorso molto impegnativo, sassoso e sconnesso, dove solo i migliori riescono a restare in sella.
Una della più belle discese della nostra carriera...

Quando abbiamo sceso 1000 m dal colle incontriamo le case di Douans e sbuchiamo su un'ampia sterrata (1450 m), rinunciando a proseguire sul sentiero che viene dato come pedonale. In breve siamo al fondovalle e, tra statale e varianti di pista ciclabile, siamo a Isola (872 m). Adesso viene il bello...
Dopo un frugale pasto, all'una in punto affrontiamo la calura dello stradone per Isola 2000, 17 km di asfalto senza sconti e senza scorciatoie che si concludono in uno dei posti dove la "valorizzazione" turistica ha dato il peggio di sè, almeno quando non cè la neve a nascondere le devastazioni delle piste.
Costeggiando il complesso principale dell'agglomerato, usciamo su una pista sterrata in prossimità di un laghetto artificiale uso "cannoni" e guadagnamo una sterrata nel bosco, evidente tracciato di una ex strada militare. Puntiamo a sinistra, sotto uno skilift, verso l'evidente insellatura del Col Merciére (2346 m) ed entriamo così nel Parc National du Mercantour. Tra soste e ricerca acqua si sono fatte le cinque.
In vista del Col Merciére

Superato il valico siamo finalmente di nuovo in montagna: ampie praterie, sotto di noi una splendida foresta di conifere e la sterrata che scende con ampi tornanti. Non resta che seguire il lungo, rilassante percorso che con un paio di saliscendi arriva al Pont d'Ingolf (1952 m) e risale per una stradina cementata al Col de Salése (2031 m). Fine delle fatiche!
In pochi veloci km la sterrata arriva a Le Boréon, e in vista del lago troviamo la deviazione per il posto tappa di stanotte, le sette, la cena è pronta, sbrigatevi con la doccia!

Dati della tappa:

Traversata Callieri - rifugio Laus - Passo di Collalunga - Douans - Isola - Isola 2000 - Col Merciére - Col de Salése - le Boréon

Presenze: Paolo, Roberto, Bobo, Floro, Luca, Maurino, Munch, Panna, Rino, Sergix

Quota di partenza: 1450 m (Callieri) - 1912 m (rif. Laus)

Quota Max: 2550 m (Passo di Collalunga)

Disl.: 450 + 2430 m

Ciclabilità salita: 94%

Ciclabilità discesa: 99%

Difficoltà: BC/OC

Sviluppo: 5 + 69 km


Day 2 - 11 settembre


Val Vésubie

Tappa lunga ma molto meno dura di ieri, con piacevole finalino tecnico nella Valle più amata...


Rifocillati e belli freschi, affrontiamo subito un'altra esagerazione di km su asfalto, stavolta però in discesa, non senza ammirare appena partiti la bella cascata del Boréon. Sosta a Saint Martin Vésubie e giù fino al bivio per La Bolléne (570 m), dove imbocchiamo lo stesso percoso provato a giugno: pont du Véséou, la Bolléne, piste de Malagratta nell'omonima rigogliosa foresta. Fa fresco anche se l'umdità si fa sentire e affontiamo con la dovuta calma il breve ma intenso tratto a spinta alla fine della pista forestale, poi ci rilassiamo al solito baretto del Camp d'Argent (1737 m) prima di decidere il da farsi.
Lungo la discesa dell' Authion

Il tempo infatti sembra promettere pioggia e, forse con un eccesso di prudenza, rinunciamo alla vetta dell'Authion per tagliare lungo la strada che scende ai ruderi delle casermette (Cabanes Vieilles) e alla Baisse de Caran (1707 m). Seguiamo in discesa lo sterratone della "via normale" in direzione della Val Roya, sul crinale tra i valloni di Cairos e della Maglia, e giunti alla cisterna della Colla Bassa (1350 m) ci dividiamo: un gruppetto opta per la lunga strada forestale nel Vallon de Cairos, mentre il giro prosegue a sinistra della cisterna e con un paio di tornanti scende a lambire la conca detta Lagouna (1072 m). Da qui per raggiungere il fondovalle ci sono due possibilità, noi costeggiamo verso sinistra (non imboccando la strada privata più ripida) e scendiamo ancora con due ampi tornanti fino a un'indicazione di sentiero pedonale. In realtà il sentiero è ottimamente ciclabile e con un traversone nel bosco raggiunge la b. 179. Più ripido, con tornantini ma sempre molto divertente, il sentiero scende ancora alla b. 184 e piomba con un'ultima intensa picchiata al fondovalle del Cairos, pochi metri sotto la strada asfaltata.
Un altro incredibile sentierino in Roya...

In breve raggiungiamo la statale della Val Roya nel punto più basso di tutta la traversata (405 m) e risaliamo a Fontan per raggiungere il resto del gruppo.
Tutto sommato la tappa è stata di soddisfazione e "sacrifichiamo" il Sentier Valléen per risalire sulla strada fino a La Brigue (770 m), attesi dal patron dell'Hotel Fleur des Alpes che ci ammannisce una lauta cena.

Dati della tappa:

Traversata le Boréon - la Bolléne Vésubie - Piste de Malagratta - Camp d'argent - Baisse de Caran - Colla Bassa - Fontan - La Brigue

Presenze: Paolo, Roberto, Bobo, Floro, Luca, Maurino, Munch, Panna, Rino, Sergix

Quota di partenza: 1500 m (le Boréon)

Quota Max: 1888 m (pendici Authion)

Disl.: 1780 m

Ciclabilità salita: 100%

Ciclabilità discesa: 100%

Difficoltà: MC/BC

Sviluppo: 78 km


Day 3 - 12 settembre

Val Roya

Tappa di trasferimento, condizionata dal meteo sfavorevole, sui monti ormai di casa.


La strada la sappiamo: da La Brigue si sale sulla solita pista per Notre-Dame des Fontaines, Col Linaire, Bassa di Sanson (1700 m) ma, appena rientrati sul patrio suolo, nubi minacciose si addensano intorno a noi.
Salita al Garezzo

Il tempo di raggiungere la Collardente e l'addensamento condensa sotto forma di pioggia frustrando le nostre bellicose intenzioni alpinistiche. Non resta che ripiegare tra una goccia e l'altra sulla strada del Passo della Guardia (1458 m) che costeggia gli innumerevoli valloncelli del versante S del Saccarello e risalire faticosamente al Colle Garezzo (1771 m). Lo sterratone, sempre molto sassoso, ci porta al Colle San Bernardo di Mendatica (1260 m) dove facciamo una lunga sosta ai box per problemi di gomme.
Il tempo è un po' migliorato e per scendere al Colle di Nava prendiamo prima una piccola variante (segni dell'Alta Via) e poi, sempre sull'Alta Via, il bellissimo single track del Forte Possanghi che mette veramente d'accordo tutti su come dovrebbe essere un sentiero ciclabile...
La discesa sul colle di Nava dal Forte Possanghi

Con un paio di rudi tornantini siamo al Colle di Nava (930 m), scendiamo su asfalto fino a Cantarana e imbocchiamo la divertente pista ciclabile, in buona parte sterrata, che senza problemi costeggiando il Tanaro ci porta a Ormea (730 m). Cena sontuosa e sistemazione di lusso all'albergo!

Dati della tappa:

Traversata La Brigue - Bassa di Sanson - Collardente - Passo della Guardia - Colle Garezzo - San Bernardo di Mendatica - Colle di Nava - Ormea

Presenze: Paolo, Roberto, Bobo, Luca, Munch, Panna, Rino, Sergix, Ziododo, Marco, Grazia

Quota di partenza: 770 m (La Brigue)

Quota Max: 1771 m (Colle Garezzo)

Disl.: 1450 m

Ciclabilità salita: 100%

Ciclabilità discesa: 100%

Difficoltà: MC/BC

Sviluppo: 60 km


Day 4 - 13 settembre

Val Tanaro

Breve ma molto intensa, la tappa conclusiva si svolge su un terreno sicuramente poco frequentato dai bikers!
Lo sterrato della Colla dei Termini

L'inizio è dei più classici, da Ormea prendiamo per Valdarmella e poi svoltiamo per lo sterrato della Colla dei Termini. Si sale con regolarità, senza sorprese, sotto un sole che già alle otto ricomincia a picchiare duro. Al tornante di quota 1600 però abbandoniamo la principale per un traversone che costeggiando sotto l'Antoroto raggiunge un'isolata malga (Pian Cavallo, 1680 m) e prosegue sempre più dissestata fino a perdersi nei prati.
Senza cambiare direzione, seguiamo il sentiero, piuttosto aereo ma dal fondo liscio, che attraversando ripide praterie giunge a un poggio senza nome: e adesso...?
Il bel traversone dopo la malga di Pian Cavallo

Adesso prendiamo una traccia appena visibile che si infila nella faggeta e, con una stretta, divertente discesa, raggiunge un poco visibile segnale dove si raccorda con il sentiero che proviene dalle borgate sottostanti. Da qui proseguiamo con percorso abbastanza avventuroso su quella che appare come un'antica mulattiera, alternando brevi tratti ciclabili, espostissimi canaloni e ripidi "portage". Il rifugio è là, in vista, ma un paio di passaggi obbligati richiedono il giusto tempo per traghettare le bici e dare una mano ai meno alpinisticamente avvezzi.
"portage" ... con brivido ...

Siamo così all'intaglio della Scaletta (1530 m), dove un'ultima discesa tagliata nella roccia mette fine alle difficoltà lasciandoci in una fitta faggeta. Senza problemi superiamo una zona di acquitrini e arriviamo infine, sempre in mezzacosta, alle Case Mulattieri (1430 m) dove ci attende l'ultima piccola fatica: un quarto d'ora di spinta (qualcuno ha ancora il coraggio di pedalare...) e ci aspetta la piccola folla festante al Rifugio Savona (1600 m), è fatta!

Dati della tappa:

Traversata Ormea - Pian Cavallo - La Scaletta - Rifugio Savona

Presenze: Paolo, Roberto, Bobo, Luca, Munch, Panna, Rino, Sergix, Marco, Grazia, Ilaria, Mirna

Quota di partenza: 730 m (Ormea)

Quota Max: 1680 m (Pian Cavallo)

Disl.: 1300 m

Ciclabilità salita: 80%

Ciclabilità discesa: 90%

Difficoltà: OC/OC

Sviluppo: 19 km

Per scaricare la traccia GPS (in formato GPX) clicca su

Traccia GPS


Chiudiamo così un grande giro, fatica totale 231 km per 7410 m di dislivello.
Un ringraziamento particolare va a tutti coloro che si sono impegnati per la riuscita dell'impresa e a tutti coloro che hanno partecipato dimostrando ancora una volta l'unione e la compatezza del nostro bel ... gruppone ...
woof & Bo

lunedì 11 settembre 2006

Monte Bertrand (m 2484)

Valle Tanaro

Un tranquillo lunedì, gita di mezza giornata... E invece abbiamo di nuovo fatto l'impresa!
In cima ci siamo arrivati!!!

Partiamo per nulla di buon'ora e alle dieci meno un quarto lasciamo l'auto al bivio di Carnino. La giornata è splendida e finalmente le mattine cominciano a essere piacevolmente fresche.
Raggiunta Upega proseguamo per la strada delle Salse e al ponte Giaireto (m 1585) prendiamo sulla destra una sterrata di recente tracciamento. Una volta tanto una strada fatta come si deve, ben assestata e di pendenza accettabile anche se qualche strappo ogni tanto costringe ad alzarsi sui pedali. A mo' di ascensore siamo tosto sullo sterratone delle Navette o "via del sale" e proseguiamo verso destra per un paio di km fino al bivio per la casa dei cacciatori. Sulla sinistra si diparte un bel sentierino che dopo due curve diventa inciclabile, e ti pareva che non spingevamo anche oggi?
Va be', ansimando qua e là siamo a Colla Rossa (m 2174) e incrociamo la strada più alta e probabilmente più antica della zona, la ben tracciata e inerbita Via Marenca che corre sul crinale italo-francese. La prendiamo verso destra e aggiriamo il Monte Bertrand, ancora pietraie e bici a spingere fino a un rampone che ci scodella sul crinale presso Cima Velega.

La Via Marenca sul costone E del M. Bertrand

L'idea era di tirare dritto ma ci guardiamo un attimo indietro, quella non è la croce di vetta? Alè, si va, verso la cima spingiamo ancora ma se avessimo la gamba si farebbe tutta in sella: all'una e poco più siamo in cima al Monte Bertrand (m 2484) e ci godiamo lo spetacolare panorama sulle Marittime e le valli circostanti.

Traccia pedalabile verso la vetta


Quasi in cima

E tocca alla discesa, adesso finalmente si sta in sella, in troppo pochi minuti voliamo al Colle di Selle Vecchie, si potrebbe fare la strada ma restiamo ancora sulla Marenca che, mantenendosi sul versante francese, aggira la Cima di Pertegà e in un ambiente sempre spettacolare ci porta in vista del rifugio Don Barbera.

Discesa al colle di Selle Vecchie, sullo sfondo la Missun e il Bertrand

A questo punto la via più logica sarebbe tornare sulla strada in direzione Monesi e scendere a Upega per le varie piste nel bosco, ma noi non ne abbiamo ancora a basta e piombiamo su Carnino. Dalla gola della Chiusetta fino in fondo è un OC di quelli duri, il sentiero non concede pause e quando siamo a Carnino le braccia sono in fiamme.

Dati del giro:

Anello Carnino - Upega - ponte Giaireto - Colla Rossa - Monte Bertrand - Colle di Selle Vecchie - rifugio Don Barbera - gola della Chiusetta - Carnino

Presenze: Roberto, Bobo

Quota di partenza: 1300 m (Carnino)

Quota Max: 2484 m (Monte Bertrand)

Disl.: 1450 m

Ciclabilità salita: 96%

Ciclabilità discesa : 99%

Difficoltà: BC/OC (salita/discesa)

Sviluppo: Km 38
woof

Aggiornamenti:
  • 2 luglio 2010
Variante di discesa dal vallone di Upega
Si ritorna sulla cima del Bertrand dopo un po' di anni. Il tempo scarseggia come sempre e abbiamo la sola mattinata libera, quindi quale miglior giro non troppo distante, che faccia respirare un po' d'aria di montagna!
Salita al Bertrand dalle Selle Vecchie

Lasciata l'auto a Upega, ripercorriamo "l'ascensore delle Navette" ma poi optiamo di salire la cima direttamente dal Colle delle Selle Vecchie, più veloce e pedalabile rispetto all'antica via Marenca. Di neve non ce n'è più, salvo due chiazze poco sotto la cima, mentre il sentiero si presenta idilliaco come sempre ... in salita tra l'altro è ancora più di soddisfazione rispetto alla facile discesa!!! ... peccato la presenza di mosche e tafani, un vero flagello!!!
Ritornati per lo stesso percorso al colle delle Selle Vecchie, ripercorriamo per poche centinaia di metri direzione Monesi lo stradone e svoltiamo a sinistra in corrispondenza di una palina che indica Upega (2 ore), scendendo l'omonimo vallone.
Il primo tratto seppur inerbito è molto divertente e malgrado la pendenza elevata risulta divertentissimo e ciclabilissimo, quasi esaltante (... magari fosse tutto così!!!).
Purtroppo a un certo punto attraversiamo il rio e ci ritroviamo in un pratone con erba alta e spesso "piacevolmente" avvolti dalle ortiche; del sentiero non si scorge più neppure l'ombra ... proseguiamo andando a fiuto, alternando tratti in sella ad altri a spinta, fino a quando scorgiamo i ruderi delle case Nivorina (circa 1600m) dove stando alle carte dovrebbe passare il sentiero.
In effetti dopo l'attraversamento di alcune fasce scorgiamo una traccia, che diventa ben presto un evidente sentiero, che in breve con un divertente mezzacosta ci riporta alla base. Con un po' di pulizia potrebbe diventare una signora discesa!
Il vallone di Upega, tratto finale

Per scaricare la traccia GPS (in formato GPX) clicca su

Traccia GPS

Presenze: Bobo - Roberto - Panna - Luca Gem.
Diff.:BC+/BC+ Disl.: 1250 m km 27

Bo
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