giovedì 30 settembre 2010

Giro del Colle di Rui

Val Maira

Questo fine stagione ci regala un altro gioiello della più bella e incontaminata valle cuneese: incastrandoci tra una perturbazione e l'altra mettiamo insieme una gita in quota di classe, coronata da una discesa interminabile e di grande soddisfazione all'ombra delle severe pareti del gruppo Castello-Provenzale. Un giro di impegno fisico deciso ma non esagerato, che merita di diventare un classico!
Colle Rui ... discesa D'OC ... (Foto Chiara)

Il quartetto di oggi, comprendente il coriaceo Rino e la determinatissima Chiaruzza, ormai entrata di diritto nello "zoccolo duro", lascia di buon'ora (quasi...) le case di Lausetto (1523 m) all'inizio del collaudato vallone di Traversiera.Risaliamo con comodo lo stradone fino alla Madonna delle Grazie, e dopo una coppia di tornanti passiamo tra due baite in un ampio pianoro (grange Morletto, 2219 m). Sulla sinistra parte una traccia nel prato, poco evidente e priva di segnalazioni, che costeggia due laghetti e rimonta un dosso erboso: seguendo le piste degli animali usciamo sulla solare conca del Pra Riondo nel vallone di Fissela, sotto il duro versante Nord del monte Cervet.

Salita al colle Rui in ambiente lunare ... (Foto Chiara)

Qui ci raccordiamo a una vecchia mulattiera militare coi segnavia bianco-rossi della GTA che risale il vallone in direzione del colle di Rui, e la frescura di questa magnifica giornata autunnale ci allevia la fatica dei frequenti tratti a spinta.
Superiamo diversi dossi in un ambiente sempre più pietroso, e in vista dell'ultima rampa prima del colle (slargo con ometti, 2680 m ca.) prendiamo a destra per tracce che diventano presto un marcato sentierone, a tratti in ottimo stato e quasi tutto ciclabile in salita.

"Spintage" appagante verso il Passo di Lauset

Si tratta del finale della spettacolare mulattiera ex-militare, che provenendo dalla zona del M. Bellino collegava diverse postazioni in quota attraverso i colli di Traversiera e Val Fissela: un "prossimamente" da verificare, di cui quello percorso oggi sembra il tratto più appagante per il cicloalpinista.

Per la Luna... sempre dritto, non puoi sbagliare...

Saliamo dunque la silenziosa, appartata conca sotto il Monte Freide e con qualche tornante, tra fortini ottocenteschi e resti del più recente Vallo Alpino, arriviamo all'ampia insellatura del Passo di Lauset (2889 m), punto culminante dell'antico percorso. Il tempo si è incupito e minaccia tempesta, ma non possiamo restare indifferenti alla vista strepitosa sul gruppo dello Chambeyron di fronte a noi. Ci attardiamo a visitare la piccola postazione in galleria, ancora in ottimo stato, che difendeva il colle, e a spiare da un vicino intaglio verso destra il panorama verso la Colletta e i resti della strada sotto il M. Albrage, quasi del tutto coperti dalle frane.
Dopo la pausa pranzo ci bardiamo per bene, fa quasi freddo, non ci resta che raggiungere Chiappera...

Qualche nuvola, ma il Brec ci osserva anche in questa discesa!!!

Si comincia con puro divertimento, ripercorrendo in scioltezza il tratto fino al bivio del Colle di Rui, poi risaliamo in pochi minuti al colle (2708 m) e ci affacciamo sul selvaggio vallone tra il Cervet e il complesso Castello-Provenzale, che ci terrà compagnia per il resto della discesa.
Il primo tratto, fino alla Colletta (2556 m), è uno di quei traversi sotto cresta che da soli giustificano qualsiasi fatica per arrivare in quota: fondo perfetto, sensazioni di volo in aereo, vista impagabile da tutti i lati. Con frequenti soste fotografiche scendiamo poi ampi, scorrevoli pendii prativi, lasciamo sulla destra una caserma abbandonata e ci avviciniamo alle guglie con una serie di entusiasmanti curvoni su "moquette" erbosa. Passiamo sotto uno scenografico masso in bilico e ci troviamo di fronte in tutta la sua imponenza l'impressionante parete Est della Rocca Castello.
Da qui, traversando a destra su sfasciumi, è possibile raggiungere il colle Greguri... ma ce lo lasciamo per la prossima e restiamo sul sentiero che picchia verso il pianoro di pascoli là in fondo. Cadono due goccine ma è un falso allarme e, tra nuvoloni neri e squarci di sole, arriveremo alla base schivandola ancora una volta.

Un Oronaye glassato all'orizzonte ...

Dobbiamo perdere 500 m attraverso una serie di difficoltà da mettere alla prova il biker più incallito: ruvidi tornantini, pietroni, ripido smosso, c'è proprio di tutto di più e quando arriviamo tra le mucche, ormai alla base della Provenzale, lasciamo raffreddare freni e polsi.
Siamo in vista di Chiappera e il sentiero, più scorrevole, si mantiene comunque interessante fino all'ultimo metro prima delle case. Un principio di colori autunnali saluta il nostro trionfale ingresso nella deserta piazza della chiesa (1614 m) e chiude una delle più lunghe, spettacolari e sostenute discese della nostra carriera (lo sappiamo... lo diciamo troppo spesso!!!).
Si è fatto tardi, rinunciamo a chiudere in eleganza col noto Sentiero Occitano e ci buttiamo sull'asfalto fino a Villaro (1399 m), per risalire all'auto con un chilometro di pura fatica.

La Rocca Castello in tutta la sua imponenza

Per scaricare la traccia GPS (in formato GPX) e vedere la mappa del percorso clicca su:

Dati del giro:

Anello Lausetto -. Grange Morletto - vallone Fissela- passo di Lauset - colle Rui - Chiappera - Villaro - Lausetto

Presenze: Bobo, Roberto, Rino, Chiara

Quota di partenza: 1523 m (Lausetto)

Quota Max: 2889 m (passo di Lauset)

Disl.: 1600 m

Ciclabilità salita: 75%

Ciclabilità discesa: 98%

Difficoltà: OC/OC

Sviluppo: 30 km

woof

domenica 19 settembre 2010

Giro dell'Auto Vallonasso

Val Maira

Variante meno famosa rispetto al giro dell'Oronaye precedentemente descritto col quale condivide circa metà del percorso; a costo di apparire fanatici, non possiamo evitare di sottolineare la totale assenza di nastro bitumato e l'ambiente unico nel quale si svolge l'itinerario ... una vera chicca per gli amanti della mountain d'alta quota!!!
Vallone d'Enchiausa ... itinerario d'oc ...

Si converge a Dronero con un gruppo numeroso e vario in rappresentanza di mezzo nord-ovest; si punta su Saretto (1520 m) per imboccare la ripida salita al campeggio di Fonti Maira e la magnifica strada militare per il pianoro di Grange Pausa, che raggiungiamo con comodi tornanti (2050 m) e una vista spettacolare sulla Rocca Provenzale e i monti dell'alta valle.
Proseguiamo dritti per la traccia di sentiero nei prati (la continuazione della strada, incompiuta, è in condizioni decisamente precarie) e pieghiamo a sinistra, alternando rudi salitelle a tratti a spinta, fino a un magnifico traverso un po' franoso ma quasi tutto pedalabile che sbuca su un panoramicissimo falso colletto (punta Bessie).
In prossimità di punta Bessie

Quasi sempre in sella proseguiamo in un ambiente alpino sempre più entusiasmante fino alla conca sotto il passo della Fea, superiamo una casermetta, un breve salto roccioso e arriviamo all'ampia sella del Passo della Cavalla (2539 m), segnata da altri ruderi e molto filo spinato (attenzione!).
Tralasciamo la traccia che prosegue in salita verso destra in direzione del Colle delle Munie (vedi Giro dell'Oronaye) e imbocchiamo l'evidente sentiero che in discesa punta dritto sul fondo della conca dominata a destra dall'imponente vetta dell'Oronaye e a sinistra dall'Auto Vallonasso. Evidente appare l'intaglio tra le due vette, il colle d'Enchiausa, che costituirà la nostra cima Coppi di oggi.
Al cospetto dell'Oronaye

Il sentiero attraversa immensi pratoni con pendenze assai modeste lasciando piena libertà di godersi gli incomparabili panorami che si parano davanti alle nostre ruote. In breve ci troviamo ad aggirare le sponde dello splendido Lago D'Apsoi (2303 m) stando attenti a non prosegire la discesa in direzione del Lago Visaisa, possibile e veloce via di fuga in caso di maltempo e descritta nell'epica traversata di alcuni anni fa.
Un memorabile e pedalabilissimo traverso ci immette nel vallone d'Apsoi e man mano che saliamo rimaniamo sorpresi dalle condizioni ottime in cui si mantiene il sentiero.
Soltanto alcuni anni fa le condizioni del sentiero non avrebbero permesso di pedalare un solo metro, oggi rimaniamo in sella fino a quota 2550 m ... spettacolo!!!
Sentiero da urlo sopra il Lago d'Apsoi ...

Un breve tratto di agevole spintage e siamo sotto il muro finale.
Qui al contrario i miei vaghi ricordi risultano confermati: i 150 m che ci separano dal colle sono di puro "Portage" ... di quello duro!!!
Finalmente sull'Enchiausa (2735 m) due ruote munito, era un sassolino che mi dovevo togliere da troppo tempo ... finalmente ci siamo!!!
Vallone d'Enchiausa ... parte alta

Una breve sosta ristoratrice e dopo aver ammirato la traccia di discesa che taglia l'immensa pietraia si scende; due bei traversi con altrettanti tornanti e subito il gioco si fa più duro, siamo nelle pietre fino agli occhi ... per poco meno di un centinaio di metri di dislivello si sta in sella per scommessa, poi gradatamente la quantità di pietre diminuisce e in breve ci troviamo ad attraversare un fantastico vallone su un fantasmagorico sentiero.
Alternando velocissimi traversi a tratti da "sagra del tornantino", il lungo vallone che ricorda epiche sciate lascierà il segno anche nell'album dei ricordi a due ruote.
Purtroppo anche le valli migliori finiscono e senza possibilità di errore ci ritroviamo a confluire sulla sterratona per il Colle Ciarbonet. Circa trecento metri di dislivello ci separano dal conosciuto colletto che vedrà la fine delle nostre fatiche di oggi.
Enchiausa ... sentiero finale ...

Alla spianata del Ciarbonet (2200 m) ci aspetta la discesa su Fonti Maira, con le solite spiacevoli sorprese del fangone nella parte alta e le brevi salitelle spaccagambe.
Come al solito però il campionario delle difficoltà su sentiero viene completato in tutti i suoi aspetti: single track nel bosco, ripidoni sconnessi, radici a go-go, tornantini e il cambio posteriore che, ancora al suo posto, tira un sospiro di solievo soltanto al campeggio...

Savonesi, genovesi, cuneesi e torinesi ... anche questa volta tutti d'accordo: ampiamente ripagato il prezzo del biglietto!!!
... e la "voglia di Portage" sale ...

Per scaricare la traccia GPS (in formato GPX) e vedere la mappa del percorso clicca su:

Dati del giro:

Anello Saretto - Grange Pausa - Passo della Fea - Passo della Cavalla - Lago d'Apsoi - colle d'Enchiausa - Vallone di Unerzio - colle Ciarbonet - Saretto

Presenze: Bobo, Sergix, Ziododo, Monica, Gualty, Susanna, Michele, SborderZena.

Quota di partenza: 1520 m (Saretto)

Quota Max: 2735 m (Colle d'Enchiausa)

Disl.: 1700 m

Ciclabilità salita: 87%

Ciclabilità discesa: 96%

Difficoltà: OC/OC

Sviluppo: 29 km
Bo

giovedì 16 settembre 2010

Giro della Rocca di S. Bernolfo

Valle Stura di Demonte

L'album delle figurine in Valle è quasi pieno... ma ecco spuntare dalla fervida fantasia di Bobo un "Manca" di tutto rispetto, che con qualche piccola fatica regala discese in un ambiente solitario e integro, finora trascurato dai bikers.
Vista aerea della strada e del lago di Collalunga dalla cima di S.Bernolfo

Si torna in Valle, con Chiara e Mirella che ci seguono in un giro di pura scoperta.
Lasciata l'auto nello slarghetto al sole (oggi bello fresco!) poco prima di Callieri (1430 m), saliamo in relax la strada asfaltata e poco prima di S. Bernolfo imbocchiamo a sinistra la classica, sempre duretta, salita al rifugio del Laus, oggi trafficatissima di bovini transumanti.
Al colletto prima del lago (1920 m) breve deviazione a piedi per il bunker ancora in ottime condizioni che sorvegliava il passaggio, poi affrontiamo con calma i tornanti della bella strada che in un'oretta raggiunge la ex-caserma e i magnifici Laghi di Collalunga (2429 m).
Il piccolo errore di valutazione ... la strada giusta appare evidente sulla destra

Ingannati da quella che sembra una strada ma è solo un piccolo acquedotto in rovina saliamo verso destra al laghetto superiore, a picco sotto il Colle della Seccia: voi seguite la traccia GPS che aggira da sinistra il lago principale, trascurando prima la deviazione a sinistra per il Passo di Collalunga e poi le tracce (sempre a sinistra) per la cima (vedi l'itinerario già descritto della cima di Collalunga). Mirella ci lascia per urgenti "spettacolari" impegni lasciando qualche senso di colpa nella povera Chiaretta, che prosegue con noi la nostra peregrinazione...
Aggiriamo così la panoramicissima conca, su una mulattiera ancora in discrete condizioni, arriviamo a un poggio con una ex cannoniera e scendiamo brevemente (ruderi di casermetta) al Colle della Seccia (2561 m). Splendida apertura su Marittime e Cozie, e la mulattiera ci invita a scendere con bei tornanti al sottostante laghetto.
La conca della Collalunga (foto Chia82)
Lago della Seccia

Costeggiato a sinistra lo specchio d'acqua, proseguiamo in mezzacosta su una bella traccia, con qualche tratto rovinato, che taglia il ripido pendio W della Rocca. A quota 2420 circa si prende a salire su un sentierino stretto ed esposto, sorvegliato da un maestoso stambecco che ci controlla dalla cresta. Qualche passaggio franato, un po' di tornanti in "portage" e andando piano ci godiamo la vista impagabile sull'aspro vallone che ci separa dal gruppo del Corborant.
Un "portage" ampiamente ripagato da un panorami unici

Lasciate le bici al colletto (2580 m) facciamo una breve deviazione alla Rocca di S. Bernolfo (2681 m), e le nubi che si addensano non ci impediscono di ammirare il panorama strepitoso.
Via, si scende! Ci affacciamo sul selvaggio vallone del Chiot della Roccia e il primo tratto del sentiero, completamente franato, ci obbliga a scomodi passaggi bici in spalla, poi montiamo in sella per una prima impegnativa serie di tornantini. Un traversone a fianco di un'impressionante guglia ci porta alla parte centrale della discesa, forse la più entusiasmante, con bei curvoni in mezzo a un ambiente selvatico tutto sassi e frane.
Il severo e tecnico vallone del Chiot della Roccia

A un falso colletto sorprendiamo un numeroso branco di camosci, poi continuiamo la discesa verso i primi boschetti dove la mulattiera si allarga e il fondo migliora notevolmente. Alternando tratti piacevoli a qualcuno un po' più dissestato planiamo alla fine sul colletto sopra il rifugio.
Veloce discesa a S. Bernolfo, poi per rientrare a Callieri tentiamo la ex, molto ex, strada di destra che arriva direttamente in paese. Purtroppo il totale abbandono ha trasformato più di metà del percorso in una pietraia... ma almeno abbiamo la soddisfazione di una discesa 100% abitumica!

Una bella sorpresa scendere, con divertimento, un vallone che tutti pensano appannaggio esclusivo dello scialpinsmo... e un grazie speciale a chi, tre generazioni fa, ha faticato per realizzare queste opere. Ogni metro della gita si è svolto infatti sull'antica viabilità militare - un patrimonio delle nostre Alpi che meriterebbe un po' più di attenzione da parte di chi amministra il territorio!

Per scaricare la traccia GPS (in formato GPX) e vedere la mappa del percorso clicca su:

Dati del giro:

Anello Callieri - rif. Laus - laghi di Collalunga - colle della Seccia - colletto di S. Bernolfo - rif. Laus - Callieri

Presenze: Roberto, Bobo, Chiara, Mirella

Quota di partenza: 1430 m (Callieri)

Quota Max: 2580 m (colletto tra le cime di S. Bernolfo)

Disl: 1400 m (+ 100m per la cima)

Ciclabilità salita: 80 %

Ciclabilità discesa : 95%

Difficoltà: BC+/OC (salita/discesa)

Sviluppo: 24 Km

woof

venerdì 3 settembre 2010

Tour du Queyras

Queyras

L'itinerario è stato da noi recensito sulla rivista Alpidoc N°75 autunno 2010 (clicca per leggere il pdf dell'Articolo: Benvenuti in Paradiso)

Forse più delle "casalinghe" valli Stura e Roya, il Parc Regional du Queyras sul versante francese delle Alpi Cozie, scelto per questa gita sociale del CAI Savona, è il vero paradiso della mountain bike.
Rilievi nettamente alpini ma mai aspri, ambiente incontaminato, una fitta e curatissima rete di sentieri senza paletti e divieti, panorami strepitosi: è stato veramente difficile decidere cosa fare con "soli" tre giorni a disposizione! Memori della bella esperienza di sei anni fa, alla fine abbiamo scelto di toccare alcuni luoghi "clou" collegati in un grande anello d'altura. Il meteo impeccabile e la buona accoglienza hanno fatto la loro parte.

Crete des Chambrettes ... senza dubbio uno dei luoghi più belli dove mettere le ruote

Day 1: 3 settembre

Un po' di "poussage" giusto per capire che aria tira, un 3000 quasi ciclabile, una discesa da sogno: cominciamo bene!

Peccato che il Queyras sia così lontano... tra val Varaita, colle dell'Agnello, soste e gozzoviglie lasciamo il parcheggio di Saint-Véran (1970 m) che sono quasi le undici! L'aria ancora frizzante e il magnifico sole comunque invogliano alla pedalata, l'asfalto finisce presto e risaliamo lungamente la valle principale lasciandoci a sinistra il bivio per il col Longet e l'osservatorio.
Da Saint-Véran in direzione Réfuge de la Blanche

Dopo i ruderi della miniera di rame arriviamo al ponticello sotto la cappella di N. D. de Clausis (2340 m) e prendiamo a sinistra, direzione Col Chamoussiére (2884 m): le ampie e dolci praterie sono percorse da un bel sentierone, che a parte qualche rampa un po' ostica si dimostra sorprendentemente ciclabile e in poco più di un'ora ci porta al colle.
Lì sopra c'è un nostro vecchio amico, il Pic de Caramantran (3026 m), vogliamo rinunciare a un saluto...? Le nebbie che salgono dal versante italiano ci rubano un po' di panorama, ma l'andata/ritorno con la bici è comunque un divertimento.
Discesa sull'Agnello dal Col Chamoussiére

Tornati al colle affrontiamo l'impegnativa discesa verso la strada dell'Agnello attraverso imponenti colate detritiche, con un sentiero che ogni anno viene ridisegnato dalle frane: OC pieno in un ambiente austero, popolato solo da "ciappe" di scisto grigio ferro. Alla fine della pietraia il terreno si addolcisce nei prati e andiamo ad attraversare l'asfalto in corrispondenza dell'evidente parcheggio a monte del rifugio (2620 m).
Il sentierone al di là della strada porta con un po' di fatica, pedala di qui e spingi di là, al Col Vieux (2806 m). Non è proprio un posto nuovo (Giro del Monviso) ma portare gli amici su questa discesa era un impegno e un dovere...
Sotto di noi il grande e profondo Lac de Foréant (2618 m) invita alla picchiata, e in pochi minuti su terreno entusiasmante lo raggiungiamo. L'aria si mantiene freschina ma qualcuno non riesce a rinunciare a un atletico tuffo!
Il sentiero che conduce al Lac Egorgéou

Costeggiato il lago la valle precipita in una forra e il sentiero corre alto su un traverso decisamente aereo, cui segue un tratto molto ripido, l'unico da affrontare con qualche attenzione.
Superato il Lac Egorgéou (2394 m) il sentiero si mantiene tecnico e comincia ad attraversare un'infinita serie di boschetti, alternando tornantini, ampie radure, tratti rocciosi e rilassanti traversi.
Sazi e satolli di questa festa del single track planiamo alla fine su uno stradone sterrato e seguendo la pista (trascurare un'indicazione escursionistica che risale nel bosco) siamo a Ristolas (1604 m): si potrebbe continuare la lungofiume ma il pomeriggio è avanti, le nubi si addensano e prendiamo la strada principale per una breve pausa ad Abriès (1543 m).
Ci aspetta la parte meno divertente del giro: bitume e bitume fino ad Aiguilles, Chateau-Queyras, bivio per l'Izoard (1353 m) e noiosa risalita verso il colle, Arvieux, La Chalp, con cielo nero e scrosci di pioggia. Alberto e Saverio non possono trattenersi con noi e tornano a casa, mentre al posto tappa di Brunissard (1780 m) ci raggiunge per un saluto conviviale il grande Gianlu. Locanda splendida, cena così così ma siamo cotti e si dorme alla grande.
Pic de Caramantran (3026 m) ... una discesa d'alta quota!!!

Per scaricare la traccia GPS (in formato GPX) della prima tappa clicca su

Traccia GPS

Dati della tappa:

Traversata Saint-Véran - Col Chamoussiére - Pic de Caramantran - strada Agnello - Col Vieux - Ristolas - Chateau-Queyras - Brunissard

Quota di partenza: 1970 m (Saint-Véran)

Quota Max: 3026 m (Pic de Caramantran)

Disl.: 1950 m (-142 m senza la vetta)

Ciclabilità salita: 85%

Ciclabilità discesa: 99%

Difficoltà: BC+/OC

Sviluppo: 55 km


Day 2: 4 settembre


Col de Furfande, un altro imperdibile... ma non ci accontentiamo e lo raggiungiamo con una traversata in quota in ambienti da favola. Entusiasmo generale e non un nuvola in cielo!
Una vecchia conoscenza il col de Furfande ... non tradisce le aspettative ...

Tracce di brina sui prati, alle otto scarse lasciamo le case di Brunissard per imboccare direttamente il vallone di sinistra, direzione campeggio e pareti d'arrampicata. La stradina asfaltata, tutta a strappi, termina al parcheggio delle falesie e continua sterrata al sole superando con dei tornanti un primo risalto fino alle baite dell'Eychaillon in un incantevole pianoro. Lasciato a destra il bivio per il Col des Ayes, la sterrata passa con un altro strappo un falso colle e siamo agli ancor più incantevoli Chalets de Clapeyto (2221 m).
Sopra gli Chalets de Clapeyto

La vista si apre da tutte le parti e continuiamo oltre le case su tracce di sentiero rimontando una serie di dossi erbosi in un ambiente a metà tra il Marguareis e il paradiso terrestre. Attraversato un rio rimontiamo una rampa non ciclabile e, piegando verso sinistra, pianeggiamo tra prati e laghetti (Lacs du Cogour, Lacs de la Faviére) fino a un cucuzzolo senza nome. In discesa, lasciandoci a sinistra il Lac Néal, siamo al Col de Néal (2509 m) e proseguiamo in mezzacosta su una bella traccia tra gli sfasciumi, fino a un breve tratto roccioso che ci porta al Col du Lauzon (2573 m)... nomen omen...
sul Col de Néal

Sosta colazione, conteggio cime all'orizzonte, goduria generalizzata e non siamo ancora a metà!
Per il massimo del panorama qualcuno sale a piedi sul vicino Pic des Esparges Fines (2706 m), poi ci prepariamo per la discesa più impegnativa del giro.
Si comincia sul duro, con una serie di tornanti quasi inciclabili su sfasciumi mobili, poi per ripidi prati superiamo un dosso e scendiamo un po' più rilassati al Lac du Lauzon (2287 m), completamente in secca ma con una provvidenziale sorgente all'inizio della discesa successiva.
Il taglio prima del Col du Lauzon

Ancora giù su fondo molto pietroso, costeggiamo un'immensa colata detritica e scendiamo in fondo alla conca, dove il sentiero finalmente addolcito ci regala un po' di divertimento in un bellissimo boschetto di pini. Superato un ricovero forestale a picco sul fiume scendiamo a destra con qualche ripido tornante e guadiamo in prossimità di un tavolo da picnic (1770 m).
Il sentiero risale nel bosco, con tornantini ripidi ma quasi tutti ciclabili grazie al fondo strepitoso, e sbuca su un poggio (Crete de l'Echelle, 1934 m) in vista della strada del Furfande là sotto. Segue una spettacolare, espostissima discesa attraverso impressionanti pietraie, fino a raggiungere la sterrata in prossimità di una curva (1840 m).
Qualcuno sceglie la variante relax: dal guado si scende l'ampia forestale e, dopo due coppie di tornanti (croce in ferro accanto alla strada), si prende un ponticello sulla destra (1620 m ca.) evitando di scendere fino ad Arvieux. Un'altra bella pista forestale risale brevemente e si ricongiunge alla strada del Furfande una decina di tornanti sotto la curva di cui sopra.
Non badiamo a spese al Ref. de Furfande ... razzia completa ... in barba alla crisi!!!

Ricompattato il gruppo, chi arzillo chi prendendosela bassa, si affronta il salitone che ci separa dal Col de Furfande: la sterratona termina con un duro strappo, ma al colle (2500 m) la vista si spalanca di nuovo e il veloce liscio sentierone che porta al sottostante rifugio (2293 m) fa dimenticare le fatiche.
Siamo ampiamente nei tempi e ci concediamo una pausa merenda-solarium davanti al bel rifugio che ci vide ospiti nel lontano 2004.
Lasciamo la splendida balconata degli Chalets de Furfande per affrontare l'evidente sentiero sulla sinistra: un panoramico traversone (Col de la Lauze), poi giù a capofitto per la Festa del Tornantino e un impegnativo tratto sassoso.
Entusiasmo generale alla "sagra del tornante!!!

A un bivio (1900 m ca.) proseguiamo in discesa sulla destra, affrontando un passaggino esposto, poi entriamo in un rilassante boschetto dove la pista si allarga. Dura poco, troppo poco, ancora una discesa su fondo roccioso e prendiamo la sterrata che termina a Les Escoyeres (1532 m).
Per oggi è andata, saltiamo la variante della via romana e scendiamo i 30 tornanti (asfaltati!) fino al fondovalle. Pochi metri verso destra e troviamo (1185 m) il ponte in direzione Bramousse, rimontiamo al sole e al caldo e raggiungiamo l'incantevole posto tappa, ricavato in antiche case alpine, con orti e giardini, ovviamente in cima al paese (1450 m)...
Ospitalità spettacolare, la padrona di casa non lesina i bis e andiamo a goderci un ancor più meritato riposo.

Per scaricare la traccia GPS (in formato GPX) della seconda tappa clicca su

Traccia GPS
Traccia GPS variante

Dati della tappa:

Traversata Brunissard - Chalets de Clapeyto - Col Nèal - Col du Lauzon - Crete de l'Echelle - Col Furfande - Pont de Bramousse - Bramousse

Quota di partenza: 1780 m (Brunissard)

Quota Max: 2706 m (Pic des Esparges Fines)

Disl.: 2050 m (-133 m senza la vetta)

Ciclabilità salita: 87 %

Ciclabilità discesa: 95 %

Difficoltà: BC/OC+

Sviluppo: 36 km


Day 3: 5 settembre

Ancora emozioni... non ce ne stanno più... si chiude con un itinerario nuovo per tutti, forse la tappa più bella come paesaggi e ciclabilità.

Malvolentieri lasciamo Bramousse per svoltare a destra dietro la chiesetta (ci sarebbe la stradina sotto, ma vogliamo rifare dieci metri della strada di ieri?) con due minuti di "portage" tra gli applausi del folto pubblico.
Troviamo subito la strada che risale il vallone e pedaliamo con le gambe un po' dure su fondo discreto e continui strappi. Dopo gli Chalets de Bramousse (1841 m) la sterrata diventa sentiero e risale nel bosco, alternando durissime rampe e tratti ciclabili. Senza correre siamo al Col de Bramousse (2251 m) e la vista si apre nuovamente verso Sud, laggiù il gruppo della Font Sancte coi canalini ancora innevati.
Senza parole ... !!!

Per raggiungere il Col Fromage si supera in traversata la Crete des Chambrettes: sicuramente la ciliegina sulla torta di questo favoloso giro, forse il più bel posto dove abbiamo mai pedalato, imperdibile per chiunque voglia venire con la bici da queste parti!

Prendiamo dunque a sinistra spingendo nel prato, ma presto la traccia si spiana, esce da un boschetto e raggiunge un tornante (breve deviazione a destra per un bunker abbandonato, a picco sulla valle di Ceillac).
Il sentiero di chiara fattura militare diventa liscio come una tavola, largo come la bici, aereo ma mai rischioso, di pendenza ideale: rimontiamo un grande dosso erboso (tornante a destra con grosso ometto di sassi) e svoltiamo in pieno sole, sotto l'affilato crestone roccioso. Sulla vetta (2558 m) sorge quella che da lontano sembra una chiesetta ma è una postazione telegrafica a segnali luminosi, costruita nel 1900 e da poco restaurata. Il panorama è da fine del mondo e passiamo un bel po' di tempo a studiare le prossime gite...
Discesa sul Col Fromage

La discesa verso il Col Fromage (2301 m) non è da meno: interminabili traversoni, aerei, dal fondo fantastico, che lasciano tutti senza parole.
Dal colle, crocevia di tutti i sentieri del Queyras, affrontiamo l'ultima fatica: prendiamo il sentiero pianeggiante sulla destra che, dopo una breve discesa, entra in un bosco e risale qualche metro (trascurare la continuazione in piano) un ripido pendio non ciclabile. Si continua su ampie praterie traversando in salita, con molti tratti ciclabili, fino a un evidente bivio (2519 m) prima degli ultimi duri tornanti che conducono al Col des Estronques (2651 m): è fatta!
In vetta alla Tete de Jacquette ... il Viso spunta in lontananza ...

I meno pigri portano le bici sulla vicina, super-panoramica Tete de Jacquette (2757 m, divertentissima discesa al ritorno), e ci prepariamo per la discesa finale.
Ci aspettano infatti 800 metri filati su un percorso che sembra creato apposta per noi: dopo un primo tratto un po' più impegnativo con facili tornantini, ci lasciamo portare a valle su un sentierone largo un metro: puro divertimento, con un pizzico di attenzione nel finale per un tratto esposto e franoso, e un finalino tecnico. Guadiamo il rio in corrispondenza di una cascatella, poi ancora un po' di piste e sentieri forestali e si chiude alla grandissima al Pont du Moulin (1849 m). Pochi minuti di bitume e recuperiamo le auto a St. Véran.
Menzione speciale a Maurino per il finale a "ravioles" in quel di Chianale!
Un vero parco giochi la discesa dal Col des Estronques!!!

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Foto

Per scaricare la traccia GPS (in formato GPX) della terza tappa clicca su

Traccia GPS

Dati della tappa:

Traversata Bramousse - Col de Bramousse - Crete des Chambrettes - Col Fromage - Col des Estronques (Tete de Jacquette) - St. Vèran

Quota di partenza: 1450 m (Bramousse)

Quota Max: 2757 m (Tete de Jacquette)

Disl.: 1650 m (-106 m senza la vetta)

Ciclabilità salita: 88%

Ciclabilità discesa: 99,9%

Difficoltà: BC+/BC

Sviluppo: 21 km


Hanno partecipato: Roberto, Bobo (direttori di gita), Paolo, Floro, Luca, Maurino, Beppe, Panna, Rino, Ziododo (CAI Savona), Gianni, Giorgio (CAI Chiavari), Marco (CAI UGET), Sergix, Enrico (mtb team ...Cucuzzoli). Solo venerdì Alberto e Saverio (CAI Savona).
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In tutto 112 km per 5650 m di dislivello... ma i numeri "fisici" dicono ben poco di questa strepitosa scorribanda in uno dei più begli angoli delle nostre Alpi. Non c'è stato un metro di percorso che non abbia regalato emozioni.
Lo sforzo organizzativo è stato più che ripagato dal gruppo, che ha sfidato la nostra... "cattiva reputazione"... e si è sempre mosso compatto e affiatato, rendendo possibile la perfetta riuscita di un giro di notevole impegno.
Grazie tutti gli amici che ci hanno seguiti in un'
indimenticabile esperienza di vélo de montagne!
Unico effetto collaterale, una grande malinconia e nostalgia di sentieri che ha investito gran parte dei protagonisti nei giorni successivi la traversata ... vedremo di trovare una cura adeguata quanto prima!!!

Bo & Woof

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