lunedì 30 agosto 2010

Anello del monte Bellino

Val Maira

Ambienti unici, selvaggi, di alta montagna per questo classico anello assai conosciuto che soltanto per pigrizia mancava ancora nelle nostre descrizioni ... vediamo di rimediare!!!
... la guglia della Rocca Castello e l'Oronaye sullo sfondo ...
In auto attraversiamo quasi tutta la val Maira, superiamo Acceglio e a Villar svoltiamo a destra per la borgata Lausetto, luogo di partenza del giro.
Tempo di nuove apparizioni: oggi tocca a un'altra nota personalità dello scialpinismo locale pedalare con noi, la mitica Chiara; la tostissima Mirella e il Pische completano gli esordi di oggi.
Da Lausetto iniziamo la salita del vallone di Traversiera che grazie a una bella militare in perfetto stato di conservazione ci permette di acquisire agevolmente quota. Morfologicamente il vallone si presenta aperto, con ampi pascoli e creste arrotondate sul lato sinistro idrografico, mentre a destra le severe pareti verticali del Cervet e poi del gruppo Freide/Albrage contornano l'interminabile vallone. L'insidia più grande di questa risalita è spesso rappresentata dal caldo ma oggi la giornata è bella fresca e per nostra fortuna limpidissima.
Il vallone di Traversiera
In breve superiamo la cappelletta della Madonna delle Grazie (1990 m) eccezionalmente aperta per lavori di restauro e proseguiamo lungo i 16 km di carrareccia militare che ci separano dalla Colletta (2830 m), sullo spartiacque tra le valli Maira e Varaita (questo tratto è in comune con un altro spendido itinerario, quello del Monte Faraut già descritto). Dopo una breve sosta pranzo ai baraccamenti che ospitano il rifugio Carmagnola scendiamo per meno di cento metri di dislivello in direzione val Varaita per poi risalirne altri 100 seguendo le indicazioni per il colle di Bellino (2804 m). Questa breve risalita sarà l'unico tratto di portage del nostro giro (volendo si può contornare a sinistra il monte Bellino e poco prima del colle di Traversiera svoltare a destra risalendo la vetta per poi scendere direttamente sul colle).
Colle di Bellino sullo sfondo la piramide dell'Aiguille de Chambeyron
Al colle ci riaffacciamo sulla val Maira con davanti agli occhi le imponenti cime del Brec e dell' Aiguille de Chambeyron e più a sinistra l'Oronaye.
Scendiamo lungo i facili tornanti che solo a tratti presentano un fondo smosso fino al sottostante vallone del Maurin. Da qui la traccia attraversa splendidamente gli immensi pratoni, con vista sull'imponente Rocca Castello che domina il fondovalle, fino a ricongiungersi con il sentiero principale del Maurin.
Si continua piacevolmente la discesa malgrado le tracce man mano che si scende diventino sempre più numerose a causa dei tanti pascoli presenti, fino a confluire sulla sterratona di servizio di alcune malghe. Qui si può operare alcuni tagli tecnici su sentiero, oppure proseguire la carrozzabile che passa sotto la Rocca Provenzale con alcuni tratti di nastro bitumato fino all'abitato di Chiappera. A Chiappera attraversiamo lo splendido borgo passando accanto alla chiesa e prendiamo il Sentiero Occitano. Questo dapprima sale grazie a una larga sterrata fino a un colletto per poi ridiscendere su sentiero abbastanza tecnico ma sempre perfettamente pedalabile. Un ultimo lungo traverso semipianeggiante con tratti su pietraia infida ci immette sui pratoni che sovrastano la borgata di Lausetto e da qui in breve scendiamo alla base.
Bobo
La parte alta della discesa dal colle di Bellino

Per scaricare la traccia GPS (in formato GPX) e vedere la mappa del percorso clicca su:

Dati del giro:

Anello Lausetto - Madonna delle Grazie - La Colletta - Colle di Bellino - Chiappera - Lausetto

Presenze: Bobo, Rino, Chiara, Mirella, Pische

Quota di partenza: 1510 m (Lausetto)

Quota Max: 2830 m (La Colletta)

Disl.: 1600 m

Ciclabilità salita: 95%

Ciclabilità discesa: 100%

Difficoltà: MC/BC+
               M2-T2(T3)-E1


Sviluppo: 34 km

  • Aggiornamenti - Varianti - Sentieri associati

  30 Settembre 2010 - Giro del colle di Rui

 


12 Agosto 2014
Alla Colletta (2830 m) prendiamo a sinistra, come per la classicissima traversata del M. Bellino, ma al bivio manteniamo la direzione Sud puntando verso lo scosceso paretone del Monte Albrage. Comincia qui un lungo, spettacolare traverso che alterna tratti ciclabili e qualche minuto di portage in ambiente estremamente selvaggio, con panorama (ed esposizione!) sul vallone appena risalito. Sempre tenendo la traccia dell'ex mulattiera militare, sfioriamo il colle di Traversiera (2854 m), passiamo sotto la parete dell'Albrage (pietraia non ciclabile dove il sentiero quasi si perde) e giungiamo in vista del cucuzzolo giallastro del Baraccone (2912 m).
A questo punto evitiamol'invitante traccia che prosegue dritto (breve passaggio molto esposto e franoso) e svoltiamo a destra, risalendo bici in spalla un paio di tornanti che conducono al più sicuro colle di val Fissela (2872 m). Con percorso orizzontale contorniamo sulla destra il Baraccone e arriviamo al  paso di Lauset, dove inizia la discesa verso il colle di Rui (clicca)
woof

7 commenti:

Maki ha detto...

Mi fischiano le orecchie... :-)

Fra le due alternative che ponete mi permetto di suggerire di passare per la cima, stessa fatica, più panorama e discesa ciclabilissima, anche se quei 100 metri di pietraia verso la Val Varaita li ricordo con affetto... dal 2003!

Se poi la discesa classica vi annoia traversate dalla Colletta fino al Colle di Rui via colle dalla Val Fissela. Lo so che quasi non si vede, ma il sentiero c'è, e se ne cicla parecchio. Poi scendete direttamente a Chiappera, senza vedere l'asfalto.

Anonimo ha detto...

27-08-2011
Giro molto bello, colpi d'occhio fantastici. Io sono salita sulla cima del monte Bellino e poi di li sono scesa al colle passando per una ripida pietraia.
Non voglio scoraggiare i futuri ciclisti, ma vorrei far osservare che dal punto di vista tecnico, la discesa dal monte e poi anche dal colle è abbastanza complicata, con punti esposti è abbastanza arei. Il giro è comunque molto fattibile, ma credo sia buona norma sapere realmente dove si va a parare. Io non sono una discesista, Roki Mountain front, però leggendo i libri di itinerari per mtb nelle valli cuneesi questo è classificato "OCE++" ovvero Ottimo Ciclista Escursionista con 2 aggravanti.
Buon divertimento a tutti!
Fe

Bobo ha detto...

Ti ringrazio per il commento trovo sia sempre utile conoscere le oppinioni e le valutazioni di tutti: allo stesso tempo ti invito a dare una guardata alla scala di difficoltà CAI alla quale noi facciamo riferimento la trovi qui (http://www.mtbcai.it/scaladifficolta.asp).
Parto dal presupposto che le valutazioni sulle difficoltà nelle gite da noi descritte, siamo tutt'altro che infallibili , anzi ...!!! Però nello stesso tempo trovo sia difficile confrontarsi se il paragone lo fai con alcune recenti pubblicazioni del cuneese che usano scale di difficoltà "inventate" (vedi OCE++ ...) ovvero mai ratificate da nessun ente o associazione; a mio avviso scrivere un libro inventandosi una scala di difficoltà è sbagliato perchè in questo modo si crea soltanto una gran confusione nel lettore ... io penso che un'uniformità di ciò che si và a classificare (nel nostro caso un sentiero) sia difficile e allo stesso tempo molto importante; questo però ha senso se si parla una "lingua comune" altrimenti son chiacchere al vento...
buone pedalate
Bo

Maki ha detto...

Concordo con Bobo e aggiungo due cose.

I sentieri cambiano, e tanto, anche nell'arco di una stagione. Lo stesso sentiero che trovi con fondo compatto e liscio a giugno a fine agosto può essere molto smosso con pietre libere, e magari due settimane dopo una fangaia impossibile perché ha diluviato e poi una volta asciutto ricomincia il ciclo.

E poi il tempo passa anche per le bici, per le guide e per i ciclisti, e soprattutto le bici oggi non sono tutte uguali. Una front corsaiola è molto più difficile da guidare nel tecnico rispetto ad una all-mountain; quindici anni fa le bici erano molto più simili fra loro.
I giudizi di un libro con qualche anno sulle spalle sono probabilmente da rivedere specie se basati su di un concetto di "difficoltà". La cosa ottima della scala CAI è che si basa sulle caratteristiche morfologiche del percorso e non sull'abilità del ciclista, per cui il giudizio resta valido nel tempo.

Domandina innocente per Fe: la sella la abbassi in discesa? La "ripida pietraia" non me la ricordo per niente ripida. La parte sotto il colle l'anno scorso l'avevo trovata effettivamente parecchio rovinata, ma sopra no.

Enrico ha detto...

Salve, permettetemi di aggiungere una chicca a questo bellissimo giro che lo fa diventare impeccabile.Scendendo dal Bellino, arrivati a quota 2300 circa, tenersi tutto a sin e percorrere il divertente sentiero praticamente tutto pedalabile che con largo semicerchio tocca la Grangia Marin 2150 e Grangia Turré 2089, risalire in bici alla sovrastatnte Grangia Rivero e poi, bici a spalle, raggiungere il Colle Greguri 2309. Da lì magnifico "campa giù" fino a Chiappera (parte in comune con la discesa dal Rui). Non si tocca asfalto e il sentiero sotto il Greguri è la saga del tornantino, una chicca rispetto il brutto stradone sterrato o la strada carrozzabile. Per la risalita contare circa 45 min.
Riguardo la scala di difficoltà è molto relativa e dipende in gran parte anche dal mezzo. Io utilizzo una Cube Fritzz 160 davanti e dietro e raramente scendo dalla bici a rischio di capottarmi(!!) porto però con me sempre le protezioni. La mia % di ciclabilità in discesa è di conseguenza superiore a quella di altra gente che vedo o che è in gita con me e alcune discese che reputo poco difficili sono per altri quasi impraticabili!!!
Riguardo la classificazione, non tenete conto di quella presente sul libro di Gianfranco Suda "Dal colle di Tenda al Colle dell'Agnello" uscito lo scorso anno perchè è chiaramente dedicata a persone già un pò anzianotte o principianti. Io ho acquistato il libro rimanendone molto deluso perchè su 60 itinerari ce ne sono due interessanti, gli altri sono dedicati al classico ciclista della domenica. La cosa non è assolutamente negativa, avrebbe però potuto evidenziare in copertina questa particolarità.
E' chiaro che, in relazione agli altri itinerari, il giro del Bellino ha il massimo delle difficoltà. E' poi assurdo come, in molte gite descritte (in particolare il giro del Soleglio Bue)non indichi mai la possibilità di evitare l'asfalto su splendidi sentieri (la discesa dal Colle San Giovanni su Canosio sul Percorso occitano e la magnifica Scurcio da Chialvetta a Maddalena).
Enrico

Bobo ha detto...

Ciao Enrico,
concordo pienamente con te; la variante che proponi e' dal mio punto di vista, decisamente più' interessante del giro base che abbiamo descritto ma del resto quel giorno eravamo a corto di tempo e dovevamo tornare in patria ed era gia' tardi (...x noi sono 3 orette di auto)... In ogni caso appena riesco metto un riferimento in recensione ai commenti, in modo che chi ha voglia di arrotondare il dislivello e farsi un po' di tecnico ... sappia come fare!!! La variante dell'Albrage di al giro del Rui invece dovrebbe comparire a breve su Cicloalp ... Ce ne sono troppe da scrivere e siamo un po' indietro col lavoro!!
Per quanto concerne le pubblicazioni più' o meno recenti sulle alpi del nord ovest io penso che ad oggi l'unico testo degno di nota rimane a distanza di anni dalla sua prima pubblicazione quella che io considero la bibbia dei cicloalpinisti ovvero "mountian bike sulle strade militari alpine" dell'amico Guido Ragazzini ...su altri testi non ho mai trovato nessuna idea nuova che non avessimo gia' esplorato...
Buone pedalate in quota
Bo

Pier ha detto...

Fatto ieri 5/7/15, bellissimo. Partiti dal rifugio Campo Base abbiamo fatto il traverso da Chiappera a Lausetto con fioriture mediterranee da urlo (lavanda in primis) e poi su per la valle di Traversiera. Confermo che con il caldo è una salita pesante perchè senza un punto ombreggiato o acqua, anche se la pendenza e il fondo si fanno pedalare bene....ma in queste condizioni alla fine paghi dazio. Dal colle siamo saliti in vetta al Bellino, qualche tratto esposto da fare a piedi con piede fermo ma niente di che e ultimi metri prima della vetta a spalla. Dalla cima discesa subito appagante, non pericolosa ma da fare con attenzione visto il fondo di sfasciumi. Peccato per l'ultimo tratto su asfalto ma a quel punto la discesa fatta e il panorama avevano già abbondantemente ammortizzato il "costo" della gita. Grazie per lo spunto e la traccia.

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