sabato 28 gennaio 2012

Anello Puriac – Bonette – Parpaillon – Vars

Riesumiamo dal diario dei ricordi una delle nostre prime esperienze di traversata di gruppo. Questo anellone per alcuni di noi fu il primo assaggio, in ottica pedalatoria, della regione compresa tra le valli Stura/Ubaye/Maira; da allora questo territorio è diventata per noi una seconda casa e non abbiamo più smesso di vagare per queste montagne alternando i vari attrezzi a seconda della stagione ... che siano due ruote o legni ai piedi a noi poco importa ...
Bo
... "foto story"... 
Day 1: 30 giugno 2001
BERSEZIO – JAUSIERS

Valle Stura di Demonte

Il primo Puriac e la nostra prima discesa "fuorilegge" dal Salso Moreno in pieno Mercantur ...

Partiamo da Bersezio, in Valle Stura (1630 m), da cui imbocchiamo il vallone di Ferrere lungo la strada inizialmente asfaltata, che si inoltra sul versante sinistro idrografico passando in alto rispetto alla borgata. Il fondo diventa sterrato quando ci avviciniamo alla Bassa di Colombart (2461 m), un’ ampia depressione sul crinale che scende dallo spartiacque di confine. Sotto alla Bassa i pendii sono ancora innevati, e la strada è a tratti ingombra di neve.
... pratoni fioriti sopra Ferrere direzione Bassa di Colombart ...
 Attraversiamo i numerosi nevai con la bici in spalla, oltrepassiamo il crinale della Bassa e scendiamo sul versante opposto al Colle del Puriac (2506 m), alla testata dell’omonima valle.
Il cielo si sta rannuvolando minaccioso.
Dal colle un sentiero tecnico, ma quasi sempre ciclabile, scende verso sud nell’ampio vallone del Salso Moreno ...attenzione!!! ... da qui fino all'asfalto della Bonette siete in terreno vietato alle bici, e come si sà, la gendarmerì francese non fà sconti ai trasgressori!!!
Il Salso Moreno venne chiamato così dagli spagnoli che alla fine del 18° secolo occuparono la zona, per via del colore scuro conferito alle acque dalle marne nere che si alternano ai sedimenti rossastri. Nella conca si possono osservare varie doline, oltre ad altri fenomeni di erosione sui substrati sedimentari.Dal punto più basso, dove si attraversa il rio de la Tour (2050 circa), saliamo con le bici a spinta il ripido sentiero che raggiunge il Col des Fourches (2261 m).
Sul colle ci sono i resti di un avamposto militare degli anni Trenta, quando i Francesi difendevano le posizioni dagli attacchi degli italiani provenienti dalla valle Stura. Nel ’44, invece, qui vennero respinti gli assalti tedeschi dalle truppe franco-americane.
... dalla Bassa di Colombart al Puriac ... quasi sciabile!!!
 Alcuni pannelli illustrano le caratteristiche naturalistiche e gli aspetti storici di questa porzione di territorio.
Poco sotto il colle ci immettiamo sulla strada asfaltata che raggiunge il col de la Bonette: si potrebbe proseguire lungo un anello che tocca quota 2802 m (la strada più alta d’Europa), ma c’è ancora molta neve.
Sul colle fa piuttosto freddo, per cui scendiamo rapidamente lungo la strada asfaltata che in 25 km di pura discesa porta a Jausiers (1220 m). Il paese è sviluppato nel fondovalle dell’Ubaye ed è relativamente grande, con alcuni negozi per turisti, la panetteria, un mini market.
... Col de Fourches, sullo sfondo la Bonette ...

Abbiamo prenotato al Gite d’etape “La cordée”, piuttosto spartano con le sue camerate separate da cartongesso ma tutto sommato simpatico. Per la cena è previsto un menù indiano, che quasi tutti apprezziamo perché abbondante: cetrioli allo yogurt, riso con verdure, lenticchie, pollo e maiale, gelato. La mezza pensione costa 160 F (0033.4.92846134).
Passiamo la sera passeggiando per il paese e prendendo in giro Francesco che è costantemente attaccato al telefono…

Dati della tappa:

Bersezio - Bassa di Colombart - Colle del Puriac - Col des Fourches - Col  de la Bonette - Jausiers

Quota di partenza: 1630 m (Bersezio)

Quota Max: 2802 m (Col  de la Bonette)

Disl: 1520 m

Ciclabilità salita: 97 %

Ciclabilità discesa :100 %

Difficoltà: MC+/BC  
               M2-T3-E1

Sviluppo: Km 47 circa 

Day 2: 1 luglio 2001
JAUSIERS – CREVOUX

Ubaye

Una tappa breve ma intensa, forse la salita più famosa dell'Ubaye affrontata in traversata e caratterizzata dal mitico Tunnel del Parpaillon!!!

Lasciamo Jausiers verso le otto, quando l’aria è ancora piuttosto fredda, per risalire la valle sulla strada nazionale fino a Condamine – Chatelard, da cui seguiamo la strada che sale sulla destra verso S.te Anne in ripida salita. Quando arriviamo presso Les Pras, un agglomerato di villette, proseguiamo dritti verso la testata della valle; da qui il fondo diventa sterrato. Si tratta di una strada costruita dai militari francesi alla fine dell’Ottocento con il fine di collegare la valle dell’Ubaye e la valle della Durance.
A quota 2650 m, in un piccolo anfiteatro che si rende visibile solo dopo l’ultimo tornante, si apre il tunnel del Parpaillon, una galleria di circa 500 m di lunghezza ancora invasa da ghiaccio, neve e acqua di fusione. Lo attraversiamo bagnandoci i piedi fino quasi alle ginocchia, con l’aiuto della luce di qualche pila per stare in equilibrio.
... Tunnel del Parpaillon ...
 All’uscita ci aspetta ancora parecchia neve, ma poco sotto la strada è abbastanza pulita e si pedala su sterrato fino a Crevoux, a 1600 m di altezza. Il paese è alla testata della valle, piccolo e tranquillo, con le antiche case in pietra dai larghi tetti spioventi.
Qui c’è un solo negozio di alimentari, chiuso perché è domenica pomeriggio, ed il nostro bell’albergo, l’Hotel Le Parpaillon (catena Logis de France), piuttosto elegante e pulito. La cena è ricchissima, con zuppa di verdure, pesce, verdure, riso, mele cotte con gelato; altrettanto ricca la colazione. La mezza pensione costa 203 F (0033.4.92431808), sicuramente meritati.

Dati della tappa:

Jausiers - Condamine Chatelard - S.te Anne - Tunnel del Parpaillon - Crevoux

Quota di partenza: 1220 m (Jausiers)

Quota Max: 2650 m (Tunnel del Parpaillon)

Disl: 1550 m

Ciclabilità salita: 100 %

Ciclabilità discesa :100 %

Difficoltà: MC/MC  
               M1-T1-E1

Sviluppo: Km 37 circa 

Day 3: 2 luglio 2001
CREVOUX - BERSEZIO

Durance

Tappa lunga e faticosa di ampio respiro ... vista a 11 anni di distanza è sicuramente un pò troppo "bitumosa" per i nostri gusti ... ma questi sono errori di gioventù ci stanno tutti ... con alcune varianti, che abbiamo conosciuto nel tempo, e un giorno in più di traversata ci potrebbe uscire qualcosa di epico!!!

Di nuovo una mattinata serena! Partenza in discesa, lungo la strada che porta verso Embrun. In corrispondenza della seconda frazione, giriamo a destra seguendo l’indicazione per Les Audes e Les Bleincs. Dopo un tratto in salita, la strada diventa sterrata e costeggia verso nord un terrazzo fluviale occupato da coltivazioni. Ad un evidente incrocio in un pianoro imbocchiamo lo sterrato che sulla destra sale nel bosco verso il col de la Coche. Il paesaggio è molto bello, a sud si vede il lago di Serre Poncon e sotto di noi il fondovalle della Durance.
... il lago di Serre Poncon, salendo al Col de la Coche ...

Lo sterrato si snoda in un bellissimo bosco di larici, in cui si apre il cosiddetto colle, in realtà uno slargo con area pic-nic e fontana (1791 m). Saliamo gradatamente nel bosco, che via via si dirada lasciando spazio ad ampie praterie fiorite. A quota 2200 m circa sbuchiamo in un pianoro dove si trovano impianti di risalita del comprensorio di Vars-Risoul.
Seguiamo lo sterrato che porta ad un colletto sulla sinistra, il Col de Valbelle (2381 m), da cui si gode un bel panorama sulle montagne del parco degli Ecrins ma anche sugli scempi delle piste da sci. Raggiungiamo il col de Saluces che si apre sullo stesso crinale un po’ più a sud, a 2444 m.
Da qui uno sterrato scende ripido sull’abitato di Les Claux, passando sotto ad una stazione della seggiovia. I quattro “discesisti” si lanciano lungo la pista di discesa dei mondiali di mtb, mentre i tre “tranquilli” seguono lo sterrato: l’ironia della sorte vuole che Fabio cada per colpa di una cunetta insidiosa. Un buco nella salopette e una “raspata” sulla pelle sono le conseguenze della caduta.
Ci riuniamo sulla strada che sale al Col de Vars, presso il cosiddetto Refuge Napoleon, costruito dopo il passaggio dell’imperatore da queste parti. Dal colle (2108 m) ci lanciamo nella lunga discesa su asfalto verso S.te Paul e poi fino al bivio per il Col de Larche (Maddalena per gli italiani), a quota 1309 m.
Qui ci aspetta una sorpresa: sulla strada stanno facendo saltare delle mine per ripristinare la sicurezza dopo la frana che ha bloccato la viabilità per tutta la primavera, quindi dobbiamo decidere se aspettare o seguire la via alternativa, uno sterrato che sale a tornanti lungo il versante sinistro idrografico in direzione del Fort de la Roche la Croix.
... col de Vars su bitume!!!... un errore che oggi non faremo più (clicca)...
 Scegliamo di iniziare a pedalare, anche se siamo un po’ cotti, anche grazie al sole implacabile. Comunque, piano piano maciniamo i chilometri in salita fino a ridiscendere sulla strada asfaltata in prossimità di Meyronnes, e proseguiamo ancora per arrivare a Larche.
Sosta d’obbligo per un gelato nell’unico bar del paese, poi lenta risalita, con il sole ormai verso il tramonto, fino alla quota 1996 m del Colle della Maddalena.
La discesa su Bersezio, tra gli ultimi raggi di sole e l’arietta fresca della sera, ci restituisce un po’ di energie: alle otto e mezza siamo dalle macchine!
Non vediamo l’ora di rifocillarci alla pizzeria Nebius di Vinadio!

Dati della tappa:

Crevoux - Les Audes - col de la Coche - Col de Valbelle - col de Saluces - Les Claux - Col de Vars - S.te Paul - Meyronnes (via Fort de la Roche la Croix) - Col de Larche - Argentera - Bersezio

Quota di partenza: 1600 m (Crevoux)

Quota Max: 2444 m (col de Saluces)

Disl: 2450 m

Ciclabilità salita: 100 %

Ciclabilità discesa :100 %

Difficoltà: MC/MC+  
               M1-T2-E1

Sviluppo: Km 83  circa

Hanno partecipato: Renzo, Fabio, Gigi, Bobo, Francesco, Marco, Grazia
Grazia

martedì 1 novembre 2011

Passo Tanarello per il Vallon de Cravirola

Val Roya


I luoghi sono quelli straconosciuti alle pendici del monte Saccarello, la salita è la solita,  mentre per la discesa questa volta ci togliamo il sassolino del Vallon di Cravirola, una semisconosciuta e da tempo nel nostro diario delle "cose da fare": responso? ... un'altra gran discesa, che ha soddisfatto tutti i presenti al di là di ogni più rosea aspettattiva...!!! Non possiamo che confermare il nostro slogan "...Val Roya, tutto il resto è noia..."
... vallon de Cravirola ... la valle del tornate ...
Ritorniamo a La Brigue (770 m), punto di partenza di mille gite nonchè miniera inesauribile di itinerari cicloalpinistici di alto livello. Il solito imbarazzo nella scelta della via di arroccamento tra la "normale" che si stacca dalla chiesa di Notre Dame de Fontaines (vedi descrizione del Balcone di Marta) e il meno conosciuto vallon de Ru Sec (vedi descrizione del Giro del Toraggio). Stavolta optiamo per la "normale" verso Morignole, svoltando poi in direzione del santuario di Notre Dame des Fontaines, sempre indicato, che si raggiunge in pochi minuti su asfalto. Gli splendidi affreschi del Canavesio meritano sicuramente la visita ma dopo infiniti passaggi possiamo dire che trovarlo aperto è come vincere alla lotteria...
... salita col Monte Bego in versione Himalayana che emerge dalle nuvole ...
Dopo la chiesa l'asfalto termina e la strada comincia a salire con una brusca curva a destra. Senza problemi, attraversiamo foreste di pini e abeti bianchi, prima esposti a N e poi a S, incrociamo prima la confluenza con la carrozzabile che sale dal Ru Sec, e dopo con alcuni tornanti raggiungiamo il quadrivio del Col Linaire (1440 m, balise n. 261). Dal colle proseguiamo sulla strada che con pendenza più sotenuta conduce alla Bassa di Sanson (1797 m). La scritta "DVX" sulla grande fontana prima del colle ci ricorda la destinazione originale di questa splendida opera militare, peccato che a quei tempi non si siano limitati alla sola costruzione delle strade ... 
Al trivio della bassa di Sanson prendiamo a destra verso passo di Collardente che raggiungiamo con un lungo falsopiano in leggera discesa. Da qui proseguiamo per la militare in direzione Passo di Tanarello (2045 m) tagliando le pendici del monte Saccarello con un lungo traverso alietati da panoramici scorci sul tutta la val Roya e le Marittime, in veste quasi invernale con la prima neve a esaltarne le forme.
... traverso iniziale: sul costone ecco lo zig-zag di tornanti!!!
 In breve siamo al passo dove corre il confine di stato e la vista si apre sul versante italico con la conca di Monesi patria della "fioca" per noi Liguri. Una breve sosta rifornimento cibo serve per capire meglio dove si andrà a scendere. In un primo momento l'imbocco del sentiero non appare infatti così evidente ma al passo Tanarello guardando il costone che dalla vetta del Saccarello scende nel vallone di Cravirola ecco una spettacolare serpentina apparire sull'erto pendio!!! ....che spettacolo sembra finta!!!
... erbosa moquette n°1 ...
... erbosa moquette n°2 ...
Ritorniamo sui nostri passi scendendo gli unici due tornanti sotto il passo fino a una "balise nana" che sancisce l'inizio del sentiero con un lungo pietroso traverso ciclabile. In un attimo però, siamo sulla serpentina, niente più pietre, pavimentazione di soffice erbetta, pendenza sostenuta, tornanti fatti a posta per la bici, disegnati senza ombra di dubbio da qualche grande biker ... altrimenti non si spiegherebbe la perfezione!!! Nel mare di colori dell'autunno ed esaltati dal tracciato con l'unico rischio di farsi venire la nausea da tornante, qualcuno perde il conto dei "nose" fatti, altri tirano fuori la classica frase della miglior discesa della val Roya ...qualcuno esagera e dice adirittura di sempre ... anche se, "tanto si sa", che la miglior discesa è sempre la prossima!!!
... autunno in Roya: ... colori ... colori ... colori ...
L'attraversamento di un torrente con un'estetica cascatella serve a riposare le mani e via con altri tornanti, non più su erbetta, ma intagliati nella roccia, tutti da guidare, forse tecnicamente un po' più impegnativi ma mai nulla di estremo. Siamo quasi al fondo e ci aspetta un lungo traverso su single track veloce fino a sbucare nel bel mezzo di un gregge di pecore in corrispondenza di alcune grange della borgata di Cravirola. Dopo il benestare del minaccioso cane da pastore il sentiero finisce e ci ritroviamo sulla sterrata che conduce a Bens e prosegue asfaltata fino a sbucare poco prima di Notre Dame de Fontaines. Una gran bella discesa anche questa volta per concludere degnamente il 2011 con le uscite d'alta quota!!!
... lo zig-zag finale ...
Per scaricare la traccia GPS (in formato GPX) e vedere la mappa del percorso clicca su:

Dati del giro:

Anello La Brigue - Notre Dame des Fontaines - Col Linaire - Bassa di Sanson - Passo di Collardente - Passo Tanarello - vallone di Cravirola - Bens - Notre Dame des Fontaines -  La Brigue

Presenze: Bobo, Sergix, ZioDodo, SborderZena, Alain, Gabriele

Quota di partenza: 770 m (La Brigue)

Quota Max: 2045 m (Passo di Tanarello)

Disl: 1400 m

Ciclabilità salita: 100 %

Ciclabilità discesa :100 %

Difficoltà: MC/BC+  
               M1-T3-E2

Sviluppo: Km 37 circa
Bo

mercoledì 19 ottobre 2011

Giro della Testa di Peitagù (1816 m)

Valle Stura di Demonte

E’ una di quelle giornate di ottobre in cui l’autunno non sa se fare un passo indietro piuttosto che avanti. L’incertezza del meteo e la stagione avanzata ci costringono a riporre intenti “bellicosi” a favore di un giro, in media valle, ritenuto di ripiego per lo sviluppo chilometrico ed il dislivello assai contenuti, ma che ci regalerà una delle più grandi e adrenaliniche discese della nostra storia!!!

... una vera opera di alta ingegneria sentieristica ...
Lasciamo l’auto nel parcheggio di Demonte ed imbocchiamo la ben nota strada asfaltata del Vallone dell’Arma, che seguiamo fino alla frazione di Fedio.
Qui, svoltiamo a sinistra, passando davanti alla chiesetta con porticato per imboccare una strada asfaltata, che seguiamo fino ad un trivio; tralasciamo la deviazione a sinistra ( che conduce al Santuario di Madonna dei pini), e prendiamo la più a monte delle due strade alla nostra destra; passando a fianco di un gruppo di case, la strada diviene presto sterrata e prosegue inoltrandosi nel bosco con pendenza quasi sempre sostenuta, ma mai proibitiva;  dopo qualche chilometro costeggiamo  una costruzione in legno nei cui pressi si trova una fontana (ultimo possibile rifornimento idrico) e superate ancora alcune rampe giungiamo ad un ampio tornante a sinistra, che seguiamo fedelmente; un ultimo sforzo ci conduce in vista della nostra meta quotidiana: verso sud-est scorgiamo infatti l’ampia depressione erbosa denominata Sella Pra’d Giacu, punto panoramico posto sullo spartiacque tra vallone dell’arma e valle Stura. La raggiungiamo in breve e seguiamo una traccia di carrareccia che solca il fondo erboso con decorso tortuoso; sul margine meridionale della sella scorgiamo una balise, presso la quale ci concediamo una breve sosta, per ammirare il panorama che l’ampio orizzonte ci concede sugli imponenti massicci della val Gesso, oltre la valle Stura; da quella parte, le nuvole già minacciose ma ancora incerte lasciano filtrare raggi di sole, regalando alla nostra vista squarci di scenari quasi danteschi…
... parte alta della discesa ...
Purtroppo è ora di muoversi, la temperatura già rigida non ci concede ulteriori indugi.
Dalla balise, seguendo l’indicazione per Pirone imbocchiamo ai margini del bosco un sentiero GTA, ben segnato con le consuete tacche bianco-rosse (segnavia P64); il sentiero si presenta subito impegnativo, sia per la pendenza sostenuta, sia per la presenza di passaggi tecnici che si alternano a tratti più scorrevoli, talora interrotti da qualche ramo di troppo; proseguendo nel bosco, il sentiero si impegna nell’impervio vallone sottostante, ove imponenti falesie sovrastano un bosco dai mille colori.
... o vi portate corda, rinvii e imbrago ... o fate molta attenzione!!!
... a tratti facile ... ma costantemente esposto ...
Spostandosi ora verso est, esso supera alcune grange diroccate (Grangette 1457 m) per uscire infine dal bosco; siamo ora  letteralmente sull’orlo del baratro. La vista si apre su estese pareti rocciose ed ampi pinnacoli di roccia, in un paesaggio quasi lunare; da una sella sospesa lo sguardo segue alla nostra sinistra (non senza un po’ di preoccupazione) il percorso del sentiero che ancora ci attede, una vera opera d’arte strappata alla roccia da uno sconosciuto ma geniale ingegnere! Iniziamo a scendere, e in una delle tante pause panorama, ci guardiamo in faccia e viene spontanea la domanda se stiamo facendo una via di arrampicata o il solito "cicloalpinismo", la sensazione è quella di sentirsi in sosta a far sicura ... che roba!!!
L’esposizione sempre notevole ed il fondo insidioso per le numerose pietre consigliano estrema prudenza, ma lo sguardo incredulo ad ogni curva ci ripaga ampiamente della discesa non del tutto agevole ma che rimane sempre perfettamente ciclabile. Superato un brevissimo tratto interrotto da una frana (il cui superamento non impone eccessive difficoltà), il sentiero entra ora nuovamente nel bosco, con fondo più scorrevole e regolare sino ad un bivio ove occorre seguire a sinistra le indicazioni per Aisone; in breve, il sentiero raggiunge la borgata di Pirone (Case Piron 1035 m) da dove un agevole sterratone ci riporta alla Statale; in pochi minuti siamo nuovamente a Demonte, ma con la mente ancora su quel sentiero … fatica poca!!! ... emozioni tante!!!
... voglia di ripido ...!!!
Per scaricare la traccia GPS (in formato GPX) e vedere la mappa del percorso clicca su:
Dati del giro:

Anello Demonte - Fedio - Sella Pra’d Giacu - Testa di Peitagù - Grangette - Case Piron - Aisone - Demonte

Presenze: ZioDodo, Bobo, Chiara

Quota di partenza: 780 m (Demonte)

Quota Max: 1816 m (Testa di Peitagù)
 
Disl: 1100 m 

Ciclabilità salita: 100 %

Ciclabilità discesa : 99,9%

Difficoltà: TC/OC+  
               M1-T4-E4

Sviluppo: 24 Km
ZioDodo
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