lunedì 30 agosto 2010

Anello del monte Bellino

Val Maira

Ambienti unici, selvaggi, di alta montagna per questo classico anello assai conosciuto che soltanto per pigrizia mancava ancora nelle nostre descrizioni ... vediamo di rimediare!!!
La guglia della Rocca Castello e l'Oronaye sullo sfondo

In auto attraversiamo quasi tutta la val Maira, superiamo Acceglio e a Villar svoltiamo a destra per la borgata Lausetto, luogo di partenza del giro.
Tempo di nuove apparizioni: oggi tocca a un'altra nota personalità dello scialpinismo locale pedalare con noi, la mitica Chiara; la tostissima Mirella e il Pische completano gli esordi di oggi.
Da Lausetto iniziamo la salita del vallone di Traversiera che grazie a una bella militare in perfetto stato di conservazione ci permette di acquisire agevolmente quota. Morfologicamente il vallone si presenta aperto, con ampi pascoli e creste arrotondate sul lato sinistro idrografico, mentre a destra le severe pareti verticali del Cervet e poi del gruppo Freide/Albrage contornano l'interminabile vallone. L'insidia più grande di questa risalita è spesso rappresentata dal caldo ma oggi la giornata è bella fresca e per nostra fortuna limpidissima.
Il vallone di Traversiera

In breve superiamo la cappelletta della Madonna delle Grazie (1990 m) eccezionalmente aperta per lavori di restauro e proseguiamo lungo i 16 km di carrareccia militare che ci separano dalla Colletta (2830 m), sullo spartiacque tra le valli Maira e Varaita (questo tratto è in comune con un altro spendido itinerario, quello del Monte Faraut già descritto). Dopo una breve sosta pranzo ai baraccamenti che ospitano il rifugio Carmagnola scendiamo per meno di cento metri di dislivello in direzione val Varaita per poi risalirne altri 100 seguendo le indicazioni per il colle di Bellino (2804 m). Questa breve risalita sarà l'unico tratto di portage del nostro giro (volendo si può contornare a sinistra il monte Bellino e poco prima del colle di Traversiera svoltare a destra risalendo la vetta per poi scendere direttamente sul colle).
Colle di Bellino sullo sfondo la piramide dell'Aiguille de Chambeyron

Al colle ci riaffacciamo sulla val Maira con davanti agli occhi le imponenti cime del Brec e dell' Aiguille de Chambeyron e più a sinistra l'Oronaye.
Scendiamo lungo i facili tornanti che solo a tratti presentano un fondo smosso fino al sottostante vallone del Maurin. Da qui la traccia attraversa splendidamente gli immensi pratoni, con vista sull'imponente Rocca Castello che domina il fondovalle, fino a ricongiungersi con il sentiero principale del Maurin.
Si continua piacevolmente la discesa malgrado le tracce man mano che si scende diventino sempre più numerose a causa dei tanti pascoli presenti, fino a confluire sulla sterratona di servizio di alcune malghe. Qui si può operare alcuni tagli tecnici su sentiero, oppure proseguire la carrozzabile che passa sotto la Rocca Provenzale con alcuni tratti di nastro bitumato fino all'abitato di Chiappera. A Chiappera attraversiamo lo splendido borgo passando accanto alla chiesa e prendiamo il Sentiero Occitano. Questo dapprima sale grazie a una larga sterrata fino a un colletto per poi ridiscendere su sentiero abbastanza tecnico ma sempre perfettamente pedalabile. Un ultimo lungo traverso semipianeggiante con tratti su pietraia infida ci immette sui pratoni che sovrastano la borgata di Lausetto e da qui in breve scendiamo alla base.
La parte alta della discesa dal colle di Bellino

Per scaricare la traccia GPS (in formato GPX) e vedere la mappa del percorso clicca su:

Dati del giro:

Anello Lausetto - Madonna delle Grazie - La Colletta - Colle di Bellino - Chiappera - Lausetto

Presenze: Bobo, Rino, Chiara, Mirella, Pische

Quota di partenza: 1510 m (Lausetto)

Quota Max: 2830 m (La Colletta)

Disl.: 1600 m

Ciclabilità salita: 95%

Ciclabilità discesa: 100%

Difficoltà: MC/BC

Sviluppo: 34 km
Bo

lunedì 23 agosto 2010

Giro del Mont Froid

Vallée de l'Arc

Un’altra puntata in terra di Francia per provare un sentiero che secondo le cartine promette grandi soddisfazioni con relativamente poco sforzo. La zona è quella ben conosciuta del Moncenisio, costellata di forti, tra i quali quello del Mont Froid, meta odierna, da noi spesso sfiorato ma mai raggiunto.


Lasciata l’auto a Termignon con le scorte idriche necessarie per tutto il giro, prendiamo lo Chemin du Petit Bonheur in direzione nord, che lasciamo presto per una sterrata sulla destra con indicazione Replats des Canons.
In un paio d’ore di lunghi tornanti dal fondo in ottimo stato e fastidiose mosche raggiungiamo il Replat (quota 2090 m), arrivo della seggiovia. Breve sosta spuntino e ripartiamo, sempre nel bosco, prendendo a destra per il Col de Sollieres. Gli alberi cominciano a diradarsi e i ghiacciai della Vanoise si fanno largo tra le cime.
A quota 2300 circa troviamo un bivio: la nostra strada è quella di sinistra (andando dritto troverete un maremmano poco incline alle nuove amicizie). La pendenza è costante, mai eccessiva, ormai il bosco è sotto di noi e lo sguardo spazia verso ovest sulla Vanoise, con suoi ghiacciai ed alcuni sentieri che paiono molto invitanti. Purtroppo da giugno di quest’anno il Parc National de La Vanoise ha emesso un comunicato che limita l’uso della mountain bike a pochi sterratoni, molto panoramici ma per nulla tecnici. Ne abbiamo una copia, se a qualcuno serve, basta chiedere.
La Vanoise con il ghiacciaio del Dôme de Chasseforet

A quota 2440 m, dopo una lunga curva verso sinistra, ci si apre davanti il bellissimo traverso militare, ormai ridotto a sentiero ma tutto ancora perfettamente ciclabile, che ci porta dolcemente al Col De Sollieres (2639 m). Sulla cima di fronte a noi vediamo i ruderi del forte del Mont Froid con quel che resta degli ultimi tornanti che lo raggiungevano, ormai quasi totalmente sepolti dalle frane.
Giunti al colle, in passato avevamo seguito il sentiero contrassegnato dalle tacche con stella azzurra su fondo bianco che porta al lago del Moncenisio attraverso alcuni bellissimi affioramenti di gesso. Oggi invece proseguiamo verso il forte pedalando ancora per qualche minuto fino all’evidente palina appena sopra le vecchie caserme, alla quale appoggiamo le bici per raggiungere a piedi la cima, 100 m più in alto.
Da sopra vediamo che sarebbe stato meglio portare con noi i VTT perché il breve sentiero di cresta e la discesa sulla balise sono tranquillamente ciclabili. Sarà per la prossima volta.
Ci aggiriamo fra quel che resta dei muri, imbattendoci in due archi di pietra inaspettatamente sopravvissuti.
Qualcuno dei nostri in vetta le bici ce le aveva già portate anni addietro (... foto archivio 2005)

In pochi minuti siamo di nuovo in sella. Scendiamo a fianco delle casermette sulla larga traccia inerbita, seguendo le tacche gialle che ci fanno perdere quota con alcuni tornanti scavati dall’acqua ma comunque ciclabili. 200 m più in basso, alla vista di un ricovero, le tacche spariscono, ma vediamo laggiù sulla destra il sentiero che dobbiamo raggiungere quindi scendiamo per prati facendo attenzione alle tane delle marmotte, fino a ritrovare le tacche.

Giù per prati

Il sentiero pressoché pianeggiante che aggira il Mont Froid mantenendosi a quota 2050-2100 si rivela una bellissima intuizione: qualche passaggio tecnico ma nulla di insormontabile, mai troppo esposto, molto panoramico, alla portata di tutti.
Il bel sentiero che aggira il Mont Froid, sullo sfondo

Aggirato il crinale, superate alcune baite e qualche distesa di pinaioli, il sentiero si innesta nella sterrata cha sale da Bramans. La seguiamo in salita per un quarto d’ora, dando anche poco peso al sentierino che parte alla nostra sinistra a quota 2180 m. che invece avremmo dovuto prendere. Accortici dell’errore poco dopo, optiamo per un traversino che parte da un tornante, in corrispondenza di un piccolo ricovero per animali. Comunque dobbiamo dirigerci verso un sentiero indicato dalle carte sulla dorsale davanti a noi, che passa per Le Pres. Ci imbattiamo in una bella baitina in legno di recente costruzione e dobbiamo nuovamente scendere per prati fino al sentiero che vediamo in mezzo agli alberi, sul limitare del bosco.
Il traversino preso un po’ sulla fiducia ...

Qualche goccia di pioggia da un cielo ormai chiuso ci consiglia di non stare più a pensare tanto e andar giù per la via più breve: una larga traccia abbastanza ripida e di frequente coperta di pigne che ci porta sul paesino di Sollieres da dove, con la comoda sterrata a bordo del fiume, raggiungiamo Termignon e chiudiamo il giro.
La larga discesa finale nel bosco

Dati del giro:

Anello: Termignon – Col de Sollieres – Mont Froid – Termignon

Presenze: Ziododo, Sergix

Quota di partenza: 1300 m (Termignon)

Quota Max: 2681 m Caserme sotto il Mont Froid , 2822 Mont Froid

Disl.: 1600 m (+ 140 per il forte)

Ciclabilità salita: 100%

Ciclabilità discesa: 100%

Difficoltà: BC/BC+

Sviluppo: 31 km
Sergix & Dodo

domenica 22 agosto 2010

Ai piedi del Brec de Chambeyron

Valli Ubaye - Ubayette

Emigriamo in territorio francese alle pendici del Brec de Chambeyron per un giro nel cassetto delle "cose da fare" ormai da troppo tempo. Un giro duro con molto "portage", ampiamente ripagato da scenari unici e fantastiche discese ...
"Monsieur le Brec"

La partenza è dal caratteristico paesino di Saint Ours (val Ubayette 1775 m) facilmente raggiungingibile via valle Stura - colle della Maddalena - Larche, dove si prosegue qualche km per poi svoltare a destra (2,5 Km di risalita)
La parte iniziale e quella finale ricalcano l'itinerario da noi descritto nell'anello Col du Vallonet - Col de Mirandol
Dal paese iniziamo a pedalare sulla bella militare del Fort de Mallemort che non raggiungiamo perchè svoltiamo a sinistra, seguendo il segnavia per la Tete de Viraysse, che si incunea nel vallon du Pinet.
Il tratto di discesa verso Fouillouse prima del bivio per Pas de la Couletta

La strada in ottime condizioni si pesenta a tornanti secchi e fondo buono il tutto assolutamente ciclabile. Pedaliamo fino a circa 2100m dove in prossimità dell'attraversamento del torrente abbandoniamo la carrozzabile per la Tete de Viraysse e proseguamo a sinistra lungo il sentiero per il Col du Vallonet (segnavia).
L'ambiente è fantastico di alta montagna, la Meyna (3067 m) domina il sentiero, che con un fondo ottimo prima attraversa dei pratoni, poi un salto costringe a proseguire per circa un centinaio di metri bici al fianco; dopo si rimonta in sella e si pedala agevolmente fino al col du Vallonet (2524 m).
Questo tratto si può evitare allungando il percorso e proseguendo lungo i tornanti del Viraysse per poi tagliare a sinistra, lungo un traverso molto evidente che taglia la pietraia sotto i paretoni della Meyna.
Il tratto di "spintage" prima del Pas de Couletta

Al col du Vallonet inizia l'esplorazione: tralasciamo la classica discesa diretta su Fouillouse e aggiriamo la Tete de Plate Lombarde seguendo le indicazioni per il Pas de la Couletta - col de Stroppia. Poche centinaia di metri e la strada si biforca, noi optiamo per la discesa a sinistra (indicazione Fouillouse - Pas de la Couletta) tralasciando la dura salita per il col de Stroppia.
Ci aspettano circa duecento metri di bella discesa facile nei pratoni, fino al bivio per il Pas de la Couletta che darà inizio alla parte più dura del nostro giro, ovvero circa 400 m di "spintage" senza compromessi. Da adesso il Brec de Chambeyron, una delle più belle montagne di questo tratto di Alpi, ci osserverà senza mai perderci d'occhio dall'alto dei sui 3389 m.
Ai piedi del Brec ... o meglio ... a piedi sotto il Brec

Giunti al Pas de la Couletta potremmo chiudere l'anello scendendo a sinistra al visibile Ref. du Chambeyron sulle sponde del Lac Premier, ma non siamo ancora troppo stanchi e quindi optiamo per proseguire in direzione del Col de la Gypière. Alternando brevi tratti a spinta ad altri pedalati attraversiamo una pietraia, rimanendo in quota, fino a raggiungere il fondo valle nei pressi del suggestivo Lac Long (2783 m). Qui incrociamo il sentiero principale che dal Ref. du Chambeyron sale al Col Gypière che faremo in discesa; il nostro obbiettivo è però la Tetè de la Frema un bel tremila che i cugini francesi spesso descrivono nei loro raid cicloalpinistici. Purtroppo l'ora tarda ci fermerà al bellissimo Lacs des Neuf Couleurs (2841 m) proprio sotto la nostra meta, dopo aver attraversato pedalando un lungo tratto di antiche morene ... un vero scenario lunare!!!
Lacs des Neuf Couleurs (2841 m)

Una breve sosta al lago e si riparte percorrendo, nel primo tratto il sentiero fatto in salita, e nei pressi del Lac Long puntiamo dritti verso il rifugio. La discesa è veloce e tutta facilmente pedalabile e in breve ci ritroviamo a fare rifornimento idrico al, non bellissimo da vedersi, Ref. du Chambeyron. Una nota a parte la merita sicuramente la conca su cui è stato costruita questa struttura, un luogo veramente incredibile!!!
L'incredibile traverso ...

Ripartiamo per i 600 m di dislivello che ci separano da Fouillouse: subito ci aspetta un interminabile traverso su sentiero dal fondo bellissimo a tratti esposto che taglia le pendici del Bec Roux. Normalmente ci esaltiamo per i sentieri tecnici, non è questo il caso, qui di tecnico non c'è nulla, ma risulta difficile descrivere la bellezza di questo sentiero a parole...
Il tratto alto della discesa dal Ref. de Chambeyron

Dopo il traverso tanti-tanti tornanti fino a sbucare a Fouillouse nell'esaltazione più totale, peccato che ora si torna a faticare. Evitiamo la visita della borgata, il tempo stringe, prendiamo a sinistra e poi subito a destra attraversiamo il fiume seguendo la pallina che ci indica l'ultima fatica di giornata, il Col de Mirandol, che ben conosciamo.
Uno sguardo al Pic della Font Sancte

Una bella carrozzabile dal fondo perfetto ci riporta in quota fino a 2100 m dove prendiamo il sentiero segnato per il col du Mirandol; il primo breve tratto risulta a spinta a causa dell'eccessiva pendenza ma, arrivati su un pratone, dal quale dominiamo tutta la valle dell'Ubaye, il sentiero ritorna ciclabile compiendo un lungo e panoramicissimo traverso fin sotto il colle. Nell'ultimo tratto la pendenza si accentua e costringe a un piccolo tratto di "spintage"probabilmente pedalabile, se non fossimo cotti...!!!
Giunti al col du Mirandol (2433 m) abbiamo una aerea visione di St. Ours come se fossimo su un elicottero; iniziamo la discesa lungo il sentiero che compie un primo traverso per poi scendere ripido su una dorsale compiendo alcuni tornantini; il fondo tenendo conto del contesto in cui siamo è buono e la discesa risulta come sempre spettacolare.
L'aerea discesa dal col de Mirandol

Bisogna comunque porre molta attenzione in alcuni tratti in cui il sentiero risulta in contropendenza e assai esposto; un minimo errore o insicurezza porterebbe a gravi conseguenze.......(consigliato scendere a piedi!!!).
In breve si scende i poco più di seicento metri di dislivello che ci separano da St. Ours.
Anche oggi la voglia di sentieri ...e che sentieri!!! ... ce la siamo tolta!!!

Per scaricare la traccia GPS (in formato GPX) e vedere la mappa del percorso clicca su:

Traccia GPS
Mappa

Dati del giro:

Anello St.Ours - Col du Vallonet - Pas de la Couletta - Lacs des Neuf Couleurs - Ref. du Chambeyron - Fouillouse - Col du Mirandol - St.Ours

Presenze: Bobo, Panna, SborderZena

Quota di partenza: 1775 m (St.Ours)

Quota Max: 2841 m (Lacs des Neuf Couleurs)

Disl: 2050 m

Ciclabilità salita: 70%

Ciclabilità discesa : 99%

Difficoltà: OC/OC (salita/discesa)

Sviluppo: Km 33

Bo
  • Aggiornamenti e Varianti:
Tete de la Frema (3150 m)
23 Luglio 2011
Ripetiamo l'itinerario in gita sociale, mettendoci due "3000" per buon peso e trasformandolo in una spettacolare due giorni in altura con pernottamento al Refuge du Chambeyron.
Dal Lac des Noeuf Couleurs risaliamo le evidenti tracce per il soprastante Col Gypiére (2925 m) cercando di evitare i nevai ancora persistenti, ci affacciamo per un istante sul suolo patrio e risaliamo bici al fianco i comodi tornantoni nel ghiaione sulla sinistra. La vetta è lì sopra e alcuni roccioni a metà sembrano sbarrare la strada, ma le evidenti tracce non consentono possibilità di errore.
... ModoloAle in discesa dalla vetta ...

La vista si fa sempre più spettacolare, a picco sopra il bivacco Barenghi e il vallone di Chiappera mentre in fondo affiora l'inconfondibile guglia Castello-Provenzale.
Dopo un passaggio tra le rocce il sentiero si fa esposto e chi soffre di vertigini può lasciare la bici per conquistare la croce di vetta (3150 m) a piedi.
Il ritorno una volta tanto si fa per la via di salita... chi ha portato la bici in cima assaggerà qualche passaggio trialistico sul filo del baratro, mentre al biker "normale" resta la soddisfazione della metà inferiore su un divertentissimo brecciato stabile, con bei tornantini arrotondati da fare tutti d'un fiato fino al colle e poi al lago!

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Dislivello dal lago alla vetta: +310 m
Difficoltà in discesa: BC (OC+ dalla vetta)
woof

Pointe d'Aval (3320 m)
23 Luglio 2011
Anche questa cima è evidentissima e sovrasta il Refuge du Chambeyron, subito a sinistra dell'Aiguille.
Dal rifugio riprendiamo per pochi metri il sentiero che risale verso il col Gypiére e pieghiamo subito a sinistra, seguendo l'indicazione "Pas de la Souvagea" (2889 m) e infilandoci in un valoncello sassoso.
L'ambiente è subito quello delle alte quote, ghiaioni e vegetazione pioniera di violette, crisantemi nani e altri fiorellini temerari. Si smette di pedalare quasi subito ma in mezz'oretta siamo al valico, affacciandoci su altri panorami strepitosi in particolare verso il vallone di Maljasset e il Pic de la Font Sancte. Continuiamo sull'ampio crestone su una larga traccia che in teoria conduce facilmente alla vetta (3320 m)... oggi purtroppo il freddo proibitivo del primo mattino e il vento tagliente ci impongono un dietrofront, così quando l'altimetro segna i fatidici 3000 scattiamo la foto di rito e torniamo sui nostri passi.
... il crestone ... fantastico!!!

La discesa sul crestone è un esempio da manuale di aderenza sulla massima pendenza. Il fondo che dire fantastico è riduttivo consente di scendere lentamente assaporando ogni metro di questa cresta aerea ma mai pericolosa, poi dal passo in giù affrontiamo qualche passaggino tecnico più convenzionale su ghiaioni sconnessi e in pochi minuti siamo nuovamente al rifugio.
Peccato per la vetta... torneremo...

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Dislivlello in salita: +375 m (700 alla vetta)
Difficoltà in discesa: BC (OC dalla vetta)
woof

martedì 17 agosto 2010

Vallonetto e Barricate

Valle Stura di Demonte

Guardate da Murenz o dai Becchi Rossi le Barricate... provate a vedere il sentierino che scende nel vallone a destra delle pareti... non lo troverete neanche col cannocchiale! ... ma esiste ... ed è un vero spettacolo!
Il profondo canalone iniziale coi sui tornanti ... incredibilmente ciclabili!!!

Ancora Stura, ancora alla scoperta degli inesauribili tesori di questa valle!
Per un giro completamente "sans bitume" (abitumico) stavolta arriviamo in auto a Pietraporzio e saliamo la stretta stradina che finisce a Moriglione S. Lorenzo.
Rimontiamo in una splendida mattinata, finalmente libera dalle calure di questa tremenda estate, la "Solita": Pilone, gias Vallonetto, colle di Salsas Blancias... per adesso vie di arroccamento più furbe non ne abbiamo ancora trovate ...
Nei pressi del colle di Salsas Blancias

Va beh!, in due comode orette siamo all'attacco della sempre splendida strada ex-militare, ridotta a sentiero, che con un fantastico traverso finisce al colle del Vallonetto (2530 m). A sorpresa veniamo raggiunti da un'illustre personalità alpinistica genovese che si aggrega alla discesa e avrà modo di apprezzare la nostra versione del "Ripido"...
Quanto segue è in pratica una variante di discesa del classico giro del Vallonetto (clicca), che prevede il superamento del colle della Montagnetta e la divertente discesa nel vallone di Servagno. Ma la spettacolarità e l'impegno tecnico della discesa meritano sicuramente una descrizione a parte.
Verso il Colle Vallonetto ... sempre grandi emozioni!!!

La meta è ben visibile sporgendosi dal Vallonetto: un gias con recinto (2260 m ca.) nel grande prato sotto di noi, dove arriviamo in pochi minuti con un facile ampio traversone su una meravigliosa mulattiera inerbita. Traversato il prato verso sinistra, ci troviamo sull'orlo di quello che sembra un precipizio ma là in fondo, al di là del ruscello, è evidente il traversone che ci aspetta. Il ripidissimo versante è in realtà percorso da una serie di tornantini spettacolari, percorribili in sella e dal fondo non così terribile, ma estremamente esposti e da affrontare a piedi se non si è dotati della tecnica necessaria. Il finale di questo primo muro è praticamente senza sentiero e si svolge sulla massima pendenza (circa 70m di dislivello da fare bici al fianco).
... il traversone che ci aspetta!!!

Superato il rio ammiriamo alla nostra destra l'impressionante parete di calcare "millefoglie" che marca l'inizio delle mitiche Barricate e ci sovrasterà per buona parte della discesa.
Tutti in sella, via, si parte! Un primo spettacolare traverso si conclude in un rado boschetto di pini dove perdiamo un po' di quota su divertenti tornantini; poi usciamo sul versante principale della Stura con altri tornanti, sconnessi ed esposti, fino a un mezzacosta a volo sopra Pontebernardo. L'originaria destinazione militare del sentiero ci viene ricordata dalle opere di sostegno ancora ben conservate e dai graffiti dei soldatini "classe 1913" che di sicuro venivano quassù con uno spirito ben diverso dal nostro...
Sotto le imponenti pareti delle Barricate ... Sborder in azione!!!

Entrando nella pineta il paesaggio diventa un po' meno "minerale" e il sentiero si addolcisce in una larga mulattiera inerbita, sulla quale perdiamo velocemente quota con ampi curvoni in totale relax. Tra fasce a prato sbuchiamo su una sterrata, e intorno a quota 1400, poco sopra la frazione Castello, lasciamo un tornante per imboccare a sinistra il sentiero delle borgate (contrassegnato col simbolo della pecora sambucana).
Dopo un breve tratto su sterrata nel bosco il sentiero "pecora" rimonta verso sinistra; seguitelo, e non fate come noi che siamo rimasti sullo sterrato andandoci a perdere nei prati...
Dopo una risalita il sentiero taglia nel bosco in single track, alternando piacevoli traversi a dure rampe fino a un poggio che sovrasta il fondovalle. Da qui in poi il percorso è entusiasmante, su terreno aperto, ma i prati sono veramente ripidi e il minimo errore si pagherebbe finendo sulla statale là sotto!
Una panchina in posizione improbabile segna la fine del sentiero: in pochi metri caschiamo per facili roccette sulla sterrata del Pilone, e in un minuto rientriamo alla base chiudendo un anello perfetto.
Il sentiero "pecora"

In conclusione, a discapito dei numeri modesti, questo giro entra senza dubbio tra le migliori e più adrenaliniche discese della nostra carriera. Per l'esposizione e la tecnicità del percorso raccomandiamo di andare solo se in possesso di una buona preparazione tecnica e padronanza del mezzo, e in ogni caso di prestare molta attenzione!!!

Per scaricare la traccia GPS (in formato GPX) e vedere la mappa del percorso clicca su:
Dati del giro:

Anello Moriglione- Pilone - colle di Salsas Blancias - colle del Vallonetto - I Gias - vallone Conforent - sentiero delle borgate - Moriglione

Presenze: Roberto, Bobo, Sergix, Enrico, Maurino, Massimo, (guest star) SborderZena

Quota di partenza: 1410 m (Moriglione S. Lorenzo)

Quota Max: 2550 m (pendici M. Bodoira)

Disl: 1260 m

Ciclabilità salita: 100 %

Ciclabilità discesa : 95%

Difficoltà: MC+/OC+ (salita/discesa)

Sviluppo: Km 23,5

woof & Bo

sabato 7 agosto 2010

Chavannes, Mont Fortin e Vallon de Yulaz

Valle d'Aosta

Un giro imperdibile, da farsi in una giornata di meteo perfetto, altrimenti le nuvole vi nasconderanno lo spettacolo. Fino al Mont Fortin, vi aspetteranno una tranquilla risalita ed una vista che ha pochi paragoni. Se poi vorrete proseguire lungo il nostro percorso, il gioco si farà più duro, ma chiuderete un giro epico, foriero di emozioni incomparabili.

Lasciata l’auto a la Thuile (quota 1465 m) con abbondante scorta d’acqua poiché non se ne troverà per tutto il giro, saliamo su asfalto verso il Piccolo San Bernardo. Superata la prima serie di tornanti, poco prima della località Pont Serrand, prendiamo a destra la strada indicata dalla palina dei sentieri 2 – 11 – 11a. Il fondo è per lunghi tratti asfaltato e per altri ghiaioso ma comunque in buono stato e la pedalata è agevole. In breve tempo raggiungiamo Porassey (1900 m), poi la strada diventa sterrata e disegna una curva a destra: entriamo nel Vallon des Chavannes che con un lunghissimo traverso ci accompagna fino al colle omonimo (quota 2603 m).
Il tranquillo Vallon des Chavannes

Sono oltre 700 metri di dislivello che però passano senza che ce ne accorgiamo: siamo troppo intenti ad ammirare prima un sentiero a tornantini sull’altro versante del vallone (n. 10a, che porta al Laityre e stuzzica la nostra voglia di esplorazione) poi le cime imbiancate che emergono da dietro lo spartiacque: la Tete Blanche 3884 m), l’Aguille de Bionnassey (4052 m) e pian piano anche i 4810 m del Monte Bianco.
All’Alpe des Chavannes Superieur (2400 m) ignoriamo una carrareccia che si stacca a destra. Ormai manca poco, la sterrata diventa diventa un po’ più stretta, a tratti si riduce a sentiero, superiamo la deviazione per il Mont Fortin (a destra, quota 2570, ben indicata da una palina) che prenderemo tra poco, e con qualche altro giro di pedale siamo al colle.
Apoteosi!
Vista sul gigante Bianco ...

Gli occhi non sanno dove fermarsi. A destra sul Bianco, sui suoi ghiacciai che scendono in Val Veny e alimentano il Lac du Miage, a due passi dal Rifugio Elisabetta; sotto di noi l’invitante e tortuoso sentiero n. 2 e a ovest la traccia che attraversa gli sfasciumi e porta al Col de la Seigne. O ancora più a sinistra sulla nera pietraia in cui notiamo il sentierino n.10 che non potremo lasciarci sfuggire la prossima volta dato che, secondo la cartina, porta non senza difficoltà ai 2737 m del Col de Bassaserra con un forte che ben distinguiamo sulla cresta a sud. Giriamo ancora un po’ lo sguardo verso sud-est ed ecco lo sfavillante ghiacciaio del Ruitor.
Gli occhi sono già ampiamente appagati, ma le gambe no: siamo partiti poco più di due ore fa.
Dopo una lunga sosta, torniamo sui nostri passi fino al sentiero per il Mont Fortin, da imboccare con la bici al fianco ma che subito presenta un lungo mezzacosta perfettamente ciclabile, portandoci sopra ad alcuni bei laghetti. Proseguiamo aggirando qualche residua lingua di neve e ci troviamo ad attraversare altri laghetti. Da qui si vede il forte e la ripida traccia che lo raggiunge. In un quarto d’ora con qualche breve tratto a spinta ma per lo più in sella, siamo tra i ruderi. E di nuovo di fronte al Bianco.
I laghetti sotto il Mont Fortin ed il sentiero che lo raggiunge

Vediamo anche sotto di noi un sentiero (n. 9) che porta al fondovalle della Veny, innestandosi su una sterrata che da lì sale a Plan Checrouit. Probabilmente è troppo difficile da fare in sella ma sappiamo già che verremo a provarlo.
Se non apprezzate il portage, adesso potete scendere sui laghetti visti in precedenza, seguire il sentiero anche divertente che porta all’Alpe Chavannes e riguadagnare la sterrata del vallone percorsa in salita. Comunque tornerete a casa soddisfatti e neanche troppo stanchi.
Se invece vi piace immergervi nella Storia e nell’avventura, e non vi fate problemi a spingere e portare la bici anche per un’oretta abbondante, seguiteci.
Si pedala sulla cresta a più riprese

Proseguiamo sui resti della militare ormai ridotta a sentiero che passa proprio sulla cresta e ci fa sorvolare il lac de l’Aiguille des Chavannes, di un memorabile blu cobalto. Poi il fondo e la pendenza ci costringono al primo tratto di portage. Con molta attenzione e bici a spalle superiamo quel che resta di un tornante, scendiamo di qualche decina di metri sul sentiero in mezzo alla pietraia e ci affacciamo su un traverso che ci porta al Col du Berrio Blanc (2848 m). Abbassiamo lo sguardo e gli occhi si illuminano vedendo il laghetto nel bel mezzo del nevaio proprio sotto di noi.
Azzurro effimero

Con le antenne dritte e la bici al fianco camminiamo per una mezz’oretta sul traverso prima scavato nella parete poi un po’ più aperto fino al Col des Charmonts (2815 m). Qui il fondo migliora e si pedala di nuovo in cresta su un aereo sentiero che ci porta alle Fourches de la Youlaz. Scendiamo ancora in sella su una bella sequenza di tornanti, alcuni un po’ scavati, e con una breve risalita di qualche minuto a spinta raggiungiamo il Col de la Youlaz (2639 m) affacciandoci per l’ultima volta sulla Val Veny.
Altre angolazioni del Bianco, altri sospiri, ma si sta facendo tardi.
In sella sul traverso in leggera discesa a sinistra, raggiungiamo velocemente il Col d’Arp (2571 m) dove mettiamo in memoria anche il single track che scende a Dolonne (Courmayeur) e poi scendiamo decisamente nel vallone, perdendo il sentiero nel fondo inerbito. Dopo un po’ di ricerca a naso, lo ritroviamo nei pressi dei ruderi del vecchio Rifugio Reggiani a fianco del torrente. In breve si trasforma un una comoda carrareccia con la quale raggiungiamo una malga.
Vallon de Youlaz

Pochi metri di risalita verso sinistra e poi giù, ormai sui tornanti in asfalto. Quando il bello sembra finito, l’amico Mauro che ci ha guidati per tutto il giro, ci fa un ultimo regalo: prendiamo a sinistra il sentiero n. 4 (indicato con vernice gialla su un masso a destra della strada). Un sentierino molto tecnico nel bosco che ci fa divertire con diversi passaggi tecnici fino alla borgata Le Balme, due chilometri di asfalto sotto La Thuile.
Nove ore dopo la partenza siamo alla fine di un giro magari non ipertecnico, ma certamente dei più gratificanti che ci siano capitati sotto le ruote.
Cosa state aspettando?

Dati del giro:

Anello: La Thuile – Col des Chavannes – Mont Fortin – Col du Berrio Blanc – Col de la Youlaz - col d’Arp – La Thuile

Presenze: Ziododo, Sergix, Panna, Enrico, Mauro, Ugo

Quota di partenza: 1465 m (la Thuile)

Quota Max: 2865 m (poco prima del Col des Charmonts)

Disl.: 1700 m

Ciclabilità salita: 80%

Ciclabilità discesa: 99%

Difficoltà: BC+/BC+

Sviluppo: 40 km
Sergix
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