Un giro imperdibile, da farsi in una giornata di meteo perfetto, altrimenti le nuvole vi nasconderanno lo spettacolo. Fino al Mont Fortin, vi aspetteranno una tranquilla risalita ed una vista che ha pochi paragoni. Se poi vorrete proseguire lungo il nostro percorso, il gioco si farà più duro, ma chiuderete un giro epico, foriero di emozioni incomparabili.
Lasciata l’auto a la Thuile (quota 1465 m) con abbondante scorta d’acqua poiché non se ne troverà per tutto il giro, saliamo su asfalto verso il Piccolo San Bernardo. Superata la prima serie di tornanti, poco prima della località Pont Serrand, prendiamo a destra la strada indicata dalla palina dei sentieri 2 – 11 – 11a. Il fondo è per lunghi tratti asfaltato e per altri ghiaioso ma comunque in buono stato e la pedalata è agevole. In breve tempo raggiungiamo Porassey (1900 m), poi la strada diventa sterrata e disegna una curva a destra: entriamo nel Vallon des Chavannes che con un lunghissimo traverso ci accompagna fino al colle omonimo (quota 2603 m).
Sono oltre 700 metri di dislivello che però passano senza che ce ne accorgiamo: siamo troppo intenti ad ammirare prima un sentiero a tornantini sull’altro versante del vallone (n. 10a, che porta al Laityre e stuzzica la nostra voglia di esplorazione) poi le cime imbiancate che emergono da dietro lo spartiacque: la Tete Blanche 3884 m), l’Aguille de Bionnassey (4052 m) e pian piano anche i 4810 m del Monte Bianco.
All’Alpe des Chavannes Superieur (2400 m) ignoriamo una carrareccia che si stacca a destra. Ormai manca poco, la sterrata diventa diventa un po’ più stretta, a tratti si riduce a sentiero, superiamo la deviazione per il Mont Fortin (a destra, quota 2570, ben indicata da una palina) che prenderemo tra poco, e con qualche altro giro di pedale siamo al colle.
Apoteosi!
Gli occhi non sanno dove fermarsi. A destra sul Bianco, sui suoi ghiacciai che scendono in Val Veny e alimentano il Lac du Miage, a due passi dal Rifugio Elisabetta; sotto di noi l’invitante e tortuoso sentiero n. 2 e a ovest la traccia che attraversa gli sfasciumi e porta al Col de la Seigne. O ancora più a sinistra sulla nera pietraia in cui notiamo il sentierino n.10 che non potremo lasciarci sfuggire la prossima volta dato che, secondo la cartina, porta non senza difficoltà ai 2737 m del Col de Bassaserra con un forte che ben distinguiamo sulla cresta a sud. Giriamo ancora un po’ lo sguardo verso sud-est ed ecco lo sfavillante ghiacciaio del Ruitor.
Gli occhi sono già ampiamente appagati, ma le gambe no: siamo partiti poco più di due ore fa.
Dopo una lunga sosta, torniamo sui nostri passi fino al sentiero per il Mont Fortin, da imboccare con la bici al fianco ma che subito presenta un lungo mezzacosta perfettamente ciclabile, portandoci sopra ad alcuni bei laghetti. Proseguiamo aggirando qualche residua lingua di neve e ci troviamo ad attraversare altri laghetti. Da qui si vede il forte e la ripida traccia che lo raggiunge. In un quarto d’ora con qualche breve tratto a spinta ma per lo più in sella, siamo tra i ruderi. E di nuovo di fronte al Bianco.
Vediamo anche sotto di noi un sentiero (n. 9) che porta al fondovalle della Veny, innestandosi su una sterrata che da lì sale a Plan Checrouit. Probabilmente è troppo difficile da fare in sella ma sappiamo già che verremo a provarlo.
Se non apprezzate il portage, adesso potete scendere sui laghetti visti in precedenza, seguire il sentiero anche divertente che porta all’Alpe Chavannes e riguadagnare la sterrata del vallone percorsa in salita. Comunque tornerete a casa soddisfatti e neanche troppo stanchi.
Se invece vi piace immergervi nella Storia e nell’avventura, e non vi fate problemi a spingere e portare la bici anche per un’oretta abbondante, seguiteci.
Proseguiamo sui resti della militare ormai ridotta a sentiero che passa proprio sulla cresta e ci fa sorvolare il lac de l’Aiguille des Chavannes, di un memorabile blu cobalto. Poi il fondo e la pendenza ci costringono al primo tratto di portage. Con molta attenzione e bici a spalle superiamo quel che resta di un tornante, scendiamo di qualche decina di metri sul sentiero in mezzo alla pietraia e ci affacciamo su un traverso che ci porta al Col du Berrio Blanc (2848 m). Abbassiamo lo sguardo e gli occhi si illuminano vedendo il laghetto nel bel mezzo del nevaio proprio sotto di noi.
Con le antenne dritte e la bici al fianco camminiamo per una mezz’oretta sul traverso prima scavato nella parete poi un po’ più aperto fino al Col des Charmonts (2815 m). Qui il fondo migliora e si pedala di nuovo in cresta su un aereo sentiero che ci porta alle Fourches de la Youlaz. Scendiamo ancora in sella su una bella sequenza di tornanti, alcuni un po’ scavati, e con una breve risalita di qualche minuto a spinta raggiungiamo il Col de la Youlaz (2639 m) affacciandoci per l’ultima volta sulla Val Veny.
Altre angolazioni del Bianco, altri sospiri, ma si sta facendo tardi.
In sella sul traverso in leggera discesa a sinistra, raggiungiamo velocemente il Col d’Arp (2571 m) dove mettiamo in memoria anche il single track che scende a Dolonne (Courmayeur) e poi scendiamo decisamente nel vallone, perdendo il sentiero nel fondo inerbito. Dopo un po’ di ricerca a naso, lo ritroviamo nei pressi dei ruderi del vecchio Rifugio Reggiani a fianco del torrente. In breve si trasforma un una comoda carrareccia con la quale raggiungiamo una malga.
Pochi metri di risalita verso sinistra e poi giù, ormai sui tornanti in asfalto. Quando il bello sembra finito, l’amico Mauro che ci ha guidati per tutto il giro, ci fa un ultimo regalo: prendiamo a sinistra il sentiero n. 4 (indicato con vernice gialla su un masso a destra della strada). Un sentierino molto tecnico nel bosco che ci fa divertire con diversi passaggi tecnici fino alla borgata Le Balme, due chilometri di asfalto sotto La Thuile.
Nove ore dopo la partenza siamo alla fine di un giro magari non ipertecnico, ma certamente dei più gratificanti che ci siano capitati sotto le ruote.
Cosa state aspettando?
Dati del giro:
Anello: La Thuile – Col des Chavannes – Mont Fortin – Col du Berrio Blanc – Col de la Youlaz - col d’Arp – La Thuile
Presenze: Ziododo, Sergix, Panna, Enrico, Mauro, Ugo
Quota di partenza: 1465 m (la Thuile)
Quota Max: 2865 m (poco prima del Col des Charmonts)

Disl.: 1700 m
Ciclabilità salita: 80%
Ciclabilità discesa: 99%
Difficoltà: BC+/BC+
Sviluppo: 40 km
Sergix







Anche la strada è più scorrevole ma abbiamo già "la mille" nelle gambe e si va pianino. Alla fine siamo a Rifugio Grand Tournalin (2524m), bella struttura di recente realizzazione dove veniamo adeguatamente rifocillati e ospitati in un comodissimo camerone. Come chiudiamo la porta si mette a diluviare!