domenica 22 agosto 2010

Ai piedi del Brec de Chambeyron

Valli Ubaye - Ubayette

Emigriamo in territorio francese alle pendici del Brec de Chambeyron per un giro nel cassetto delle "cose da fare" ormai da troppo tempo. Un giro duro con molto "portage", ampiamente ripagato da scenari unici e fantastiche discese ...
Il Brec de Chambeyron

La partenza è dal caratteristico paesino di Saint Ours (val Ubayette 1775 m) facilmente raggiungingibile via valle Stura - colle della Maddalena - Larche, dove si prosegue qualche km per poi svoltare a destra (2,5 Km di risalita)
La parte iniziale e quella finale ricalcano l'itinerario da noi descritto nell'anello Col du Vallonet - Col de Mirandol
Dal paese iniziamo a pedalare sulla bella militare del Fort de Mallemort che non raggiungiamo perchè svoltiamo a sinistra, seguendo il segnavia per la Tete de Viraysse, che si incunea nel vallon du Pinet.
Il tratto di discesa verso Fouillouse prima del bivio per Pas de la Couletta

La strada in ottime condizioni si pesenta a tornanti secchi e fondo buono il tutto assolutamente ciclabile. Pedaliamo fino a circa 2100m dove in prossimità dell'attraversamento del torrente abbandoniamo la carrozzabile per la Tete de Viraysse e proseguamo a sinistra lungo il sentiero per il Col du Vallonet (segnavia).
L'ambiente è fantastico di alta montagna, la Meyna (3067 m) domina il sentiero, che con un fondo ottimo prima attraversa dei pratoni, poi un salto costringe a proseguire per circa un centinaio di metri bici al fianco; dopo si rimonta in sella e si pedala agevolmente fino al col du Vallonet (2524 m).
Questo tratto si può evitare allungando il percorso e proseguendo lungo i tornanti del Viraysse per poi tagliare a sinistra, lungo un traverso molto evidente che taglia la pietraia sotto i paretoni della Meyna.
Il tratto di "spintage" prima del Pas de Couletta

Al col du Vallonet inizia l'esplorazione: tralasciamo la classica discesa diretta su Fouillouse e aggiriamo la Tete de Plate Lombarde seguendo le indicazioni per il Pas de la Couletta - col de Stroppia. Poche centinaia di metri e la strada si biforca, noi optiamo per la discesa a sinistra (indicazione Fouillouse - Pas de la Couletta) tralasciando la dura salita per il col de Stroppia.
Ci aspettano circa duecento metri di bella discesa facile nei pratoni, fino al bivio per il Pas de la Couletta che darà inizio alla parte più dura del nostro giro, ovvero circa 400 m di "spintage" senza compromessi. Da adesso il Brec de Chambeyron, una delle più belle montagne di questo tratto di Alpi, ci osserverà senza mai perderci d'occhio dall'alto dei sui 3389 m.
Ai piedi del Brec ... o meglio ... a piedi sotto il Brec

Giunti al Pas de la Couletta potremmo chiudere l'anello scendendo a sinistra al visibile Ref. du Chambeyron sulle sponde del Lac Premier, ma non siamo ancora troppo stanchi e quindi optiamo per proseguire in direzione del Col de la Gypière. Alternando brevi tratti a spinta ad altri pedalati attraversiamo una pietraia, rimanendo in quota, fino a raggiungere il fondo valle nei pressi del suggestivo Lac Long (2783 m). Qui incrociamo il sentiero principale che dal Ref. du Chambeyron sale al Col Gypière che faremo in discesa; il nostro obbiettivo è però la Tetè de la Frema un bel tremila che i cugini francesi spesso descrivono nei loro raid cicloalpinistici. Purtroppo l'ora tarda ci fermerà al bellissimo Lacs des Neuf Couleurs (2841 m) proprio sotto la nostra meta, dopo aver attraversato pedalando un lungo tratto di antiche morene ... un vero scenario lunare!!!
Lacs des Neuf Couleurs (2841 m)

Una breve sosta al lago e si riparte percorrendo, nel primo tratto il sentiero fatto in salita, e nei pressi del Lac Long puntiamo dritti verso il rifugio. La discesa è veloce e tutta facilmente pedalabile e in breve ci ritroviamo a fare rifornimento idrico al, non bellissimo da vedersi, Ref. du Chambeyron. Una nota a parte la merita sicuramente la conca su cui è stato costruita questa struttura, un luogo veramente incredibile!!!
L'incredibile traverso ...

Ripartiamo per i 600 m di dislivello che ci separano da Fouillouse: subito ci aspetta un interminabile traverso su sentiero dal fondo bellissimo a tratti esposto che taglia le pendici del Bec Roux. Normalmente ci esaltiamo per i sentieri tecnici, non è questo il caso, qui di tecnico non c'è nulla, ma risulta difficile descrivere la bellezza di questo sentiero a parole...
Il tratto alto della discesa dal Ref. de Chambeyron

Dopo il traverso tanti-tanti tornanti fino a sbucare a Fouillouse nell'esaltazione più totale, peccato che ora si torna a faticare. Evitiamo la visita della borgata, il tempo stringe, prendiamo a sinistra e poi subito a destra attraversiamo il fiume seguendo la pallina che ci indica l'ultima fatica di giornata, il Col de Mirandol, che ben conosciamo.
Uno sguardo al Pic della Font Sancte

Una bella carrozzabile dal fondo perfetto ci riporta in quota fino a 2100 m dove prendiamo il sentiero segnato per il col du Mirandol; il primo breve tratto risulta a spinta a causa dell'eccessiva pendenza ma, arrivati su un pratone, dal quale dominiamo tutta la valle dell'Ubaye, il sentiero ritorna ciclabile compiendo un lungo e panoramicissimo traverso fin sotto il colle. Nell'ultimo tratto la pendenza si accentua e costringe a un piccolo tratto di "spintage"probabilmente pedalabile, se non fossimo cotti...!!!
Giunti al col du Mirandol (2433 m) abbiamo una aerea visione di St. Ours come se fossimo su un elicottero; iniziamo la discesa lungo il sentiero che compie un primo traverso per poi scendere ripido su una dorsale compiendo alcuni tornantini; il fondo tenendo conto del contesto in cui siamo è buono e la discesa risulta come sempre spettacolare.
L'aerea discesa dal col de Mirandol

Bisogna comunque porre molta attenzione in alcuni tratti in cui il sentiero risulta in contropendenza e assai esposto; un minimo errore o insicurezza porterebbe a gravi conseguenze.......(consigliato scendere a piedi!!!).
In breve si scende i poco più di seicento metri di dislivello che ci separano da St. Ours.
Anche oggi la voglia di sentieri ...e che sentieri!!! ... ce la siamo tolta!!!

Per scaricare la traccia GPS (in formato GPX) clicca su

Traccia GPS

Dati del giro:

Anello St.Ours - Col du Vallonet - Pas de la Couletta - Lacs des Neuf Couleurs - Ref. du Chambeyron - Fouillouse - Col du Mirandol - St.Ours

Presenze: Bobo, Panna, SborderZena

Quota di partenza: 1775 m (St.Ours)

Quota Max: 2841 m (Lacs des Neuf Couleurs)

Disl: 2050 m

Ciclabilità salita: 70%

Ciclabilità discesa : 99%

Difficoltà: OC/OC (salita/discesa)

Sviluppo: Km 33

Bo

martedì 17 agosto 2010

Vallonetto e Barricate

Valle Stura di Demonte

Guardate da Murenz o dai Becchi Rossi le Barricate... provate a vedere il sentierino che scende nel vallone a destra delle pareti... non lo troverete neanche col cannocchiale! ... ma esiste ... ed è un vero spettacolo!
Il profondo canalone iniziale coi sui tornanti ... incredibilmente ciclabili!!!

Ancora Stura, ancora alla scoperta degli inesauribili tesori di questa valle!
Per un giro completamente "sans bitume" (abitumico) stavolta arriviamo in auto a Pietraporzio e saliamo la stretta stradina che finisce a Moriglione S. Lorenzo.
Rimontiamo in una splendida mattinata, finalmente libera dalle calure di questa tremenda estate, la "Solita": Pilone, gias Vallonetto, colle di Salsas Blancias... per adesso vie di arroccamento più furbe non ne abbiamo ancora trovate ...
Nei pressi del colle di Salsas Blancias

Va beh!, in due comode orette siamo all'attacco della sempre splendida strada ex-militare, ridotta a sentiero, che con un fantastico traverso finisce al colle del Vallonetto (2530 m). A sorpresa veniamo raggiunti da un'illustre personalità alpinistica genovese che si aggrega alla discesa e avrà modo di apprezzare la nostra versione del "Ripido"...
Quanto segue è in pratica una variante di discesa del classico giro del Vallonetto (clicca), che prevede il superamento del colle della Montagnetta e la divertente discesa nel vallone di Servagno. Ma la spettacolarità e l'impegno tecnico della discesa meritano sicuramente una descrizione a parte.
Verso il Colle Vallonetto ... sempre grandi emozioni!!!

La meta è ben visibile sporgendosi dal Vallonetto: un gias con recinto (2260 m ca.) nel grande prato sotto di noi, dove arriviamo in pochi minuti con un facile ampio traversone su una meravigliosa mulattiera inerbita. Traversato il prato verso sinistra, ci troviamo sull'orlo di quello che sembra un precipizio ma là in fondo, al di là del ruscello, è evidente il traversone che ci aspetta. Il ripidissimo versante è in realtà percorso da una serie di tornantini spettacolari, percorribili in sella e dal fondo non così terribile, ma estremamente esposti e da affrontare a piedi se non si è dotati della tecnica necessaria. Il finale di questo primo muro è praticamente senza sentiero e si svolge sulla massima pendenza (circa 70m di dislivello da fare bici al fianco).
... il traversone che ci aspetta!!!

Superato il rio ammiriamo alla nostra destra l'impressionante parete di calcare "millefoglie" che marca l'inizio delle mitiche Barricate e ci sovrasterà per buona parte della discesa.
Tutti in sella, via, si parte! Un primo spettacolare traverso si conclude in un rado boschetto di pini dove perdiamo un po' di quota su divertenti tornantini; poi usciamo sul versante principale della Stura con altri tornanti, sconnessi ed esposti, fino a un mezzacosta a volo sopra Pontebernardo. L'originaria destinazione militare del sentiero ci viene ricordata dalle opere di sostegno ancora ben conservate e dai graffiti dei soldatini "classe 1913" che di sicuro venivano quassù con uno spirito ben diverso dal nostro...
Sotto le imponenti pareti delle Barricate ... Sborder in azione!!!

Entrando nella pineta il paesaggio diventa un po' meno "minerale" e il sentiero si addolcisce in una larga mulattiera inerbita, sulla quale perdiamo velocemente quota con ampi curvoni in totale relax. Tra fasce a prato sbuchiamo su una sterrata, e intorno a quota 1400, poco sopra la frazione Castello, lasciamo un tornante per imboccare a sinistra il sentiero delle borgate (contrassegnato col simbolo della pecora sambucana).
Dopo un breve tratto su sterrata nel bosco il sentiero "pecora" rimonta verso sinistra; seguitelo, e non fate come noi che siamo rimasti sullo sterrato andandoci a perdere nei prati...
Dopo una risalita il sentiero taglia nel bosco in single track, alternando piacevoli traversi a dure rampe fino a un poggio che sovrasta il fondovalle. Da qui in poi il percorso è entusiasmante, su terreno aperto, ma i prati sono veramente ripidi e il minimo errore si pagherebbe finendo sulla statale là sotto!
Una panchina in posizione improbabile segna la fine del sentiero: in pochi metri caschiamo per facili roccette sulla sterrata del Pilone, e in un minuto rientriamo alla base chiudendo un anello perfetto.
Il sentiero "pecora"

In conclusione, a discapito dei numeri modesti, questo giro entra senza dubbio tra le migliori e più adrenaliniche discese della nostra carriera. Per l'esposizione e la tecnicità del percorso raccomandiamo di andare solo se in possesso di una buona preparazione tecnica e padronanza del mezzo, e in ogni caso di prestare molta attenzione!!!

Per scaricare la traccia GPS (in formato GPX) clicca su

Traccia GPS

Dati del giro:

Anello Moriglione- Pilone - colle di Salsas Blancias - colle del Vallonetto - I Gias - vallone Conforent - sentiero delle borgate - Moriglione

Presenze: Roberto, Bobo, Sergix, Enrico, Maurino, Massimo, (guest star) SborderZena

Quota di partenza: 1410 m (Moriglione S. Lorenzo)

Quota Max: 2550 m (pendici M. Bodoira)

Disl: 1260 m

Ciclabilità salita: 100 %

Ciclabilità discesa : 95%

Difficoltà: MC+/OC+ (salita/discesa)

Sviluppo: Km 23,5

woof & Bo

sabato 7 agosto 2010

Chavannes, Mont Fortin e Vallon de Yulaz

Valle d'Aosta

Un giro imperdibile, da farsi in una giornata di meteo perfetto, altrimenti le nuvole vi nasconderanno lo spettacolo. Fino al Mont Fortin, vi aspetteranno una tranquilla risalita ed una vista che ha pochi paragoni. Se poi vorrete proseguire lungo il nostro percorso, il gioco si farà più duro, ma chiuderete un giro epico, foriero di emozioni incomparabili.

Lasciata l’auto a la Thuile (quota 1465 m) con abbondante scorta d’acqua poiché non se ne troverà per tutto il giro, saliamo su asfalto verso il Piccolo San Bernardo. Superata la prima serie di tornanti, poco prima della località Pont Serrand, prendiamo a destra la strada indicata dalla palina dei sentieri 2 – 11 – 11a. Il fondo è per lunghi tratti asfaltato e per altri ghiaioso ma comunque in buono stato e la pedalata è agevole. In breve tempo raggiungiamo Porassey (1900 m), poi la strada diventa sterrata e disegna una curva a destra: entriamo nel Vallon des Chavannes che con un lunghissimo traverso ci accompagna fino al colle omonimo (quota 2603 m).
Il tranquillo Vallon des Chavannes

Sono oltre 700 metri di dislivello che però passano senza che ce ne accorgiamo: siamo troppo intenti ad ammirare prima un sentiero a tornantini sull’altro versante del vallone (n. 10a, che porta al Laityre e stuzzica la nostra voglia di esplorazione) poi le cime imbiancate che emergono da dietro lo spartiacque: la Tete Blanche 3884 m), l’Aguille de Bionnassey (4052 m) e pian piano anche i 4810 m del Monte Bianco.
All’Alpe des Chavannes Superieur (2400 m) ignoriamo una carrareccia che si stacca a destra. Ormai manca poco, la sterrata diventa diventa un po’ più stretta, a tratti si riduce a sentiero, superiamo la deviazione per il Mont Fortin (a destra, quota 2570, ben indicata da una palina) che prenderemo tra poco, e con qualche altro giro di pedale siamo al colle.
Apoteosi!
Vista sul gigante Bianco ...

Gli occhi non sanno dove fermarsi. A destra sul Bianco, sui suoi ghiacciai che scendono in Val Veny e alimentano il Lac du Miage, a due passi dal Rifugio Elisabetta; sotto di noi l’invitante e tortuoso sentiero n. 2 e a ovest la traccia che attraversa gli sfasciumi e porta al Col de la Seigne. O ancora più a sinistra sulla nera pietraia in cui notiamo il sentierino n.10 che non potremo lasciarci sfuggire la prossima volta dato che, secondo la cartina, porta non senza difficoltà ai 2737 m del Col de Bassaserra con un forte che ben distinguiamo sulla cresta a sud. Giriamo ancora un po’ lo sguardo verso sud-est ed ecco lo sfavillante ghiacciaio del Ruitor.
Gli occhi sono già ampiamente appagati, ma le gambe no: siamo partiti poco più di due ore fa.
Dopo una lunga sosta, torniamo sui nostri passi fino al sentiero per il Mont Fortin, da imboccare con la bici al fianco ma che subito presenta un lungo mezzacosta perfettamente ciclabile, portandoci sopra ad alcuni bei laghetti. Proseguiamo aggirando qualche residua lingua di neve e ci troviamo ad attraversare altri laghetti. Da qui si vede il forte e la ripida traccia che lo raggiunge. In un quarto d’ora con qualche breve tratto a spinta ma per lo più in sella, siamo tra i ruderi. E di nuovo di fronte al Bianco.
I laghetti sotto il Mont Fortin ed il sentiero che lo raggiunge

Vediamo anche sotto di noi un sentiero (n. 9) che porta al fondovalle della Veny, innestandosi su una sterrata che da lì sale a Plan Checrouit. Probabilmente è troppo difficile da fare in sella ma sappiamo già che verremo a provarlo.
Se non apprezzate il portage, adesso potete scendere sui laghetti visti in precedenza, seguire il sentiero anche divertente che porta all’Alpe Chavannes e riguadagnare la sterrata del vallone percorsa in salita. Comunque tornerete a casa soddisfatti e neanche troppo stanchi.
Se invece vi piace immergervi nella Storia e nell’avventura, e non vi fate problemi a spingere e portare la bici anche per un’oretta abbondante, seguiteci.
Si pedala sulla cresta a più riprese

Proseguiamo sui resti della militare ormai ridotta a sentiero che passa proprio sulla cresta e ci fa sorvolare il lac de l’Aiguille des Chavannes, di un memorabile blu cobalto. Poi il fondo e la pendenza ci costringono al primo tratto di portage. Con molta attenzione e bici a spalle superiamo quel che resta di un tornante, scendiamo di qualche decina di metri sul sentiero in mezzo alla pietraia e ci affacciamo su un traverso che ci porta al Col du Berrio Blanc (2848 m). Abbassiamo lo sguardo e gli occhi si illuminano vedendo il laghetto nel bel mezzo del nevaio proprio sotto di noi.
Azzurro effimero

Con le antenne dritte e la bici al fianco camminiamo per una mezz’oretta sul traverso prima scavato nella parete poi un po’ più aperto fino al Col des Charmonts (2815 m). Qui il fondo migliora e si pedala di nuovo in cresta su un aereo sentiero che ci porta alle Fourches de la Youlaz. Scendiamo ancora in sella su una bella sequenza di tornanti, alcuni un po’ scavati, e con una breve risalita di qualche minuto a spinta raggiungiamo il Col de la Youlaz (2639 m) affacciandoci per l’ultima volta sulla Val Veny.
Altre angolazioni del Bianco, altri sospiri, ma si sta facendo tardi.
In sella sul traverso in leggera discesa a sinistra, raggiungiamo velocemente il Col d’Arp (2571 m) dove mettiamo in memoria anche il single track che scende a Dolonne (Courmayeur) e poi scendiamo decisamente nel vallone, perdendo il sentiero nel fondo inerbito. Dopo un po’ di ricerca a naso, lo ritroviamo nei pressi dei ruderi del vecchio Rifugio Reggiani a fianco del torrente. In breve si trasforma un una comoda carrareccia con la quale raggiungiamo una malga.
Vallon de Youlaz

Pochi metri di risalita verso sinistra e poi giù, ormai sui tornanti in asfalto. Quando il bello sembra finito, l’amico Mauro che ci ha guidati per tutto il giro, ci fa un ultimo regalo: prendiamo a sinistra il sentiero n. 4 (indicato con vernice gialla su un masso a destra della strada). Un sentierino molto tecnico nel bosco che ci fa divertire con diversi passaggi tecnici fino alla borgata Le Balme, due chilometri di asfalto sotto La Thuile.
Nove ore dopo la partenza siamo alla fine di un giro magari non ipertecnico, ma certamente dei più gratificanti che ci siano capitati sotto le ruote.
Cosa state aspettando?

Dati del giro:

Anello: La Thuile – Col des Chavannes – Mont Fortin – Col du Berrio Blanc – Col de la Youlaz - col d’Arp – La Thuile

Presenze: Ziododo, Sergix, Panna, Enrico, Mauro, Ugo

Quota di partenza: 1465 m (la Thuile)

Quota Max: 2865 m (poco prima del Col des Charmonts)

Disl.: 1700 m

Ciclabilità salita: 80%

Ciclabilità discesa: 99%

Difficoltà: BC+/BC+

Sviluppo: 40 km
Sergix
I contenuti del sito sono di proprietà di www.cicloalpinismo.com e sono protetti dalla normativa vigente sui diritti d'autore. Ogni riproduzione parziale o totale dei testi o delle immagini è assolutamente vietata, salvo autorizzazione.
Gli autori non garantiscono l'esattezza e l'esaustività dei testi (itinerari, tracciati ecc...) e non si assumono alcuna responsabilità su eventuali incidenti, inconvenienti o qualsivoglia infortunio che possa derivare dall'uso o dall'interpretazione delle informazioni divulgate sul sito.