mercoledì 15 giugno 2011

Balcone di Marta e foresta Gerbonte

Valle Argentina

Per il primo itinerario descritto da CICLOALPINISMO in valle Argentina prendiamo spunto dagli amici Sanremesi, ritornando a calcare questa meravigliosa valle ligure dopo anni di assenza, colmando la lacuna di questo spettacolare itinerario, ormai di diritto nelle semi-classiche! La confinante Val Roya esercita il suo benefico influsso e fa di questo giro un vero gioiello dal punto di vista dell'ambiente. Non c'è il "supertecnico", a volte il sentiero è un po' "servego" ma che poesia... Andatelo a fare!!!
Realdo con dietro il Monte Saccarello

Taggia ... Badalucco ... Molini ... Triora... La bellezza del paesaggio della verdissima valle Argentina ci fa dimenticare le infinite curve di questa strada, e alle nove in punto lasciamo il mezzo all'uscita della frazione Creppo (786 m), sulla strada che sembra puntare dritta il paretone del Saccarello.
Pianeggiamo per qualche km di tranquillo asfalto fino alla scenografica rupe su cui sorge Realdo, uno dei più bei borghi arroccati della Liguria, e raggiungiamo il paese (1040 m) seguendo le indicazioni stradali.
Da Realdo parte la strada ex-militare per la Bassa di Sanson (1693 m), che senza la minima fatica, con un lungo serpeggiante percorso quasi tutto nel bosco arriva sulla cresta di confine. Ormai è quasi tutto asfalto (... un vero delitto!!!) salvo l'ultimo paio di km inserito nel dominio forestale.
Al colle troviamo la solita "autostrada del crinale" coincidente in buona parte con l'Alta Via (AV) e la prendiamo verso sinistra, superando subito il ben noto bivio per La Brigue e salendo con un po' più di fatica il fianco della Testa di Nava. In mezz'oretta troviamo il tornante che porta al vasto complesso delle casermette ottocentesche di Marta (1960 m) e, passandoci in mezzo, raggiungiamo in breve la mitica selletta del Rionard (1998 m, b. 253) dove spieghiamo per bene agli amici cosa fare la prossima volta (Marta-Rionard) ...
... "il Pische" in action ...

Nonostante i nuvoloni minacciosi decidiamo una breve visita alle fortificazioni e rimontiamo verso sinistra la bella strada inerbita che con un paio di tornanti raggiunge la vetta del Balcone di Marta (2122 m) e il panoramicissimo bunker con antenna che domina il sempre incredibile vallone della Bendola. Proprio di fronte a noi il paretone Pietravecchia-Toraggio che visto da qui sembrerebbe il luogo più inciclabile del pianeta.
Torniamo un pezzetto sui nostri passi e in corrispondenza di un comignolo individuiamo, sul piazzalone sottostante, i due grandi ingressi del complesso sotterraneo. Chi più ... chi meno, sfoderiamo gli impianti di illuminazione personali: ci intrufoliamo nelle gallerie, tutte in ottimo stato, "quasi ciclabili" (ma se non vi volete perdere preparatevi una mappa!), e visitiamo le cannoniere e una postazione di tiro più bassa ... ci accontentiamo di fare 118 gradini, ma per chi vuole continuare c'è da togliersi la voglia!!! (1.5 km di gallerie!!). Fa un freddo boia e rinunciamo alla visita completa.
SpeleoBike

Nel frattempo il cielo si è un po' aperto. Torniamo alle casermette e giriamo a destra nel prato restando sulla cresta di confine. Dopo circa 1km riprendiamo lo sterratone, torniamo indietro per un centinaio di metri e troviamo la palina per Creppo-Gerbonte. Si comincia!
Il primo tratto della discesa fino alla casa forestale (1700 m) è vergognosamente facile, con un fondo strepitoso, tra due siepi di mirtilli, e solo nell'ultimo tratto aumenta un po' di pendenza.
... il bosco dei "Puffi" ... occhio a non schiacciarne qualcuno!!!

Subito a valle della casermetta (ottima fonte) proseguiamo con un interminabile traversone (qualche ortica ma sempre fondo impeccabile) sul fianco del M. Gerbonte. Dal lariceto all'abetaia, passiamo poi a una scurissima faggeta che richiede un minimo di attenzione per i numerosi rami in terra e qualche tratto semi-free privo di segnalazioni.
Quando cominciano i pini merita una sosta panoramica in corrispondenza di un tornantino su un poggio a strapiombo sulla valle principale, e qui comincia il bello!
Il sentiero diventa una spettacolare mulattiera lastricata, esposta su perfetti muri di sostegno (località Le Porte, 1300 m) e, dopo aver perso un po' di quota su impressionanti tornantini, cambiamo decisamente direzione puntando verso il mare. Un altro lungo traverso perde lentamente quota e l'ambiente si fa sempre più mediterraneo e pietroso ... il godimento sale!
Splendida opera di ingegneria stradale ...

Ormai fuori del bosco, in vista di Creppo, troviamo un bivio e prendiamo a sinistra per Drondo, poi al tornantino successivo ancora a sinistra (scendendo dritto si può raggiungere Creppo ma con una faticosa risalita tutta a spinta) per l'ultimo spettacolare traverso: un sentierino di quelli "fatti per noi", bello selvatico, a picco sulla forra, che ai primi ruderi (case Costa, 793 m) piomba con un tratto scosceso su un rio secondario. Si guada e la strada sembra finire lì ma troviamo una traccia che rimonta qualche metro e si affaccia sul torrente principale (715 m) per l'ultimo regalo di questo giro indimenticabile: un ponte medioevale a schiena d'asino con edicoletta, perfettamente conservato, in un angolo che sembra fuori del mondo.
Non resta che risalire la mulattierona tra maestosi castagni secolari e ritrovare l'asfalto proprio davanti all'auto.
Il traverso finale ... con Creppo sull'altro versante ...

Per scaricare la traccia GPS (in formato GPX) e vedere la mappa del percorso clicca su:

Dati del giro:

Anello Creppo - Realdo - Colla Sanson - casermette di Marta - Balcone di Marta (a/r) - Casa forestale Gerbonte - Le Porte - ruderi Costa - ponte medioevale - Creppo

Presenze: Roberto, Bobo, Floro, Maurino, Pische

Quota di partenza: 786 m (Creppo)

Quota Max: 2122 m (Balcone di Marta)

Disl.: 1470 m

Ciclabilità salita: 100%

Ciclabilità discesa: 100%

Difficoltà: TC(MC)/BC+

Sviluppo: 38 km
woof & Bo

1 commenti:

danybiker88 ha detto...

Bellissimo giro! Fatto pari pari lo scorso autunno, stupendo come colori e panorami.

Da segnalare solo che il sentiero di discesa era parecchio sporco, soprattutto pieno di foglie nella prima parte, qualche ramo e parecchie pietre smosse.

Probabilmente la stagione non era delle più favorevoli visto che eravamo alle porte dell'inverno, comunque il giro merita.
Consigliato!

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